Il Papa, l’enciclica e le Big tech: fra denuncia e dialogo (anche con Anthropic)

In “Magnifica humanitas” il monito contro il monopolio dell’intelligenza artificiale. Ma alla presentazione dell’enciclica il guru dell'IA, Christopher Olah, chiede «voci morali» che accompagnino le aziende. Leone XIV accetta l’invito a «camminare insieme». Da dieci anni la Chiesa ha già aperto un confronto con le società della Silicon Valley: adesso guarda alla Cina
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May 26, 2026
Il Papa, l’enciclica e le Big tech: fra denuncia e dialogo (anche con Anthropic)
Papa Leone XIV con il guru dell'IA, Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic, alla presentazione dell'enciclica "Magnifica humanitas" / SICILIANI
Denuncia e dialogo. Due coordinate che hanno segnato molti degli interventi sociali di Leone XIV nel primo anno di pontificato. E due coordinate che adesso entrano nella sua prima enciclica, Magnifica humanitas, dove tratta la “questione sociale” che ha ritenuto cruciale fin dalla sua elezione: la rivoluzione digitale che gli fa definire l’attuale momento storico il «tempo dell’intelligenza artificiale». Epoca in cui lo sviluppo tecnologico rischia di diventare «strumento di dominazione, esclusione e morte», spiega durante la presentazione del documento. Evento storico in sé ieri mattina: un Pontefice che illustra in prima persona la sua enciclica davanti a un pubblico scelto nell’Aula del Sinodo ma anche in diretta streaming. 
 Un testo nato dall’«ascolto», racconta Leone XIV. «Ho ascoltato scienziati e ingegneri che lavorano con sincero entusiasmo su tecnologie capaci di alleviare immense sofferenze; leader politici e funzionari pubblici che hanno cercato con tenacia norme eque; genitori e insegnanti preoccupati del futuro delle generazioni più giovani. Mi sono giunte anche altre voci molto allarmanti sui sistemi d’armi sempre più autonomi che praticamente nessun uomo e nessun governo può davvero controllare. Ho sentito racconti critici sugli algoritmi che possono bloccare l’accesso alle cure sanitarie, al lavoro e alla sicurezza, sulla base di dati inquinati da pregiudizi e ingiustizia. E ho sentito il silenzio di coloro che non hanno voce quando vengono prese decisioni che rischiano di generare nuove forme di esclusione e di sofferenza». Tutto ciò è alla base e dentro Magnifica humanitas insieme con il grido contro il dominio della persona che l’intelligenza artificiale può alimentare e con l’appello a «rimanere profondamente umani». 
 Riflessione schietta e, per questo, anche severa considerata la «gravità del momento», afferma Leone XIV. Ma documento che non intende, certo, alzare muri bensì costruire ponti. Anche con le Big tech. Come testimonia la scelta del Papa di avere al suo fianco, durante la presentazione, uno dei guru dell’IA: Christopher Olah, canadese, classe 1992, ateo, co-fondatore di Anthropic che ha sede a San Francisco negli Stati Uniti. Una fra le corporation che nell’enciclica il Pontefice accusa di possedere «risorse e capacità d’intervento superiori a quelle di molti governi» e di gestire «una concentrazione di potere» monopolistico che va scardinato. «L’intelligenza artificiale deve essere disarmata - spiega Leone XIV nell’Aula del Sinodo -. Si tratta di una parola forte, lo so, ma è stata scelta perché occorrono parole in grado di attirare attenzione, di risvegliare coscienze e di indicare la strada da seguire per l’umanità». Disarmare gli algoritmi. Come va disarmata «l’energia nucleare» che «deve essere al servizio di tutti e del bene comune» e «accompagnata da un discernimento morale e un controllo pubblico adeguati». Indicazioni che valgono anche per l’IA. «Le decisioni riguardanti la tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità. Oggi serve questa vigilanza. E, quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, la pace stessa è a rischio».
Il guru dell'IA, Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic, alla presentazione dell'enciclica "Magnifica humanitas" in Vaticano / REUTERS
Il guru dell'IA, Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic, alla presentazione dell'enciclica "Magnifica humanitas" in Vaticano / REUTERS
 Olah accetta la sfida. «Abbiamo necessità di critici informati e di voci morali», dice accanto al Papa. E confida di aver cercato «incontri con leader di diverse fedi e tradizioni culturali» durante i quali «abbiamo trovato una convinzione condivisa e profondamente sentita: se questa tecnologia sta arrivando, deve andare nella direzione giusta, ossia per la nostra casa comune e per le generazioni future». Ammette, comunque, che «ogni azienda di IA, inclusa Anthropic, opera all’interno di un insieme di vincoli che possono entrare in conflitto con il fare la cosa giusta: la pressione di restare commercialmente sostenibili e di rimanere all’avanguardia; la pressione geopolitica; l’orgoglio e l’ambizione». Tuttavia, emerge anche «il bisogno di discernimento» o «il dovere verso i poveri» soprattutto di fronte «una reale possibilità che l’IA sostituisca il lavoro umano su vasta scala». Leone XIV lo ringrazia della presenza: «A nome della Chiesa accolgo l’invito a camminare insieme per trovare un nuovo percorso per l’umanità». E fa sapere: «La Chiesa desidera, con umiltà e franchezza, essere parte delle conversazioni sull’intelligenza artificiale. Non possediamo risposte tecniche. Ma portiamo una saggezza sull’umano di cui il presente ha un disperato bisogno: ogni persona è unica e insostituibile, un soggetto libero e intelligente, capace di cercare Dio, di servire l’altro e di prendersi cura della nostra casa comune». Non è un caso che, fin dall’inizio dell’enciclica, il Pontefice esorti al «dialogo» con il mondo, evidenzia il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin. E da dieci anni la Santa Sede è impegnata in un confronto a vasto raggio su questo ambito, anche con le società della Silicon Valley che si erano rivolte alla Chiesa per avviare uno scambio di vedute. Ora c’è l’intenzione di allargare la discussione alla Cina, fanno sapere fonti vaticane.
 «L’enciclica ci stimola a entrare consapevolmente nel “cantiere del nostro tempo” perché la direzione che prenderà l’IA non è iscritta nella tecnologia stessa», dichiara il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per lo sviluppo umano integrale. E aggiunge Anna Rowlands, docente di teologia politica alla Durham University nel Regno Unito: «Quando la Chiesa si esprime su questioni sociali, alcuni lamentano un’ingerenza sgradita. Eppure, parla a buon diritto perché la sua missione è accompagnare l’umanità nella sua lotta verso il vero bene. Inoltre papa Leone avverte che non saremo “salvati” dall’IA o dai suoi post o transumanesimi». E il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, affida a tutti una domanda: «Vogliamo appartenere a quell’umanità vuota e insensibile, fiera delle sue risorse tecnologiche fino al punto di adorare se stessa al posto di Dio, o desideriamo quella magnifica umanità capace di amare, di dare la vita per gli altri, di soffrire con loro, di lasciarsi portare al di là di se stessa per diventare pienamente se stessa nell’amicizia con Dio?».

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