Caos legge elettorale: tutti gli scenari aperti dopo il terremoto di ieri

Dopo la disfatta sulla legge elettorale la premier sente Salvini e Tajani: avanti ma non mi faccio logorare. I sospetti contro il "partito de pareggio". Le opposizioni: pronti a votare
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July 15, 2026
Caos legge elettorale: tutti gli scenari aperti dopo il terremoto di ieri
La premier Giorgia Meloni
Una notte per pensare al fallimento sulla legge elettorale. Per interrogarsi sul terremoto politico che scuote la maggioranza. Per mettere a fuoco una strategia senza escludere più nulla. Nemmeno una crisi di governo che per ora non è all'ordine del giorno. Giorgia Meloni non minimizza. Sa che il no all'emendamento di Fratelli d'Italia sulle preferenze è anche una sua sconfitta. Sa che quella bocciatura è anche una sua bocciatura.  Sente i leader dei partiti alleati. Ragiona su se e come andare avanti. Ripete poche parole con un tono stranamente pacato: l'Italia non merita un governo che non governi e io non ho nessuna intenzione di farmi logorare. Ce l'ha con i "franchi tiratori". Ce l'ha con il "partito del pareggio". Ce l'ha con chi mette le proprie convenienze davanti a quello che serve all'Italia. Crisi? Voto anticipato magari già a settembre? Elly Schlein non ha esitazioni: «Noi saremo pronti in qualunque momento, perché la vera notizia di ieri che è crollata tutta la narrazione di questo governo che si basava sull'idea di una maggioranza solida e compatta e di divisioni presunte tra le opposizioni». La leader del Pd attacca decisa. «Ieri la fotografia chiara al Paese è stata al contrario, c'è stata una maggioranza divisa: è bastata la prima prova di un voto segreto, mentre tutte le opposizioni hanno agito unitariamente... Serve un'alternativa al Paese, perché dopo 4 anni di questo governo, qui ci troviamo con un'Italia che ha la crescita a zero, abbiamo purtroppo i salari tra i più bassi d'Europa, abbiamo le bollette dell'energia che sono invece le più care d'Europa e hanno portato le tasse, la pressione fiscale al record degli ultimi 12 anni...». Le opposizioni caricano a testa bassa. È un coro.
Fratoianni, segretario di Sinistra italiana: «Meloni ha di fatto posto la fiducia. Ed è stata sfiduciata. Ne deve prendere atto. Non ha più una maggioranza, e il messaggio politico è molto chiaro: andate a casa». Conte, leader del Movimento 5 stelle: «Se Meloni ha senso dell'onore e della dignità dovrebbe andarsene... Sono quattro anni che lavoriamo con le altre forze di opposizioni e siamo assolutamente pronti ad andare a votare. Siamo realmente pronti, non come diceva Meloni nel 2022». Crisi? Voto? Una cosa è certa: prima del voto Meloni aveva avvertito gli alleati: se la maggioranza va sotto nel voto a scrutinio segreto sulle preferenze sarebbe stata pronta a recarsi al Quirinale. Se si trattava di una forma estrema di moral suasion a restare compatti, non è andata a segno. Se invece rispecchiava le reali intenzioni della premier, lo si capirà presto. Ora, di certo la sua ira è a livelli di guardia. Dal Colle si osserva la situazione con preoccupazione ma da lontano. Formalmente non si è consumata una sconfitta del governo ma della maggioranza. La prassi non prevede in automatico la crisi. Ma ogni scenario è aperto in questo frangente ad alta tensione. Anche elezioni anticipate o quanto meno un chiarimento in Parlamento. Per Meloni è una fase in cui serve una «attenta riflessione». Certo per ora non c'è il grande strappo. Prevale la «responsabilità di governare il Paese». E anche sulla legge elettorale si va avanti.

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