I tre punti-chiave della legge elettorale allo studio (e perché il centrodestra sta accelerando)
Premio di maggioranza, no al ballottaggio e nodo preferenze: il ddl Bignami sarà discusso alla Camera il 26 giugno. Donzelli (FdI): «Pronti a emendamenti». Protesta delle opposizioni

Il centrodestra ha fretta di approvare la legge elettorale. Dopo una giornata di limature, tagli e aggiunte – ma almeno si è evitata la nottata di pizze fredde e di calzoni della prima versione – ecco il ddl Bignami “bis” che arriverà alla Camera per la discussione generale il 26 giugno in vista dell’approvazione a luglio.
L’accelerata sul testo, un proporzionale con premio di maggioranza – ribattezzato Stabilicum o Meloncellum a seconda dell’orientamento politico – era annunciata. In sintesi: via il ballottaggio, arrivano le norme sul voto degli italiani all’estero. Sale al 42% la soglia per il premio di “governabilità” (prima era al 40%), si corregge il bug in caso di risultati diversi tra Camera e Senato. E ancora, il numero massimo di parlamentari ottenibili scende da 230 a 220 deputati e da 114 a 113 senatori (con alcune eccezioni). Resta la soglia di sbarramento al 3% per i partiti ma, su pressione di Noi moderati, viene ammessa la lista di coalizione con più voti tra quelle sotto soglia. Resta il doppio listino bloccato: di partito per la competizione proporzionale e di coalizione per il premio. In questo modo gli elettori votano liste precompilate, ma non possono esprimere alcuna preferenza. Il nuovo testo «è assolutamente emendabile», chiarisce Giovanni Donzelli (FdI) e le modifiche accolgono «buona parte delle critiche sollevate ma sono piccole cose». Manca invece il voto ai fuori sede («si farà un lavoro sugli emendamenti», spiega sempre Donzelli). Viene potenziata la norma sul candidato premier: va indicato il nome al momento del deposito delle liste e del programma. In caso contrario, la lista non è ammessa. Il campo largo dovrà dunque sbrigarsi a trovare un rivale per Giorgia Meloni. A questo punto, ci sarà un nuovo mini-ciclo di audizioni il 3 giugno e il 4 sarà adottato il testo base. Opposizioni in rivolta. «Quanto sta accadendo in queste ore segna un ulteriore salto di qualità nell'arroganza istituzionale con cui Giorgia Meloni e la sua maggioranza stanno piegando regole, prassi e procedure ai propri interessi politici», attaccano i capigruppo dem Chiara Braga e Francesco Boccia, chiedendo un rinvio oltre il 26 giugno. Per Riccardo Ricciardi (M5s) «è la prima legge elettorale fatta con comunicati stampa». Accuse respinte invece dal centrodestra. «Non vi siete seduti al tavolo», replica ancora Donzelli.
Ancora aperto il nodo delle preferenze: Lega e Forza Italia sono contrarie, FdI presenterà un emendamento in Aula. Ma la strada è in salita.
Il premio viene limato
Nel nuovo testo il premio è “asciugato” e reso più difficile da raggiungere. Sale dal 40 al 42% la soglia necessaria per conquistare il premio di maggioranza, che resta pari a 70 deputati e 35 senatori. Il numero massimo di seggi previsti scende poi da 230 a 220 alla Camera e da 114 a 113 al Senato. Non verranno calcolati per la determinazione della lista o coalizione che arriva prima e per il raggiungimento della soglia del premio i voti in Trentino-Alto Adige e Val d’Aosta. «Sarà un premio che garantisce stabilità senza mettere a repentaglio la possibilità del Parlamento di scegliere il presidente della Repubblica» (voto previsto nel 2029), aveva detto negli scorsi giorni il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani (FdI).
Il nodo preferenze
La prima versione del ddl Bignami, come noto, non prevedeva le preferenze. Contraria in particolare la Lega, che su questo punto ha minacciato di far saltare il tavolo, così come Forza Italia. Sulla carta resta favorevole invece Fratelli d’Italia, così come Noi moderati (e Roberto Vannacci): l’ipotesi più probabile è un emendamento presentato direttamente in Aula, dove può essere chiesto il voto segreto (articolo 49 del Regolamento della Camera). Ma l’impressione è che nessuno intenda sacrificare tutto per le preferenze. D’altronde non sono previste nemmeno nella legge attualmente in vigore, il Rosatellum (introdotto dal governo Gentiloni) ed erano state abolite dal Porcellum di Calderoli (governo Berlusconi).
Via il ballottaggio (e nuove regole per il voto all'estero)
Salta il ballottaggio. Nella prima versione del ddl Bignami era previsto se nessuna coalizione raggiungeva il 40% dei voti. Con questo scenario sotto la nuova soglia del 42% (utile per incassare il premio di maggioranza) scatta il proporzionale «puro», prima previsto solo se nessuna coalizione prendeva almeno il 35% dei voti. Entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge, il Governo dovrà emanare un regolamento per rafforzare la sicurezza e segretezza del voto per corrispondenza degli italiani all’estero. Una norma pensata per evitare il rischio di brogli (e di interferenze). Duro invece il dem Tony Ricciardi: «Non puoi delegare al Governo come si vota all'estero, questa è materia elettorale, ergo parlamentare».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





