Il Papa incoraggia la Chiesa italiana: la priorità è il Vangelo. Non contano numeri, visibilità e influenza
di Giacomo Gambassi, Roma
Leone XIV conclude l’Assemblea generale della Cei. «La vera forza della Chiesa è nella piccolezza». C’è bisogno di «comunità accoglienti e ospitali meno preoccupate a conservare» il passato. L’urgenza della «partecipazione che non è concessione». Il bisogno di nuovi percorsi di catechesi e di una riforma della Cei

Chiede «coraggio» Leone XIV alla Chiesa italiana. Parola che ripete otto volte nel suo intervento davanti ai vescovi della Penisola. Terzo incontro con la Conferenza episcopale italiana in poco più di un anno di pontificato: è quello di stamani per concludere l’82ª Assemblea generale della Cei nell’Aula del Sinodo in Vaticano dopo quattro giornate di lavori. «Il Signore – afferma Leone XIV – non ci chiede di misurare la fecondità della Chiesa con i criteri del numero, della visibilità, dell'influenza», ma domanda il «coraggio dell’essenziale», il «coraggio di comunità meno preoccupate di conservare il tutto e più libere di annunciare Cristo», il «coraggio di una catechesi che sia cammino di iniziazione e formazione permanente alla vita cristiana», il «coraggio di parrocchie accoglienti e missionarie, in cui le famiglie si ritrovano e si rinnovano con la linfa del Vangelo», il «coraggio di organismi di partecipazione vivi», il «coraggio di ascoltare i giovani senza addomesticarne le domande». E ancora: «Il coraggio di lasciarci evangelizzare dai poveri»; e «il coraggio di una struttura nazionale sempre più al servizio della comunione missionaria» delle diocesi, sollecitando in maniera chiara una riforma della Cei che è già in via di elaborazione. Il Papa indica nella «logica della piccolezza» la «vera forza della Chiesa» che «non risiede nelle sue risorse e nelle sue strutture, né i frutti della sua missione derivano dal consenso, dalla potenza economica o dalla rilevanza sociale». Ciò che auspica è un «popolo» che «viene generato da madri e padri della fede» e «da comunità che sanno dire con la vita prima ancora che con le parole: “Abbiamo trovato il Messia”. Da qui il richiamo: «L’Italia ha bisogno di questa testimonianza».

Il Papa non nasconde che nella Penisola «molti segni ci parlano di stanchezza, di frammentazione, di solitudine» e anche che nelle «comunità possiamo talvolta avvertire la fatica di trasmettere la fede, la difficoltà di coinvolgere le nuove generazioni». Guai, però, a cedere allo sconforto perché Dio, «seminatore instancabile, esce ogni giorno nel mondo e sparge con generosità nei cuori il desiderio dell’infinito». Allora il «primo compito» è «fare nostro lo sguardo del Signore», «non lamentarci soltanto dei terreni induriti né soffermarci semplicemente ai dati statistici». Ecco perché «la priorità è il Vangelo», sottolinea il Pontefice che cita tre esempi di bussole: san Francesco d’Assisi, a ottocento anni dalla morte; la “Evangelii nuntiandi” di Paolo VI; la “Evangelii gaudium” di papa Francesco. Del resto, l’annuncio e la testimonianza del Vangelo è «l’urgenza che ci spinge», anche «confrontandoci con altre prospettive di vita e con sfide antropologiche inedite», evidenzia Leone XIV. «Vogliamo rimettere al centro Gesù e tanta attenzione all’umano, alla persona – è il messaggio che il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, gli consegna nel suo saluto iniziale –. Conosciamo le fatiche, le diminuzioni, le fragilità, una trasformazione della nostra presenza ma vogliamo vivere in un’estroversione missionaria».

Nel suo discorso il Pontefice sollecita una «rinnovata attenzione all’iniziazione cristiana, che non può essere pensata solo come preparazione ai sacramenti». Ed esorta a «riscoprire il Battesimo come realtà viva ed esistenziale» che apre al cammino «all’interno di una Chiesa che crede, celebra, accompagna, genera». Una Chiesa che «gioisce stupita di fronte ai catecumeni giovani e adulti» ma è anche «capace di sostenere la loro perseveranza dopo lo slancio iniziale». Certo, tiene a far sapere Leone XIV, «la fede viene trasmessa e cresce dove ci sono comunità vive e ospitali, capaci di pregare e di ascoltare; comunità nelle quali la Parola di Dio non resta ai margini, ma illumina le scelte, dove l’Eucaristia è davvero fonte e culmine, dove i poveri non sono destinatari esterni di un servizio, ma fratelli e sorelle nei quali il Signore ci parla; dove i giovani sono volti e voci e storie con cui dialogare; dove le famiglie non sono lasciate sole e le ferite non vengono nascoste, ma portate davanti al Signore con umiltà; dove la fede diventa impegno effettivo nella società, nella politica, nella cultura». Perciò ai vescovi chiede «un ascolto profondo»: sia della «Parola di Dio», sia del «popolo di Dio», sia dei «segni dei tempi», sia di «ciò che mette in discussione le nostre abitudini pastorali»

Leone XIV viene accolto a nome dell’intero episcopato da Zuppi che racconta di come «siamo andati avanti nelle prospettive emerse nel Cammino sinodale, tracciando le linee pastorali per i prossimi anni, mettendo Gesù Cristo al centro e aiutando le persone a vivere una relazione personale con Lui dentro le comunità, in un mondo segnato da individualismo e solitudine e proprio per questo con una fortissima nostalgia di Dio e di umano». Proprio all’ordine del giorno dell’Assemblea c’erano le Linee di orientamento dal titolo Radicati e costruiti in Cristo, approvate ieri pomeriggio, che indicheranno le priorità dopo i quattro anni di ascolto e dialogo nelle diocesi del Paese che hanno coinvolto migliaia di persone. La dimensione sinodale, rimarca il Papa, «deve diventare ora stile permanente» in modo che «ciascuno, secondo la propria vocazione, possa offrire il dono ricevuto dallo Spirito per l’edificazione comune». Perché, chiarisce, «la partecipazione non è una concessione», ma «un’esigenza della comunione e della missione e, perciò, deve diventare metodo, responsabilità, verifica, nel coinvolgimento dei diversi carismi e ministeri e nel rispetto del compito proprio del vescovo». Leone XIV richiama «il valore degli organismi di partecipazione, come luoghi nei quali il discernimento delle comunità può prendere corpo»: dai Consigli pastorali parrocchiali o diocesani a quelli per gli affari economici. «Non basta, però, che questi strumenti esistano, occorre verificare che funzionino davvero», ammonisce. Quindi il riferimento al futuro della Cei che «va modellata alla luce delle esigenze della missione e delle mutate condizioni storiche» e che deve «continuare a svolgere il loro servizio di comunione, coordinamento, discernimento e sostegno alle Chiese che sono in Italia». Il Papa non propone di «imitare schemi organizzativi esterni, né di ridurre tutto a efficienza amministrativa» ma di comprendere «quale fisionomia aiuti oggi i pastori e le Chiese locali ad annunciare meglio il Vangelo, a camminare insieme, a rendere possibile una partecipazione effettiva, ordinata e feconda».

«Non abbiamo timore di scelte coraggiose e responsabili – assicura il cardinale Zuppi – per rivedere anche i nostri stessi meccanismi decisionali, non per complicare inutilmente, ma per essere comunità vive e responsabili». E ringrazia il Papa sia «per la sua mitezza, che è la forza di cui il mondo ha bisogno», sia «per la fermezza con cui affronta i problemi e crea unità», sia «per la pazienza con cui ci richiama a essere comunione in questo tempo di enormi sofferenze e sfacciate disuguaglianze, tempo che ci aiuta a capire la grazia di essere cristiani».
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