Senza "bodycam", sempre più aggressivi: in America gli agenti dell'Ice sono di nuovo un incubo
Due migranti uccisi in sei giorni: lunedì, in Maine, ha perso la vita un 26enne colombiano, mentre martedì scorso, in Texas, era toccato a un messicano. Posti di blocco, inseguimenti e sparatorie: la caccia agli irregolari continua a fare vittime. Monta l'indignazione: «Ora basta. Quanti altri ancora?»

«Quanti altri ancora?». Recita così uno dei cartelli agitati in aria dagli abitanti di Biddeford, la cittadina nello Stato americano del Maine, che ieri ha fatto da cornice a un raid dell’Ice, l’agenzia federale incaricata di applicare le leggi sull’immigrazione, in cui ha perso la vita un ventiseienne di origine colombiana. La morte di Joan Sebastian Duran Guerrero, questo è il nome della vittima, è avvenuta a neppure una settimana dalla sparatoria in cui, a Houston, in Texas, in circostanze molto simili, è morto il messicano Lorenzo Salgado Araujo. Il grido urlato all’unisono sa decine di manifestanti all’ingresso dell’ufficio della repubblicana Susan Collins, da quasi trent’anni rappresentante del Maine al Senato, è sempre lo stesso: «Basta, fuori l’Ice!» .
La dinamica dei fatti non è ancora molto chiara. Il Dipartimento alla Sicurezza Interna, da cui dipende l’Ice, si è limitato a spiegare che gli agenti stavano «effettuando un’attività di sorveglianza presso l’ultimo indirizzo di uno straniero irregolare destinatario di un ordine definitivo di espulsione». L’uomo, originario di Bucaramanga, sarebbe stato seguito dopo aver lasciato l’abitazione, intorno alle 7 del mattino, a bordo della sua auto. La sparatoria sarebbe avvenuta nel tentativo di fermarlo. Secondo alcuni testimoni l’utilitaria sarebbe stata speronata dal suv bianco dell’Ice. Gli agenti lo avrebbero poi fermato e trascinato con la forza fuori dall’abitacolo. «Quando è uscito – così ha raccontato a Reuters un residente, Daniel Boucher, che ha assistito alla scena dalla sua abitazione al secondo piano – aveva già sangue sul volto e sulla testa». Avrebbe detto: «Ma io h o cercato di fermarmi». Poi è morto. Markwayne Mullin, segretario alla Sicurezza Interna dell’Amministrazione Trump, ha sottolineato che l’uomo «aveva trasformato la propria auto in un’arma» contro le autorità. Le associazioni per i diritti degli immigrati hanno però fatto sapere che Guerrero era un cittadino colombiano con regolare permesso di lavoro negli Stati Uniti, fornito anche di un numero di previdenza sociale. Si è, dunque, trattato di un errore? Sul caso ci sarà un’inchiesta. La chiede anche l’ambasciata di Bogotà a Washington che ha offerto assistenza consolare alla famiglia. Lo stesso Mullin ha però già confermato, non direttamente ma per mezzo del senatore Angus King, che non era lui il destinatario del mandato di arresto.
Omar Duran, il padre di Sebastian, ha raccontato che suo figlio aveva una moglie e una figlia di tre anni. La mattina lavorava in una clinica veterinaria, nel pomeriggio effettuava consegne a domicilio con la sua auto. «Aveva una grande voglia di costruirsi un futuro – ha sottolineato – e tanti sogni da realizzare». Come Guerrero, anche il messicano Salgado Araujo, un muratore di 52 anni, non era il bersaglio principale dell’operazione dell’Ice. Martedì scorso, gli agenti, impegnati in un controllo stradale, avrebbero aperto il fuoco sul suo furgone che, pure, pareva aver rallentato al posto di blocco. La vicenda ha portato il governo del Messico a chiedere all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani di indagare sulla morte di 17 messicani avvenuta negli Usa durante operazioni dell’Ice o nei centri di detenzione per immigrati. I due casi sono accomunati da un altro dettaglio: nessuno degli agenti federali coinvolti direttamente nella sparatoria indossava una “bodycam”. Il caso di Biddeford porta a una decina il numero delle persone morte durante le operazioni condotte dall’Ice nell’ambito della stretta contro l’immigrazione di Trump e riaccende le polemiche sull’aggressività con cui viene applicata. Renée Good, lo ricordiamo, morì a Minneapolis a gennaio in circostanze molto simili a quelle del colombiano. Dall’inizio di giugno ad oggi, così dicono i dati raccolti da Reuters, gli arresti effettuati dagli agenti sono aumentati. Nel Maine, per esempio, sono più che quadruplicati, arrivando a circa 70 al giorno all’inizio di luglio. Agli agenti è stato intanto ordinato di sospendere, fino a nuovo avviso, la maggior parte dei posti di blocco.
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