Parla Simone Venturini: «Per Venezia ho rinunciato al posto fisso.
Premiato il programma non ideologico»

A 38 anni è il più giovane sindaco della storia della città: la sua lista civica ha battuto tutti i partiti. «Da assessore con Brugnaro ho raddoppiato il budget per il sociale. Il ticket d’accesso resterà, potenziato»
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May 26, 2026
Il neo-eletto sindaco di Venezia Simone Venturini, sostenuto dal centrodestra / Ansa
Il neo-eletto sindaco di Venezia Simone Venturini, sostenuto dal centrodestra / Ansa
Con i suoi 38 anni, il civico Simone Venturini diventa il più giovane sindaco della storia di Venezia. Ha vinto al primo turno, con il 51% dei voti e un risultato strabiliante della lista che porta il suo nome: 30%, primo partito in città. Due mesi fa, quando l’aveva presentata, aveva presagito questo risultato mentre più di qualcuno lo pensava esagerato. Il “ragazzo di Marghera”, sposato con Carolina Fullin e oggi residente in centro storico a due passi dal municipio di Ca’ Farsetti, si è laureato in Giurisprudenza all’università di Padova. È cresciuto in parrocchia, un impegno nel volontariato e nell’associazionismo con gli scout. Ha partecipato alla scuola di formazione all’impegno sociale e politico della diocesi di Venezia negli anni in cui era patriarca il cardinale Angelo Scola. Eletto per la prima volta consigliere comunale nel 2010 nelle fila dell’Udc, nel 2015, con la discesa in campo dell’imprenditore Luigi Brugnaro, è entrato nella sua “lista fucsia” ed è diventato assessore. Incarico confermato nel 2020, quando è stato il candidato più votato, con deleghe di peso: Sociale, Turismo, Sviluppo economico, Casa e Lavoro. Se gli chiedi chi sia la figura che più ha segnato la sua formazione, Venturini risponde: «San Giovanni Paolo II».
Sindaco Venturini, quando ha capito che avrebbe dovuto mettersi in gioco per la città?
È un percorso iniziato tanti anni fa. Sentivo questa ispirazione. Ne parlai con il cardinale Scola con cui mi sono più volte consigliato. Ho studiato molto la Dottrina sociale della Chiesa e quando sono diventato amministratore, ho cercato di metterla in pratica.
Lei sindaco a 38 anni, in Veneto governatore Alberto Stefani a 33: è la gioventù che avanza?
Anche lui, come me, è cresciuto in parrocchia. Lui, poi, è esperto di diritto canonico. Siamo amici e questa alleanza Regione-Comune servirà molto a Venezia.
Perché si è candidato?
Sei mesi fa ho rinunciato a un posto sicuro in Regione. Mi sono chiesto dove sarei stato più utile e ho scelto. Se mi fossi accomodato in un posto sicuro, avrei seppellito i miei talenti. Invece ho preferito metterli in gioco, pur col rischio di perdere tutto. Come dice il cardinale Scola: liberi dall’esito.
Come si spiega un risultato così netto?
I cittadini hanno premiato un programma molto pratico e una proposta non ideologica. Soprattutto i cittadini hanno scelto la persona. Sono 11 anni che cerco di essere dappertutto, sette giorni su sette, “h24”. La città la conosco bene, ci ho messo la faccia.
È anche un premio alla doppia giunta Brugnaro?
Sicuramente è un riconoscimento fatto all’enorme lavoro di questi anni. Abbiamo risanato la città e l’abbiamo rilanciata. Più che di continuità parlerei di evoluzione.
Come assessore, di quali risultati è più orgoglioso?
Nel sociale ho raddoppiato il budget. E ho assegnato 1.200 case pubbliche, molte a giovani coppie che iniziavano la vita in comune.
Ha mai temuto di non farcela dopo che in città, alle Regionali di novembre, aveva vinto il centrosinistra e dopo l’affermazione recente in Comune del No al referendum?
La strada era in salita. Dall’altra parte erano molto sicuri di loro, ma mentre qualcuno ha messo in giro ad arte dei sondaggi “ fake ”, io sentivo nell’aria una narrazione diversa. Ero ottimista.
Quale sarà la prima cosa che farà da sindaco?
La costituzione di un board di livello internazionale di ambasciatori nel mondo di Venezia, per attrarre investimenti e talenti.
Venezia ha il problema del cosiddetto “overtourism”: resterà il ticket d’accesso per i giorni da “bollino rosso”, per la massiccia presenza di visitatori in centro storico?
Ha funzionato, resterà e lo potenzieremo, sempre con lo strumento della prenotazione.
Venezia ha l’urgenza della salvaguardia: quale futuro per il porto?
Il porto deve continuare a operare, per cui bisogna fare le opere di manutenzione ordinaria, in primis scavare i canali. Il Mose è una realtà, per anni ci sono stati i comitati che l’hanno sempre avversato. Oggi ci salva dalle acque alte. Certo, c’è molto da fare sulle opere complementari.
Venezia a Statuto speciale è più un’ipotesi o un’utopia?
È una battaglia da portare avanti tutti, ma è un obiettivo a medio-lungo termine, visto che serve una riforma costituzionale. Nel frattempo c’è la quotidianità da gestire: l’unicità di Venezia chiede un rifinanziamento strutturale della legge speciale.
Ora è sindaco di Venezia. È l’inizio anche di un’avventura politica nazionale?
Per me questo è un punto d’arrivo. Non c’è niente di più importante e di più bello che servire la città del tuo cuore.

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