Caos legge elettorale: tutti gli scenari aperti dopo il terremoto di ieri
Dopo la disfatta sulla legge elettorale la premier sente Salvini e Tajani: avanti ma non mi faccio logorare. I sospetti contro il "partito de pareggio". Le opposizioni: pronti a votare

Una notte per pensare al fallimento sulla legge elettorale. Per interrogarsi sul terremoto politico che scuote la maggioranza. Per mettere a fuoco una strategia senza escludere più nulla. Nemmeno una crisi di governo che per ora non è all'ordine del giorno. Giorgia Meloni non minimizza. Sa che il no all'emendamento di Fratelli d'Italia sulle preferenze è anche una sua sconfitta. Sa che quella bocciatura è anche una sua bocciatura. Sente i leader dei partiti alleati. Ragiona su se e come andare avanti. Ripete poche parole con un tono stranamente pacato: l'Italia non merita un governo che non governi e io non ho nessuna intenzione di farmi logorare. Ce l'ha con i "franchi tiratori". Ce l'ha con il "partito del pareggio". Ce l'ha con chi mette le proprie convenienze davanti a quello che serve all'Italia. Crisi? Voto anticipato magari già a settembre? Elly Schlein non ha esitazioni: «Noi saremo pronti in qualunque momento, perché la vera notizia di ieri che è crollata tutta la narrazione di questo governo che si basava sull'idea di una maggioranza solida e compatta e di divisioni presunte tra le opposizioni». La leader del Pd attacca decisa. «Ieri la fotografia chiara al Paese è stata al contrario, c'è stata una maggioranza divisa: è bastata la prima prova di un voto segreto, mentre tutte le opposizioni hanno agito unitariamente... Serve un'alternativa al Paese, perché dopo 4 anni di questo governo, qui ci troviamo con un'Italia che ha la crescita a zero, abbiamo purtroppo i salari tra i più bassi d'Europa, abbiamo le bollette dell'energia che sono invece le più care d'Europa e hanno portato le tasse, la pressione fiscale al record degli ultimi 12 anni...». Le opposizioni caricano a testa bassa. È un coro.
Fratoianni, segretario di Sinistra italiana: «Meloni ha di fatto posto la fiducia. Ed è stata sfiduciata. Ne deve prendere atto. Non ha più una maggioranza, e il messaggio politico è molto chiaro: andate a casa». Conte, leader del Movimento 5 stelle: «Se Meloni ha senso dell'onore e della dignità dovrebbe andarsene... Sono quattro anni che lavoriamo con le altre forze di opposizioni e siamo assolutamente pronti ad andare a votare. Siamo realmente pronti, non come diceva Meloni nel 2022». Crisi? Voto? Una cosa è certa: prima del voto Meloni aveva avvertito gli alleati: se la maggioranza va sotto nel voto a scrutinio segreto sulle preferenze sarebbe stata pronta a recarsi al Quirinale. Se si trattava di una forma estrema di moral suasion a restare compatti, non è andata a segno. Se invece rispecchiava le reali intenzioni della premier, lo si capirà presto. Ora, di certo la sua ira è a livelli di guardia. Dal Colle si osserva la situazione con preoccupazione ma da lontano. Formalmente non si è consumata una sconfitta del governo ma della maggioranza. La prassi non prevede in automatico la crisi. Ma ogni scenario è aperto in questo frangente ad alta tensione. Anche elezioni anticipate o quanto meno un chiarimento in Parlamento. Per Meloni è una fase in cui serve una «attenta riflessione». Certo per ora non c'è il grande strappo. Prevale la «responsabilità di governare il Paese». E anche sulla legge elettorale si va avanti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 




