I lefebvriani fanno "ricorso" al Vaticano contro la scomunica

Il gesto rappresenta una novità perché la Fraternità San Pio X si è appellata al codice di diritto canonico del 1983 (e non a quello del 1917) e quindi successivo al Concilio Vaticano II
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July 15, 2026
I lefebvriani fanno "ricorso" al Vaticano contro la scomunica
L'incontro avvenuto nella sede del Dicastero per la dottrina della Fede tra il cardinale Víctor Manuel Fernández con don Davide Pagliarani, superiore della Fraternità San Pio X il 12 febbraio 2026/Vatican Media
La Fraternità sacerdotale San Pio X ha presentato l’11 luglio al Dicastero per la Dottrina della Fede (l’ex Sant’Uffizio) una richiesta di revoca del decreto con cui la Santa Sede ha dichiarato la scomunica latae sententiae del vescovo consacrante, del co-consacrante e dei quattro sacerdoti ordinati vescovi il primo luglio scorso a Ecône, in Svizzera. L'istanza, depositata l'11 luglio, si fonda sul canone 1734 del Codice di diritto canonico, che consente, a chi si ritenga leso da un decreto, di chiederne, entro dieci giorni dalla notifica, la revoca o la modifica prima di poter proporre un eventuale ricorso gerarchico. Si è comunque trattato di una mossa a sorpresa perché i lefebvriani si sono appellati al codice di diritto canonico del 1983 e quindi successivo al Concilio Vaticano II. Una novità perché generalmente la Fraternità si attiene al codice del 1917, sostituito nel frattempo da quello promulgato da Giovanni Paolo II. Il ricorso al Dicastero per la dottrina della fede è arrivato, due settimane dopo le consacrazioni illecite. A colpire di questo ricorso è che il riconoscimento della nuova disciplina sia arrivato dall'attuale superiore generale padre Davide Pagliarani, interprete della linea di non “compromesso” con la Santa Sede. In un comunicato diffuso il 13 luglio dalla Casa generalizia di Menzingen, la Fraternità San Pio X sostiene che tale iniziativa «ha l'effetto di sospendere l'esecuzione del decreto, conformemente al can. 1353» e afferma di aver agito «in spirito di rispetto verso l’autorità ecclesiastica». Nel loro comunicato i lefebvriani hanno sostenuto che «con questo ricorso, la Fraternità intende esercitare il diritto che la Chiesa riconosce a chiunque si ritenga leso da un atto amministrativo di chiederne la rettifica». La scelta della Fraternità appare in contraddizione con quanto sostenuto nei giorni immediatamente successivi alle consacrazioni, quando il Superiore generale aveva definito le sanzioni canoniche «oggettivamente ingiuste e invalide». Proprio questa apparente incoerenza tra il rifiuto dell'autorità del provvedimento e il successivo ricorso agli strumenti previsti dal diritto canonico è destinata ad alimentare il dibattito ecclesiale sulla vicenda, mentre resta aperto il confronto tra la Santa Sede e la Fraternità sulle conseguenze delle consacrazioni episcopali celebrate senza mandato pontificio. Il Dicastero per la Dottrina della Fede aveva stabilito che le consacrazioni di inizio luglio erano state celebrate «senza mandato pontificio, contro la volontà del Santo Padre, in aperta violazione del diritto canonico», configurando il reato di scisma. Oltre ai quattro vescovi ordinati Pascal Schreiber, Michael Goldad,Poinsinet de Sivry, Marc Happier, sono stati scomunicati anche i vescovi Alfonso de Galarreta e Bernard Fellay. Si tratta del secondo scisma dal 1988 quando era ancora vivo Marcel Lefebvre il vescovo che nel 1970 diede vita alla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Il gesto del 1 luglio è in fondo la ripetizione di ciò che avvenne 38 anni fa, quando Marcel Lefebvre ordinò quattro vescovi incorrendo nella stessa censura – a sua volta esito del rifiuto con cui, dal 1974, l’arcivescovo francese aveva respinto il concilio Vaticano II e la riforma liturgica di Paolo VI.

Le lettera di D'Ascenzo arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie dopo lo scisma con Roma

E proprio nei giorni scorsi su questo ulteriore strappo dei lefebvriani con la Chiesa di Roma è intervenuto con una Lettera ai suoi fedeli l’arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, Leonardo D’Ascenzo. «La presenza in maniera stabile della Fraternità Sacerdotale San Pio X presso una chiesa nell’agro di Corato mi induce a informare voi fedeli di questa nostra diletta chiesa diocesana delle conseguenze canoniche che comportano l’adesione formale alla dottrina propugnata dalla Fraternità sacerdotale e la frequentazione dei sacramenti presso tale comunità». La Nota esplicativa del Dicastero per la Dottrina della Fede avverte, infatti, che «i ministri sacri della Fraternità Sacerdotale San Pio X amministrano illecitamente i sacramenti e che il sacramento della penitenza da loro amministrato e il matrimonio da loro assistito sono invalidi». «Tale Fraternità – ricorda l’arcivescovo di Trani -, fondata dal vescovo Marcel Lefebvre, nonostante i molteplici tentativi dei Papi negli ultimi decenni per ricondurla alla piena comunione, a causa delle recenti consacrazioni episcopali celebrate senza mandato pontificio, ha commesso un atto scismatico con conseguenze canoniche per i ministri sacri e per i fedeli laici coinvolti. Si tratta di una grave rottura della comunione ecclesiale, che non può lasciarci indifferenti».
Un momento dell'ordinazione episcopale a Écône in Svizzera 
Un momento dell'ordinazione episcopale a Écône in Svizzera 

Le pagine profetiche di 50 anni fa Yves Congar contro lo strappo di Écône 

Il gesto di rottura di oggi portato avanti e perpetrato dalla Fraternità San Pio X ci riporta con la mente al famoso opuscolo scritto 50 anni fa dal grande teologo e futuro cardinale (ricevette la porpora nel 1994 da Giovanni Paolo II, un anno prima della morte) il domenicano francese Yves Congar per la collana “Giornale di teologia” La crisi nella Chiesa e monsignor Lefebvre. Dentro a questo saggio (che custodiva al suo interno la post-fazione del filosofo amico di Paolo VI Jean Guitton) pubblicato per Queriniana nel 1976, Congar poneva tutto il suo amore per la Chiesa di Roma. E il suo fermo no a questo inutile strappo con la Sede Apostolica. «I seminaristi d’Écône», scrive Congar, «sono per me dei fratelli, ma dei fratelli che si sbagliano». La sua proposta non è la condanna, ma un ritorno all’essenziale: «che la Chiesa sia la Chiesa», attraverso una rinnovata attenzione alla Parola di Dio e alla storia – perché, annota il religioso francese, «con un po’ di cultura storica, l’incomprensibile disputa sulla Messa non avrebbe potuto avere luogo». È forse la ragione per cui, mezzo secolo dopo, resta quella congariana la chiave di interpretazione più adeguata e più lucida di una storia che credevamo definitivamente chiusa e che invece ora ricomincia.
La copertina del famoso saggio di Yves Congar edito per Queriniana nel 1976
La copertina del famoso saggio di Yves Congar edito per Queriniana nel 1976

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