I tre punti-chiave della legge elettorale allo studio (e perché il centrodestra sta accelerando)
Premio di maggioranza, no al ballottaggio e nodo preferenze: il ddl Bignami sarà discusso alla Camera il 26 giugno. Il ministro Foti (FdI): chi vince deve poter governare. Protesta delle opposizioni

La legge elettorale arriverà in Aula alla Camera per la discussione generale il 26 giugno. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. L'accelerata sul ddl Bignami (ribattezzato Stabilicum e o Meloncellum a seconda dell'orientamento politico) era annunciata e così gli ultimi giorni hanno visto vari vertici nel centrodestra per trovare un accordo. Archiviata la pratica amministrative (con l'inaspettata vittoria a Venezia), d'altronde, la maggioranza aveva fatto capire di voler arrivare a una prima lettura alla Camera entro luglio. Le opposizioni invece continuano nella loro protesta, parlando di «forzatura inaccettabile» della maggioranza e del Governo. La protesta è andata avanti prima nella capigruppo e poi a colpi di comunicati stampa. «Non conosciamo nemmeno il testo», ha fatto notare la capogruppo del Pd Chiara Braga. Mentre per il ministro agli Affari europei, Tommaso Foti (FdI), «la legge elettorale deve consentire a chi vince le elezioni di poter governare». Se su alcuni punti (come il premio di maggioranza) nel centrodestra è stato trovato un accordo sulle modifiche, non tutto è però definito.
Premio e soglia
Salirà dal 40 al 42% la soglia necessaria per conquistare il premio di maggioranza (o meglio di stabilità) pari a 70 deputati e 25 senatori. Rispetto alla prima versione, il numero massimo di seggi previsti dal premio scenderà però da 230 a 220 alla Camera e da 114 a 113. Durante le audizioni se alcuni professori universitari (Giovanni Guzzetta, Tommaso Frosini, Felice Giuffré) avevano giudicato questo premio tutto sommato equilibrato, altri (come Gianfranco Pasquino, Cesare Pinelli e Luciano Fasano) avevano parlato di possibili problemi.
Ballottaggio
Verrà eliminato il ballottaggio. Nella prima versione, era previsto se nessuna coalizione raggiungeva il 40% dei voti per assegnare il premio. In questo caso, scatta così il proporzionale «puro», prima previsto solo se nessuna coalizione prendeva almeno il 35% dei voti (ipotesi irrealistica al momento). Infine viene corretto un difetto strutturale, rilevato fin dall'inizio dagli analisti: il premio infatti non verrà assegnato nel caso tra Montecitorio e Palazzo Madama ci sia un esito diverso.
Preferenze
La prima versione del ddl Bignami, come noto, non prevedeva le preferenze. Contraria in particolare la Lega, che su questo punto ha minacciato di far saltare il tavolo, così come Forza Italia. Sulla carta resta favorevole invece Fratelli d'Italia, così come Noi moderati (e Roberto Vannacci): l'ipotesi più probabile è un emendamento presentato direttamente in Aula, dove può essere chiesto il voto segreto (articolo 49 del Regolamento della Camera). Anche per questo, quindi, è improbabile che verranno introdotte: la possibilità di «affossarle» conviene a molte segreterie di partito, a destra come a sinistra, e poterlo fare senza doverne rispondere pubblicamente è ovviamente un incentivo.
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