Un ordine di espropriazione per la moschea: così Israele si sta prendendo la Cisgiordania
di Luca Foschi
Il governo israeliano si appresta a varare la nuova legge sul controllo dei beni archeologici, mentre i media rivelano un piano promosso da Kushner e dall’ambasciatore americano Huckabee per sottrarre ad Amman anche la custodia della Spianata con al-Aqsa

L’Amministrazione civile israeliana ha emesso un ordine di esproprio per il sito di al-Nabi Samwil-Nabi Samuel, situato a nord di Gerusalemme, dove secondo la tradizione cristiana, musulmana e ebraica sono conservati i resti del profeta Samuele. Il sito ospita una moschea ed è tradizionalmente gestito dal Waqf, l’ente religioso affidato alla famiglia reale giordana, incaricata di curare e proteggere i luoghi sacri in Palestina. L’esproprio, definito «acquisizione per scopi pubblici», è il primo operato da Israele in Cisgiordania su un bene custodito dal Waqf. L’area interessata dall’ingiunzione copre un’area di circa 11 ettari e include la moschea, la strada di accesso e le terre agricole circostanti. Prima che l’esercito israeliano lo demolisse nel 1971, costringendo i suoi abitanti a trasferirsi a diverse centinaia di metri di distanza, un villaggio palestinese sorgeva a pochi passi dalla tomba di Samuele. Oggi l’area dista poco più di un chilometro dal quartiere israeliano di Ramot. Luogo di culto comune, fin dagli anni ’80 musulmani ed ebrei hanno pregato sulla tomba di Samuele, sebbene in punti distinti del complesso archeologico, dichiarato da Israele parco nazionale nel 1995 e oggetto di un piano di sviluppo elaborato nel 2013 e rigettato nel 2018 a causa delle proteste dei residenti palestinesi.
«Ancora una volta ci troviamo a dover affrontare una decisione dell’Amministrazione civile che opera sotto gli ordini del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, il cui scopo è quello di estendere e rendere più profonda l’annessione» ha dichiarato la Ong israeliana Peace Now, nata nel 1978 per sostenere la soluzione a due Stati e opporsi all’espansione degli insediamenti israeliani nei Territori occupati. Il ministro Smotrich, colono e leader del partito estremista Sionismo religioso, gode di una delega plenipotenziaria su tutto ciò che nell’Area C della Cisgiordania (oltre il 60% del totale) concerne demolizioni e costruzioni di strutture palestinesi, nuovi avamposti e colonie israeliane, attività economiche, infrastrutture e aree naturali e archeologiche. L’esproprio della tomba di Samuele è un atto forzoso che rientra in una più ampia strategia che sta cercando proprio in questi giorni di darsi una veste legale. Il 12 maggio la Knesset ha votato una legge che estende il controllo israeliano su tutti i siti del patrimonio culturale delle aree C e B e prevede la nascita di una Autorità per il patrimonio di Giudea e Samaria, che avrà potere d’acquisto ed esproprio sulla terra. A coordinarla Amichai Eliyahu, membro di Potere ebraico, partito guidato dal ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir. La legge è in discussione in questi giorni nella commissione Cultura. Se otterrà i voti sufficienti, avanzerà in seconda e terza lettura al plenum per l’approvazione finale. La norma garantirebbe a Tel Aviv potere di esproprio e amministrazione anche nel 60% della di Gaza attualmente controllato da Israele. Un monito è arrivato tuttavia dalla consulenza legale della commissione, secondo cui «la legge è in contraddizione con gli accordi ad interim (accordi di Oslo, ndr) di cui Israele e firmataria», e «Israele non ha nessun potere civile nella Striscia di Gaza». Anche l’esercito, nei giorni scorsi, aveva fermamente criticato il provvedimento, pericoloso per la sicurezza dei soldati come per il piano di pace immaginato per Gaza dal presidente americano Trump. È di ieri, tuttavia, l’indiscrezione del sito Middle East Eye che, citando diverse fonti, ha riferito che Washignton e Tel Aviv sarebbero «al lavoro, in modo attivo», per sottrarre alla Giordania lo storico ruolo di custode della moschea di al-Aqsa, il terzo luogo più sacro dell’islam, e trasformarla in un «centro multiconfessionale». Un nuovo ente garantirebbe agli ebrei «pari accesso al sito», e Israele avrebbe il potere di interferire sulla nomina degli imam e i contenuti dei sermoni del venerdì.
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