La battaglia di Sviatlana, la leader anti-Lukashenko: «L'opposizione in Bielorussia è ancora viva»
Parla Tsikhanouskaya: «L'Europa mantenga alta la pressione su Minsk. Grazie all'Italia per i visti, da adolescente in Irlanda mi domandai perché il mio Paese era così povero»

Sviatlana Tsikhanouskaya è la più nota esponente dell'opposizione anti-Lukashenko fuori dalla Bielorussia e ha fondato un suo governo in esilio dopo le elezioni farsa del 2020, anno di grandi proteste nel Paese contro il regime. Da febbraio si è spostata dalla Lituania alla Polonia, nella vecchia sede di Solidarność a Varsavia. L'abbiamo intervistata.
Perché la scelta di trasferirsi in Polonia? E cosa rappresenta per voi Solidarność?
Sono cambiati i protocolli di sicurezza in Lituania e così ho deciso di spostarmi: non è un dramma politico. Avere scelto la vecchia sede di Solidarność a Varsavia ha ovviamente un grande significato simbolico. Ci ispiriamo molto a Solidarność, ha dimostrato che non importa quanto tempo richiedano i cambiamenti sperati: se ci credi, se lavori passo dopo passo, questi arrivano.
Sono cambiati i protocolli di sicurezza in Lituania e così ho deciso di spostarmi: non è un dramma politico. Avere scelto la vecchia sede di Solidarność a Varsavia ha ovviamente un grande significato simbolico. Ci ispiriamo molto a Solidarność, ha dimostrato che non importa quanto tempo richiedano i cambiamenti sperati: se ci credi, se lavori passo dopo passo, questi arrivano.
Che notizie vi arrivano oggi dalla Bielorussia?
Sono passati sei anni dalle rivolte e vedo che le persone non dimenticano, non perdonano il regime per le sue azioni. Ora anche perché Lukashenko ha portato la guerra sul nostro territorio. Non fisicamente, ma l'atteggiamento verso la Bielorussia è cambiato nel mondo per via degli attacchi all'Ucraina. Ma le persone non mollano, stanno costruendo piccole coalizioni nel Paese, danno ai nostri media liberi informazioni dal terreno. Persone, anche dalla nomenklatura, forniscono dati sensibili, per esempio sulle imprese che producono attrezzatura militare per i russi. Sappiamo di nuove infrastrutture costruite in Bielorussia che non dovrebbero esserci in un Paese che non si prepara alla guerra. E di tutto questo informiamo i nostri partner, soprattutto ucraini ma anche europei. La chiamiamo la nostra intelligence delle persone. La gente non ha mollato, certo non può essere attiva ogni giorno in strada per via della repressione.
Sono passati sei anni dalle rivolte e vedo che le persone non dimenticano, non perdonano il regime per le sue azioni. Ora anche perché Lukashenko ha portato la guerra sul nostro territorio. Non fisicamente, ma l'atteggiamento verso la Bielorussia è cambiato nel mondo per via degli attacchi all'Ucraina. Ma le persone non mollano, stanno costruendo piccole coalizioni nel Paese, danno ai nostri media liberi informazioni dal terreno. Persone, anche dalla nomenklatura, forniscono dati sensibili, per esempio sulle imprese che producono attrezzatura militare per i russi. Sappiamo di nuove infrastrutture costruite in Bielorussia che non dovrebbero esserci in un Paese che non si prepara alla guerra. E di tutto questo informiamo i nostri partner, soprattutto ucraini ma anche europei. La chiamiamo la nostra intelligence delle persone. La gente non ha mollato, certo non può essere attiva ogni giorno in strada per via della repressione.
L'Europa dovrebbe cambiare strategia con Lukashenko?
No. L'attuale politica dell'Ue di pressione sul regime e supporto alle persone funziona. Sanzioni, isolamento politico, non riconoscimento del regime: tutto questo deve restare. Così come, dall'altro lato, il supporto alla società, ai nostri media liberi. Ci stiamo opponendo a una grande macchina propagandistica. A volte sento dire in Europa che bisognerebbe allentare le sanzioni. Per cosa? Per separare Lukashenko da Putin? È un'illusione, non accadrà mai. So che esistono ancora canali diplomatici per comunicare con il regime. È normale. Ma sono molto grata ai nostri partner perché innanzitutto chiedono sempre di liberare tutti i prigionieri, di fermare la repressione. E Lukashenko invece non vuole parlare di persone ma di commercio, affari, potassa (un fertilizzante di cui la Bielorussia è il terzo produttore mondiale, ndr) e così via. Gli interessi dell'Europa e quelli di Lukashenko non coincidono.
No. L'attuale politica dell'Ue di pressione sul regime e supporto alle persone funziona. Sanzioni, isolamento politico, non riconoscimento del regime: tutto questo deve restare. Così come, dall'altro lato, il supporto alla società, ai nostri media liberi. Ci stiamo opponendo a una grande macchina propagandistica. A volte sento dire in Europa che bisognerebbe allentare le sanzioni. Per cosa? Per separare Lukashenko da Putin? È un'illusione, non accadrà mai. So che esistono ancora canali diplomatici per comunicare con il regime. È normale. Ma sono molto grata ai nostri partner perché innanzitutto chiedono sempre di liberare tutti i prigionieri, di fermare la repressione. E Lukashenko invece non vuole parlare di persone ma di commercio, affari, potassa (un fertilizzante di cui la Bielorussia è il terzo produttore mondiale, ndr) e così via. Gli interessi dell'Europa e quelli di Lukashenko non coincidono.
Nel 2020 Trump fu uno dei primi leader a sanzionare esponenti del regime di Lukashenko, dopo le elezioni farsa e la repressione delle proteste. Ora il vento è cambiato?
Certo, oggi Trump mostra maggiore vicinanza a leader mondiali non propriamente democratici, ma domani potrebbe cambiare idea. Lukashenko sa bene che, agli occhi di Trump, oggi può essere un politico molto rispettato, mentre domani potrebbe finire per essere visto come un Maduro qualsiasi, qualora non rispettasse, ad esempio, gli accordi presi. Il presidente Trump ha chiesto esplicitamente la liberazione degli ostaggi politici, e attualmente gli americani stanno lavorando per ottenere il rilascio di queste persone per motivi umanitari. Non si tratta di riconoscimento né di normalizzazione dei rapporti, si stanno compiendo passi specifici per liberare i detenuti. Lo ha detto chiaramente John Coale, l'inviato speciale nominato dal presidente Trump. Mentre sappiamo bene che per Lukashenko i detenuti politici sono merce di scambio per negoziare la revoca delle sanzioni.
Certo, oggi Trump mostra maggiore vicinanza a leader mondiali non propriamente democratici, ma domani potrebbe cambiare idea. Lukashenko sa bene che, agli occhi di Trump, oggi può essere un politico molto rispettato, mentre domani potrebbe finire per essere visto come un Maduro qualsiasi, qualora non rispettasse, ad esempio, gli accordi presi. Il presidente Trump ha chiesto esplicitamente la liberazione degli ostaggi politici, e attualmente gli americani stanno lavorando per ottenere il rilascio di queste persone per motivi umanitari. Non si tratta di riconoscimento né di normalizzazione dei rapporti, si stanno compiendo passi specifici per liberare i detenuti. Lo ha detto chiaramente John Coale, l'inviato speciale nominato dal presidente Trump. Mentre sappiamo bene che per Lukashenko i detenuti politici sono merce di scambio per negoziare la revoca delle sanzioni.
Un anno fa suo marito Sergej è stato liberato dopo cinque anni di prigionia in Bielorussia. Oggi come sta?
«Cinque anni vissuti da chi era libero e lottava e cinque anni trascorsi in prigione rappresentano due realtà temporali ben diverse» dice Tsikhanouskaya che per un attimo si commuove. «E naturalmente, dopo i primi abbracci e baci e un po' di tempo trascorso con i figli, sono dovuta tornare al lavoro. Non ho avuto davvero abbastanza tempo da dedicare a mio marito. Sapevo che era forte, che ce l'avrebbe fatta... Ma abbiamo spiegato a Sergej e agli altri prigionieri politici cosa fosse successo in questi cinque anni, perché quelle persone erano rimaste ferme al 2020. Quando mio marito è stato rilasciato, sono state organizzate delle manifestazioni in suo onore. Lui pensava: "Ecco, ora spazzeremo via Lukashenko". Ma quell'energia del 2020 non era più così viva tra i bielorussi. La gente si presentava con il volto coperto per timore di ripercussioni sui familiari in Bielorussia. E Sergej chiedeva: "Perché vi coprite il viso? Siate coraggiosi". Aveva perso il contatto con la realtà delle persone, e lo capisco: aveva bisogno di tempo per comprendere cosa fosse accaduto in quegli anni. E ora, proprio come non ho potuto dedicare abbastanza tempo ai miei figli in questi cinque o sei anni, non riesco a dedicarne abbastanza alla mia famiglia nemmeno adesso. Perché, ovviamente, mio marito rappresenta per me una sofferenza personale, ma ci sono ancora più di 800 prigionieri politici dietro le sbarre.
«Cinque anni vissuti da chi era libero e lottava e cinque anni trascorsi in prigione rappresentano due realtà temporali ben diverse» dice Tsikhanouskaya che per un attimo si commuove. «E naturalmente, dopo i primi abbracci e baci e un po' di tempo trascorso con i figli, sono dovuta tornare al lavoro. Non ho avuto davvero abbastanza tempo da dedicare a mio marito. Sapevo che era forte, che ce l'avrebbe fatta... Ma abbiamo spiegato a Sergej e agli altri prigionieri politici cosa fosse successo in questi cinque anni, perché quelle persone erano rimaste ferme al 2020. Quando mio marito è stato rilasciato, sono state organizzate delle manifestazioni in suo onore. Lui pensava: "Ecco, ora spazzeremo via Lukashenko". Ma quell'energia del 2020 non era più così viva tra i bielorussi. La gente si presentava con il volto coperto per timore di ripercussioni sui familiari in Bielorussia. E Sergej chiedeva: "Perché vi coprite il viso? Siate coraggiosi". Aveva perso il contatto con la realtà delle persone, e lo capisco: aveva bisogno di tempo per comprendere cosa fosse accaduto in quegli anni. E ora, proprio come non ho potuto dedicare abbastanza tempo ai miei figli in questi cinque o sei anni, non riesco a dedicarne abbastanza alla mia famiglia nemmeno adesso. Perché, ovviamente, mio marito rappresenta per me una sofferenza personale, ma ci sono ancora più di 800 prigionieri politici dietro le sbarre.
Sergej Tsikhanousky è negli Usa adesso?
Sì, spero che studi lì e che diventi più attivo sulla scena internazionale. Ora lui è in fase di riabilitazione. Vuole studiare, recuperare il tempo perduto. Passa molto tempo con i figli, occupandosi di loro. È difficile essere stati separati per così tanto tempo. Ma molte famiglie, in realtà, stanno riscoprendo i propri mariti o le proprie mogli, quasi come se fossero persone nuove. Forse è stato difficile per lui dal punto di vista psicologico: era così attivo nel 2020, mentre ora la situazione è diversa, è meno attivo. Ha molta energia, ma deve sviluppare una strategia. Deve trovare il suo posto all'interno delle forze democratiche. Certo, mi sostiene già nel mio incarico di presidente, ma vuole anche avere un ruolo importante.
Sì, spero che studi lì e che diventi più attivo sulla scena internazionale. Ora lui è in fase di riabilitazione. Vuole studiare, recuperare il tempo perduto. Passa molto tempo con i figli, occupandosi di loro. È difficile essere stati separati per così tanto tempo. Ma molte famiglie, in realtà, stanno riscoprendo i propri mariti o le proprie mogli, quasi come se fossero persone nuove. Forse è stato difficile per lui dal punto di vista psicologico: era così attivo nel 2020, mentre ora la situazione è diversa, è meno attivo. Ha molta energia, ma deve sviluppare una strategia. Deve trovare il suo posto all'interno delle forze democratiche. Certo, mi sostiene già nel mio incarico di presidente, ma vuole anche avere un ruolo importante.
Lei ha trascorso parte della sua infanzia in Irlanda dopo il disastro di Chernobyl. Quanto è importante per i giovani bielorussi di oggi avere l'opportunità di vedere il mondo?
Viaggiare, vedere il mondo, toccare con mano la democrazia e respirare la libertà è fondamentale. Credo che la nostra rivoluzione sia nata proprio grazie ai programmi legati a Chernobyl e all'apertura delle frontiere per i cittadini russi. Quando vivevamo chiusi nella nostra società, vedevamo solo la Russia, con i suoi livelli di povertà e il modo in cui venivano trattate le persone. Finivamo per credere alla propaganda della tv di Stato, che dipingeva un Occidente marcio, dai valori corrotti. Poi però arrivi in Occidente e capisci che tutte quelle storie erano solo sciocchezze. Ricordo la prima volta che andai in Irlanda: negozi pieni di cibo e vestiti, gente felice. E inizi a farti delle domande: perché il mio Paese è così povero? Perché da noi la gente lotta per sopravvivere e fa file interminabili per comprare il pane? È fondamentale anche oggi – soprattutto ora che il regime cerca di isolare i bielorussi in una bolla di propaganda – offrire più opportunità alle persone, concedere più visti. Sono davvero grata all'Italia per il gran numero di visti rilasciati ai cittadini bielorussi. Servono più borse di studio, più tirocini, perché gli studenti che non hanno la possibilità di studiare all'estero magari finiscono per andare in Russia. E rischiamo di perdere moltissime menti brillanti, che finiranno per subire il lavaggio del cervello della propaganda russa.
Viaggiare, vedere il mondo, toccare con mano la democrazia e respirare la libertà è fondamentale. Credo che la nostra rivoluzione sia nata proprio grazie ai programmi legati a Chernobyl e all'apertura delle frontiere per i cittadini russi. Quando vivevamo chiusi nella nostra società, vedevamo solo la Russia, con i suoi livelli di povertà e il modo in cui venivano trattate le persone. Finivamo per credere alla propaganda della tv di Stato, che dipingeva un Occidente marcio, dai valori corrotti. Poi però arrivi in Occidente e capisci che tutte quelle storie erano solo sciocchezze. Ricordo la prima volta che andai in Irlanda: negozi pieni di cibo e vestiti, gente felice. E inizi a farti delle domande: perché il mio Paese è così povero? Perché da noi la gente lotta per sopravvivere e fa file interminabili per comprare il pane? È fondamentale anche oggi – soprattutto ora che il regime cerca di isolare i bielorussi in una bolla di propaganda – offrire più opportunità alle persone, concedere più visti. Sono davvero grata all'Italia per il gran numero di visti rilasciati ai cittadini bielorussi. Servono più borse di studio, più tirocini, perché gli studenti che non hanno la possibilità di studiare all'estero magari finiscono per andare in Russia. E rischiamo di perdere moltissime menti brillanti, che finiranno per subire il lavaggio del cervello della propaganda russa.
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