Legge elettorale, Magi: «Non si voterà più per il Parlamento, ma per il capo»
Il segretario di +Europa: «Il Governo deve dimettersi perché non ha più alcuna spinta politica. FdI ha cominciato l’avvicinamento a Vannacci»
Riccardo Magi, segretario di Più Europa, dentro l’opposizione è stato uno dei più duri contro questa legge elettorale, arrivando a farsi espellere dall’Aula.
È uno spartiacque e segna un salto in direzione antidemocratica e plebiscitaria. Non si voterà più infatti per il Parlamento, ma per il capo - o la capa - e i suoi, perché si collega il voto al nome del candidato premier. Ed è un vincolo giuridico incostituzionale dato che candidature diverse non saranno legittime, togliendo questo potere al Capo dello Stato. Un premio di maggioranza così poi non ha eguali e trasforma una minoranza nel Paese in maggioranza parlamentare.
Perché avete votato “no” alle preferenze?
Per noi il metodo migliore sono i collegi uninominali, che consentono un confronto tra i candidati e un legame col territorio. Quell’emendamento poi non avrebbe portato a un sistema di preferenze vero, essendo i capilista bloccati. Una percentuale minima di candidati scelti dagli elettori ci sarebbe stata solamente nei partiti più grandi.
È passato invece il voto sugli elettori fuori sede.
Quindi, mi viene da dire, si poteva fare. Perché sono anni che poniamo questo tema e ci è stato sempre detto che era impossibile.
Perché sono state bocciate le firme digitali?
Il Governo ci ha detto per motivi di sicurezza. Questo è scandaloso nel Paese che, grazie allo Spid, è tra i più sicuri su questo fronte. Dal Governo una menzogna in piena regola per impedire l’innovazione anche nel processo elettorale. Peraltro le firme digitali sono già state usate per i referendum del 2025, grazie a un nostro emendamento, mentre ci era stata negata questa possibilità al referendum sulla giustizia. Il “no” alle firme digitali si lega poi con un altro emendamento che esonera solo alcuni partiti dalla necessità di raccogliere le sottoscrizioni, senza guardare il numero di voti alle scorse elezioni ma solo per aver costituito un gruppo prima di una certa data. Insomma, vogliono impedirci di partecipare, e non solo a noi: i partiti nel palazzo si barricano dentro rendendo inaccessibile la competizione elettorale a quelli fuori dal Parlamento.
La maggioranza che va sotto su un emendamento è sufficiente per chiedere il voto anticipato?
Sì, il Governo non aveva avuto l’accortezza di rimettersi all’Aula, ma aveva chiesto il voto favorevole. E la maggioranza si è spaccata platealmente, sono almeno una cinquantina i voti mancati al centrodestra. Su questa legge elettorale Giorgia Meloni aveva investito molto, dicendo che ne sarebbe dipesa la stabilità del Paese. Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, questo esecutivo non ha più alcuna spinta politica, ha fallito su tutte le riforme annunciate e può solo galleggiare con divisioni interne sempre più forti.
L’asse tra FdI e Futuro Nazionale sulle preferenze è l’antipasto di una maggioranza allargata?
Questo è il vero tema della legge elettorale. Oggi (ieri, ndr ) il centrodestra si è di nuovo diviso su un emendamento dei vannacciani, votato da FdI ma non da Lega e Forza Italia. Hanno provato a farsi una legge elettorale su misura per tenersi il potere ma sbagliando i calcoli. E quindi ora coltivano l’alleanza con Vannacci oppure la legge elettorale non gli conviene. Tutto ciò pone un tema politico perché costringe a rincorrere un partito che dice cose incostituzionali e impossibili, spostando in ogni caso la maggioranza ancora più a destra.
Questa legge costringe anche voi ad allargare davvero il campo largo. E non sembra facile.
Ci sarà da costruire una proposta elettorale possibilmente unitaria che sia liberaldemocratica e soprattutto europeista. L’Europa è la vera alternativa al nazionalismo di Meloni. Per questo a settembre dobbiamo riprendere il tavolo di lavoro.
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