Dove nasce la diplomazia umanitaria della Chiesa (e perché parte dai piccoli)

La missione vaticana in Ucraina ha un obiettivo chiaro: salvare vite mentre la politica continua a fallire. Al centro c'è il negoziato per il rilascio dei minori trasferiti in Russia. Ecco come si sviluppano i percorsi di mediazione che poi portano frutto
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July 15, 2026
Dove nasce la diplomazia umanitaria della Chiesa (e perché parte dai piccoli)
Il cardinale Zuppi con il nunzio apostolico in Ucraina, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, e l’ambasciatore ucraino preso la Santa Sede, Andrii Yurash
C’è una diplomazia che si misura con le mappe, i confini, le sfere d’influenza, gli oleodotti, le basi militari. È quella dei rapporti di forza. Poi ce n’è un’altra. Più fragile. Più esposta. Spesso più concreta. Comincia da domande elementari: chi può aprire una strada, un varco, un canale, un corridoio, prima che sia troppo tardi?
La diplomazia umanitaria nasce lì. Non quando la guerra è finita, ma quando la guerra pretende di occupare tutto: la politica, la memoria, le famiglie, la lingua, perfino il futuro. Non sostituisce la diplomazia degli Stati. Però impedisce che la pace venga ridotta a una contabilità di territori. Ricorda alle cancellerie, agli eserciti e agli organismi internazionali che una pace costruita dimenticando ad esempio i bambini non è pace, solo una tregua tra adulti.
La missione vaticana in Ucraina ha scelto un terreno più circoscritto e verificabile: salvare vite mentre la politica continua a fallire. La missione che era stata affidata da Papa Francesco e rinnovata da Papa Leone XIV al cardinale Zuppi – e che ha nel nunzio a Kiev, l’arcivescovo lituano Visvaldas Kulbokas, una delle figure più presenti nelle relazioni con l’Ucraina – promuove la tutela dei civili e i negoziati per il rilascio dei minori trasferiti in Russia. Il mandato, consegnato nel maggio 2023, ha seguito la geografia degli attori decisivi del conflitto. Subito il cardinale Zuppi aveva incontrato la leadership ucraina a Kiev, il presidente americano Biden a Washington, oltre a esponenti del governo cinese a Pechino e funzionari russi a Mosca, ad esclusione di Vladimir Putin che ha preferito delegare ad altri il faccia a faccia con l’inviato vaticano.
A Kiev, già il 5 e 6 giugno 2023, Zuppi aveva ascoltato le richieste ucraine su civili, prigionieri e i bambini portati in Russia. A Mosca, alla fine dello stesso mese, aveva incontrato il consigliere presidenziale Yuri Ushakov, il patriarca Kirill e Maria Lvova-Belova. A luglio il colloquio con Biden aveva coinvolto quella che allora era la principale potenza sostenitrice dell’Ucraina. A settembre, a Pechino, il confronto con l’inviato cinese Li Hui aveva spinto il dossier davanti al più influente alleato politico ed economico di Mosca. Canali che non cancellano il conflitto sulle responsabilità, ma lo attraversano al solo scopo di salvare vite umane, prevenire nuove violazioni, aprire piste negoziali che potranno un giorno consentire al negoziato per la pace di battere piste aperte dalla Santa Sede. Mosca respinge l’accusa di deportazione, ma ammette trasferimenti organizzati di minori ucraini, compresi bambini che si trovavano in strutture protette. La Corte penale internazionale ha emesso nel marzo 2023 i mandati di arresto contro Vladimir Putin e Maria Lvova-Belova. Ma il Cremlino parla di evacuazioni per ragioni di sicurezza.
È una diplomazia fatta di elenchi, certificati, parentele da accertare e identità da ricostruire. Talvolta, dietro un dossier, riappare un volto. In parallelo il cardinale Pietro Parolin ha mantenuto il livello istituzionale della diplomazia vaticana: il vertice svizzero del giugno 2024, la visita in Ucraina nel luglio successivo, il confronto con Zelensky e la disponibilità della Santa Sede a facilitare eventuali negoziati. Fino al colloquio improvvisato nella Basilica Vaticana tra Trump e Zelensky nel giorno dei funerali di Papa Francesco.
A partire proprio dalla prima missione di Zuppi, sono stati escogitati meccanismi che consentono a diverse organizzazioni umanitarie ucraine e internazionali di trattare singoli casi con le autorità russe. Ad oggi oltre 1.500 minori hanno potuto lasciarsi alle spalle la “protezione” di Mosca. Che dopo la visita del porporato ai prigionieri russi in Ucraina si spera possa aprire le porte delle carceri russe per consentire di incontrare i soldati ucraini catturati e rilanciare gli scambi di prigionieri.

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