La legge bipartisan che può dare un futuro diverso ai figli dei boss. «Un percorso condiviso»

Arriva il via libera del Senato, unanime e definitivo, al testo «Liberi di scegliere», nato da un protocollo del giudice minorile Roberto Di Bella. La presidente della Commissione parlamentare antimafia Colosimo: «Lo Stato sarà presente dove le mafie cercano di tracciare il destino dei minori. Ogni anno proteggeremo almeno 400 bambini»
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July 16, 2026
La legge bipartisan che può dare un futuro diverso ai figli dei boss. «Un percorso condiviso»
La presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo
Bissando il voto all’unanimità registrato alla Camera, il Senato ha approvato il disegno di legge per proteggere i minori e gli under 25 nati in famiglie mafiose (insieme, eventualmente, ai loro genitori) che vogliano allontanarsi da contesti di criminalità organizzata. Nota come legge «Liberi di scegliere», è una proposta bipartisan basata sull’omonimo protocollo, nato nel 2012 dal lavoro del giudice minorile Roberto Di Bella, al tempo a Reggio Calabria. La nuova normativa, secondo la premier Giorgia Meloni, è «un tassello fondamentale per innovare la legislazione antimafia e per renderla sempre più solida ed efficace». In un’ottica di prevenzione, conclude Meloni, «lo Stato offrirà un’alternativa di libertà» a «bambini, ragazzi e donne» e «garantirà loro la protezione per costruirsi altrove una vita libera, onesta e sicura». 
«Oggi non celebriamo solo l’approvazione di una legge, ma la vittoria della libertà. Il Parlamento ha trasformato in legge un sogno. In questi anni abbiamo ascoltato storie di dolore, lacrime e paura, ma anche di coraggio e di una straordinaria sete di libertà. Sono quelle storie ad aver dato forza a questa battaglia. Questa legge nasce dall’ascolto, dalla sofferenza trasformata in responsabilità, dall’idea che lo Stato debba essere presente proprio dove la criminalità pretende di decidere il destino delle persone...». In giornate travagliate per il bailamme sulla legge elettorale, la presidente della commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo (FdI) trova un buon motivo per essere comunque lieta.
Perché questa legge è un passo cruciale?
Perché nei contesti familiari mafiosi la libertà non esiste, c’è un destino già scritto dalla nascita. Questa legge restituisce ciò che la mafia nega. Non impone un percorso, ma offre un’opportunità concreta a chi, fino a oggi, un’opportunità non l’aveva mai avuta.
Quanti bambini potrebbero cambiare il proprio futuro?
Secondo le nostre stime, in un anno possiamo sottrarre alla criminalità organizzata 400 tra bambini e ragazzi.
Il modello ispiratore funziona in terre di ‘ndrangheta. Sarà utile pure in contesti mafiosi differenti?
Se ha dato risultati in Calabria, dove il vincolo familiare è un pilastro della ’ndrangheta, può funzionare altrove. E non smetterò mai di ringraziare il giudice Roberto Di Bella, che per primo ha creduto nel “miracolo”, e la Conferenza episcopale italiana per il suo silenzioso ma concreto aiuto.
Qual è il meccanismo normativo?
Quando un bambino o un adolescente è in pericolo, può essere portato lontano da quell’ambiente e accompagnato in un luogo sicuro, dove troverà sostegno, cura e nuove opportunità. Una rete di persone e istituzioni lavorerà al suo fianco per aiutarlo a costruire un futuro diverso e, quando possibile, coinvolgerà la sua famiglia nel percorso di cambiamento.
Lei e la Commissione vi siete spesi per far partire l’iter del testo. E il Parlamento l’ha varato all’unanimità. Al netto delle logiche partitiche, la lotta alle mafie può unire la politica?
Abbiamo cercato dall’inizio di costruire un percorso condiviso. E non nascondo l’orgoglio per la spinta propulsiva della presidente del Consiglio. Non sempre è stato facile, ma ci sono temi su cui le divisioni politiche devono lasciare spazio all’interesse generale. Quando lo Stato è unito, le mafie sono più deboli.
Da qui a fine legislatura ci sono altri impegni che la Commissione proverà a portare a compimento?
Sì. Siamo in dirittura d’arrivo sulla relazione d’inchiesta dedicata alla strage di via D’Amelio e credo che emergeranno elementi di grande interesse. È stato un lavoro complesso, nel quale non sono mancate divergenze, ma il nostro unico riferimento sono stati gli atti e il lavoro investigativo straordinario svolto da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Oggi il mio pensiero va a loro e a Francesca Morvillo che, con commozione, potremmo definire la “mamma” di questo provvedimento. Sono sicura che avrebbero applaudito anche loro al sì definitivo del Senato.

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