Il Papa: «Preoccupato per l'Ucraina e gli attacchi che colpiscono i civili»
di Irene Funghi
Al termine dell'udienza generale il Pontefice ha menzionato due volte anche i fedeli del Libano, mentre nella sua catechesi su "I documenti del Concilio Vaticano II" ha approfondito il tema “Costituzione Sacrosanctum Concilium. La riforma della liturgia: tradizione e sviluppo”

Sotto il sole cocente di piazza San Pietro, Leone XIV fa il giro in papamobile tra i fedeli che si accalcano alle transenne prima dell’udienza generale del mercoledì. «La pace sia con voi», le sue prime parole, che non suonano più solo come preghiera iniziale, ma saluto e vicinanza del Papa a ciascun popolo. Tra i pellegrini presenti in piazza, infatti, Prevost ricorda «in particolare quelli del Libano» due volte, mentre saluta i fedeli di lingua francese e quelli di lingua araba e a questi ultimi si fa vicino, portando consolazione: «Maria, Nostra Madre – afferma –, è sempre presente con noi e si prende cura di noi con amore materno. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga sempre da ogni male!». Al termine dell'udienza, il Papa torna poi a parlare della guerra in Ucraina, «che conosce in questi giorni una forte intensificazione». «Desidero esprimere la mia vicinanza a quanti soffrono a causa dei recenti attacchi compiuti anche contro civili», dichiara. Il pensiero va alle 6 persone che la scorsa notte hanno perso la vita nella regione di Donetsk a seguito di attacchi russi. Nella notte tra sabato 23 maggio e domenica 24, invece, missili e droni hanno colpito la Kyiv e le zone circostanti, uccidendo almeno 4 persone e ferendone oltre 50 in uno dei più grandi attacchi sulla capitale ucraina dall’inizio della guerra. Dall'altra parte del fronte, droni ucraini si sono scagliati contro un dormitorio studentesco a Starobilsk, nella regione di Luhansk, in Donbass, causando 21 morti e 44 feriti. «La guerra non risolve i problemi, ma li aggrava – ripete Leone XIV –. Non costruisce sicurezza, ma moltiplica la sofferenza e l’odio. Dove cadono missili e droni cadono anche le speranze, si distruggono case e i luoghi di preghiera, si spezzano vite innocenti. Affido tutti i popoli feriti dalla guerra alla protezione della Vergine Maria, Regina della pace». Nell’udienza di maggio, mese mariano, Prevost si sofferma poi sulla maternità nel saluto ai polacchi, che ieri hanno celebrato la Festa della mamma. «Ringrazio tutte le madri che con generosità hanno trasmesso il dono della vita e si prendono cura dei propri figli, insegnando loro l’amore per Dio e per il prossimo», dice, per poi passare al tema della vita da proteggere «nella vostra Patria» «dal concepimento alla morte naturale». E ricordare, infine, le “altre” madri, quelle dell’Unione superiore maggiori d’Italia, nel saluto ai fedeli italiani.
Nella sua catechesi, parte del ciclo su “I documenti del Concilio Vaticano II”, il Pontefice approfondisce il tema “Costituzione Sacrosanctum Concilium. La riforma della liturgia: tradizione e sviluppo”. Riparte da Pio XII e dall’enciclica “Mediator Dei”, dove si spiega che la liturgia «cresce e si sviluppa, adattandosi e conformandosi alle circostanze e alle esigenze che si verificano nel corso del tempo». È così che la Costituzione si è occupata della sua «riforma» e «promozione». «Grazie al Movimento liturgico», ricorda, era maturata la convinzione che «esiste un legame strettissimo e organico tra il rinnovamento della liturgia e il rinnovamento di tutta la vita della Chiesa», dice, citando Giovanni Paolo II. Questa, dunque, la direzione indicata: «Conservare la sana tradizione e aprire a un legittimo progresso». Progresso che ha nella tradizione la sua radice, spiegava Benedetto XIV: «Come a dire che il fiume della tradizione porta in sé anche la sua sorgente e tende verso la foce», affermava lui stesso nel 2011 per il 50° anniversario di fondazione del Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo. La Costituzione, dunque, distingue tra ciò che non può cambiare «perché di istituzione divina» e «parti suscettibili di cambiamento», su cui si è tornati «costantemente nel corso dei secoli», ricorda Prevost. Che poi spiega: «Il culto della Chiesa si è dunque “incarnato” nelle forme culturali di ciascuna epoca ed è stato capace di influire su di esse e addirittura di trasformarle», rendendo la liturgia un «motore di evangelizzazione», tanto che oggi «occorre rinnovare questa energia», «in continuità con la tradizione», dice il Papa.
In ogni caso, per ogni cambiamento ci vuole prudenza: deve esserne accreditata l’«utilità», il fatto che le nuove forme dei riti «scaturiscano organicamente da quelle esistenti» e non deve mancare la «ricerca teologica, storica e pastorale», evitando sempre «il disorientamento dei fedeli». Il Magistero, infatti, ricorda ancora Prevost, scoraggia «chiunque dall’aggiungere o togliere o modificare qualcosa, in materia liturgica, di propria iniziativa». In questo modo, «il progresso evocato dalla Costituzione conciliare non compromette affatto la comunione ecclesiale: intende piuttosto confermarla e favorirla», sostiene Leone XIV. In questo solco conciliare, quindi, arriva dal Papa l'invito rivolto a tutti – con un occhio di riguardo, in particolare, ai sacerdoti – al «rispetto dei testi e degli ordinamenti della liturgia che nasce dall’atteggiamento interiore di disponibilità e di affidamento a Dio, manifestando umiltà davanti alla sua grandezza e fedeltà sincera alla comunione ecclesiale».
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