L'ultimo Macron e i moschettieri
Il vertice dei Volenterosi e il riavvicinamento con Roma segnano il passaggio da una stagione di protagonismo alla riscoperta del gioco di squadra

«Tutti per uno, uno per tutti». Oltralpe, in extremis, il vecchio motto dei moschettieri di Guascogna torna in auge nei mesi finali del “regno” repubblicano di Emmanuel Macron. Raramente la letteratura ha conosciuto personaggi tanto volenterosi e solidali quanto gli eroi di Alexandre Dumas. E il capo dell’Eliseo deve essersene ricordato, in questi mesi in cui la Francia e tutta l’Europa vanno in cerca proprio dei carburanti della volontà e della solidarietà. Per l’ultima riunione parigina del gruppo dei Volenterosi a sostegno dell’Ucraina, Macron ha cambiato scena. Non gli ori di Versailles scelti per lusingare l’imprevedibile Donald Trump, fra specchi e fontane sontuosi dove la Francia suole sedurre pure i nababbi del tecno-capitalismo. Ma l’Hôtel des Invalides, simbolo delle miserie della guerra. L’ospizio che raccoglieva gli storpi del fronte. Compreso quello ottocentesco sanguinosissimo di Crimea, le cui sorti si legarono politicamente anche all’Unità d’Italia. Le mura degli infermi come pensatoio, oggi, di un’Europa nuovamente malata della guerra.
La scenografia ha propiziato frutti. Al fianco dell’Ucraina, nove Paesi europei, fra cui l’Italia, hanno lanciato il progetto difensivo del futuro muro anti-missili continentale. Benché fuori dall’Unione Europea, il Regno Unito è entrato nel piatto comune dei 90 miliardi di prestiti a sostegno di Kiev. Per qualche ora, fino alle parate dell’indomani per il 14 luglio, Parigi ha così brillato come un punto di ritrovo costruttivo, nella scia pure di quella geografia che fa della Francia il baricentro dei grandi Paesi d’Europa occidentale. Ma per Macron, già all’ora dei bilanci della propria parabola presidenziale su due campate, l’opposizione Versailles-Invalides ha pure il sapore delle occasioni europee sciupate dalla Francia lungo un decennio. Nel settembre 2017, l’allora novello capo di Stato neppure quarantenne presentò la propria “Iniziativa per l’Europa” alla Sorbona, voluta per rilanciare la costruzione della Casa europea. Peccato che lo stesso Macron prima maniera strombazzasse pure l’obiettivo economico supremo di Parigi di eguagliare la Germania, se non di superarla. Toni spavaldi, poco apprezzati sull’altra sponda del Reno.
Anche con l’Italia, l’altro grande fondatore dell’Unione, la Francia macroniana rampante, al di là dei proclami europeisti ufficiali, si mostrò fin dall’inizio poco ispirata dai moschettieri di Guascogna. L’estate 2017 portò l’amaro in bocca, per Roma, della nazionalizzazione francese dei Cantieri di Saint-Nazaire. Un arroccamento contrario non solo alle mire di Fincantieri, ma agli interessi europei in campo navale. L’inizio di tanti attriti, in primis sul drammatico fronte migratorio, ingigantiti dallo stile di una Francia parsa troppe volte in modalità Re Sole. Nel frattempo, anche in patria, Emmanuel Macron si guadagnava la nomea di Giove sull’Olimpo.
Poi, il secondo mandato, con i vezzi assolutistici scaduti in puro isolamento, almeno in patria. Un Macron senza più maggioranza, in una Francia di elettori pronti a consegnarsi all’estrema destra lepenista. Alla fine, così, la lezione provinciale dei moschettieri di Guascogna è parsa, anche fra le mura dell’Eliseo, come un’ancora di salvataggio. Per riavvicinarsi a Roma, Macron ha raggiunto Giorgia Meloni a metà strada, fra i profumi mediterranei di Antibes. Un massaggio cardiaco riuscito per il Trattato del Quirinale, dopo anni di pallore cianotico.
Non è detto che ciò basti a Parigi per tirarsi fuori in fretta dal guado, fra debito abissale, crescita anemica, crisi di un welfare meno generoso, con ricadute puntuali sull’umore dei francesi. Ma l’era Macron al tramonto in Francia è un segnale per tutta l’Europa. Lontano dagli ori di Versailles, ben altre le strade da seguire. Tutte impastate di un sudore di solidarietà. Quello degli ucraini inventivi contro l’invasore. Dei pompieri fra le fiamme estive. Persino dei calciatori che conquistano gli States con il vecchio gioco di squadra all’europea.
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