Caso Bisteccheria, la Procura di Roma chiede alla Camera le chat tra Delmastro e Caroccia
I pm vogliono acquisire le conversazioni tra l'ex sottosegretario e il prestanome dei Senese (indagato per riciclaggio con la figlia). E valutano di usare anche l'audizione in Antimafia

La Procura di Roma chiede alla Camera di poter acquisire le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia. L'indagine è quella sulla Bisteccheria d'Italia aperta dall'ex sottosegretario con Miriam Caroccia, figlia del prestanome del clan Senese: i pm romani indagano per riciclaggio proprio i due Caroccia. La notizia, anticipata dal Corriere, arriva dopo l'audizione dell'ex sottosegretario alla Giustizia (ancora deputato di FdI e non indagato) in commissione Antimafia. I pm di piazzale Clodio nelle scorse settimane hanno sequestrato il cellulare di Caroccia chiedono all'organo parlamentare di potere acquisire le comunicazioni.
«In base agli elementi a mia conoscenza in quelle chat sono presenti discorsi e frasi inopportune per il ruolo che all'epoca rivestiva Delmastro - ha risposto l'avvocato Fabrizio Gallo, difensore di Mauro Caroccia - ma che nulla hanno a che fare con la criminalità organizzata». E ancora, «credo che il Parlamento non abbia alcun problema a dare il via libera all'utilizzo delle chat - ha aggiunto il legale -. In quei dialoghi, sempre in base a quanto è a mia conoscenza, non ci sono riferimenti ad attività illecite, al riciclaggio o a soldi del clan». I magistrati romani stanno inoltre valutando se acquisire agli atti l'audizione di Delmastro, durante la quale Delmastro ha ammesso la sua leggerezza - per capire chi era Mauro Caroccia «bastava andare su Google, è vero», ha ammesso – ma respingendo ogni connivenza con la mafia. Lo stesso Delmastro ha ribadito di non essere a conoscenza di indagini a suo carico. L'ex sottosegretario ha spiegato l’origine del rapporto con Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese e padre di Miriam, l’allora 18enne con cui aprì la società “Le 5 forchette” e quindi la bistecchiera al quartiere Tuscolano di Roma.
Una conoscenza nata per caso, ha sostenuto Delmastro. «Nessuno mi ha consigliato il locale (di Caroccia, ndr). Non ricordo se consultando le app ci siamo fermati lì ma era comunque pieno: aveva una struttura simpatica e così dopo qualche mese ci finii per la prima volta». In seguito, Mauro Caroccia «mi disse che voleva avviare» la figlia «all’attività in un contesto più piccolo e carino» e quindi fu poi «normale che ci fosse la figlia» come intestataria. Oggi Mauro e Miriam Caroccia sono indagati per riciclaggio: per finanziare la bisteccheria avrebbero usato soldi dei Senese. Delmastro ha aggiunto di non aver ricevuto alcun alert, nemmeno dal notaio o dal commercialista, quando aprì la società. «Basta avere accesso alla rassegna stampa per sapere chi erano i Caroccia», ha replicato il senatore dem Walter Verini. Il tema torna più volte. «Mi sento vittima di un meccanismo che non ha messo in campo tutto quello che avrebbe dovuto – ha dichiarato Delmastro a un certo punto –. Se qualcuno me lo avesse riferito avrei interrotto immediatamente ogni tipo di rapporto mentre se avessi voluto coltivare un disegno criminoso avrei usato quantomeno un prestanome». E a un certo punto ha ironizzato: «Mi sto convertendo al “vegetarianesimo”, me l’ha sempre detto il dottore che la carne era cancerogena, non avevo capito quanto».
Lo stesso Delmastro ha spiegato che a cena nella bisteccheria sono passati due esponenti di FdI come Giovanni Donzelli e Michele Schiano. Nella sfilza di comunicati incrociati, secondo FdI l’audizione «ha fugato ogni dubbio o opacità», con i meloniani che hanno accusato le opposizioni di «mistificazioni». Sembrava che Delmastro «sia capitato per caso in quel ristorante, il che è gravissimo», ha attaccato il leader del M5s, Giuseppe Conte, secondo cui l’ex sottosegretario «si è arrampicato sugli specchi». Mentre il Pd ha parlato di «risposte imbarazzate e imbarazzanti». Per la senatrice Raffaella Paita (Italia viva) «che Delmastro sia uno sprovveduto non ci crede nessuno» e la stessa ha chiesto l’audizione del commercialista di Delmastro per la mancata segnalazione della società “incriminata” sul portale della Camera.
La commissione presieduta dalla meloniana Chiara Colosimo – parte dell’indagine, chiesta dalla premier Giorgia Meloni, sulle infiltrazioni mafiose nei partiti – prevedeva due parti: una accessibile e una secretata, ragionevolmente con varie domande sull’inchiesta Hydra (così almeno è emerso da molti interventi dei parlamentari nella parte pubblica). Hydra, sfociata in un processo a Milano ancora in corso, punta ad accertare se vi sia stato un “cartello” fra le tre mafie per spartirsi gli affari in Lombardia. Tra gli imputati c’è anche Gioacchino Amico, oggi collaboratore di giustizia, ritenuto dall’accusa prestanome del clan Senese in Lombardia e diventato noto ad aprile per la pubblicazione di un vecchio selfie con Giorgia Meloni, che ha subito smentito ogni rapporto con lui. Amico, secondo le informative del processo, è stato poi al centro di vari rapporti con esponenti di FdI. Durante l’audizione in Antimafia, su esplicita domanda, Delmastro ha smentito legami con Amico.
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