Milei adesso vuole mettere in vendita l'Argentina. La protesta dei vescovi: «La terra non è una merce»

Il Senato discute la controversa legge che liberalizza l'acquisto dall'estero di vaste aree rurali. La Chiesa si oppone
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July 16, 2026
Milei adesso vuole mettere in vendita l'Argentina. La protesta dei vescovi: «La terra non è una merce»
Il presidente dell'Argentina Javier Milei/ ANSA
Post partita Inghilterra-Argentina. Il duello, così sentito da rievocare il contenzioso sulle Malvine, si prende cuori e titoli di giornale. Meno spazio invece alla discussione che si terrà oggi, al Senato, sulla legge sull'inviolabilità della proprietà privata. La bozza, modificata tredici volte, elimina il tetto all'acquisto di terreni rurali da parte di capitali stranieri. La soglia è del 15 per cento a livello nazionale, provinciale e dipartimentale, secondo la Ley de Tierras approvata nel 2011 sotto il governo di Cristina Fernández de Kirchner. La stessa legge impedisce che una singola nazionalità accumuli oltre il 30 per cento delle proprietà sulle terre rurali. Via anche il limite all’acquisto di beni in «zone sicurezza» ovvero in aree di confine o abitate da comunità native.
Il pacchetto prevede anche sfratti super veloci per inquilini con un almeno un mese di morosità, imponendo severi limiti agli espropri per utilità pubblica. «L’Argentina è diventata grande in parte grazie a coloro che sono venuti da altri Paesi, hanno investito e sono diventati proprietari – ha annunciato il portavoce presidenziale, Adrián Ravier –. Non ha senso continuare a chiudere loro le porte». A tale riguardo, ha aggiunto, «il governo deve garantire certezze» e non «diventare un ostacolo».
Cresce la preoccupazione tra i vescovi argentini. «Questa riforma è un attentato contro la sovranità della nostra terra , dei nostri alimenti e dei nostri beni e contro i diritti dei popoli all'autodeterminazione», ha denunciato lo scorso 24 giugno monsignor Juan Ignacio Liébana, rappresentante della Conferenza episcopale argentina presso la Commissione scienza e tecnologia del Senato. Secondo il presule, l'approvazione della norma «aprirebbe le porte a un ulteriore accumulazione di terre strategiche in mani straniere».
Anche la Commissione episcopale di pastorale sociale ha scritto una lettera ai legislatori argentini, dove si legge: «La terra non è una merce, né una semplice risorsa economica». Il testo, sottoscritto anche da Caritas Argentina e dalla pastorale indigena, chiede ai deputati di «superare interessi particolari» e «intervenire» nella tutela del «bene comune» e delle «future generazioni».
Pablo Vodkin, dell'Observador de tierras, spiega che la riforma è fatta «su misura dei capitali statunitensi» e il suo target riguarda soprattutto «zone strategiche» come la Patagonia e la Pampa Húmeda. Parlando ad Avvenire, organizzazioni come Abogados Ambientalistas sostengono che, attraverso la maxi riforma, Milei punta a scavalcare Brasile e Messico nella concentrazione di capitale globale. E tra i principali cavalli di battaglia si profila Peter Thiel, ora in pianta stabile nel Paese sudamericano, laboratorio politico che, a suo avviso, potrebbe trasformarsi nel «futuro dell'Europa e degli Stati Uniti».

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