Mosca minaccia ancora Kiev. Ecco perché i luoghi colpiti contengono un «messaggio»

di Nello Scavo Inviato a Kiev
Il Cremlino suggerisce a stranieri e diplomatici di fuggire dall’Ucraina. Ma la mappa degli attacchi segue la rotta dei “fantasmi di Putin”
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May 25, 2026
Mosca minaccia ancora Kiev. Ecco perché i luoghi colpiti contengono un «messaggio»
Un centro commerciale distrutto nell’attacco russo su Kiev il 2a maggio
Se fosse enigmistica, “unire i puntini” lungo la traiettoria degli attacchi russi di domenica disegnerebbe i peggiori fantasmi di Putin: il disfacimento sovietico, la rivolta ucraina di Maidan contro le redini moscovite nel 2014, i luoghi simbolo dell’economia che guarda verso Occidente. Non a caso Mosca alza il tiro avvertendo proprio stranieri e diplomatici di lasciare in fretta la capitale.
Ieri pomeriggio sui tavoli delle rappresentanze diplomatiche a Kiev è stato consegnato un nuovo “avviso”. Il ministero degli Esteri russo ha annunciato l’avvio di una «serie di attacchi sistematici» contro impianti dell’industria della difesa nella capitale Kiev, invitando cittadini stranieri e personale diplomatico a lasciare la città. La portavoce Maria Zakharova, ha annunciato che Mosca  punta anche ai «centri decisionali». All’alba di domenica erano le colonne di fumo sui 40 obiettivi colpiti simultaneamente a spiegare cosa volessero dire le bombe. La gente di Kiev ha compreso la portata del messaggio armato senza bisogno che gli venisse spiegato. E ieri gran parte degli infissi esplosi, delle lamiere fuse dal calore del gas esplosivo, delle macerie piovute in strada come proiettili di cemento, erano stati già rimossi dall’esercito di residenti che da due giorni insieme al personale statale e municipale ripuliscono la città e fanno da mangiare per centinaia di volontari. Tra loro ritroviamo alcuni studenti che nel 2022 fabbricavano bottiglie incendiarie negli scantinati. Quattro anni dopo tornano in strada mettendo musica a tutto volume e riordinando il caos di polvere provocato da 600 droni e 90 missili in gran parte diretti sulla capitale ucraina.
Percorrendo la via delle bombe, lungo i sette colli che si affacciano sul Dnipro, il monito della Russia ha ancora un sapore novecentesco. Da Maidan, la piazza dell’emancipazione dalla Russia, dove è stato danneggiato lo storico Palazzo delle Poste e a pochi metri dal memoriale che ricorda le vittime della repressione filorussa delle proteste nel 2014. Qui l’ordigno è esploso dall’altra parte del grande viale, mancando per poco il mesto giardinetto dove migliaia di bandierine, vessilli e foto, sono posti da chi vuole ricordare un figlio, un amico, un parente caduto in questi oltre quattro anni di guerra. A meno di un chilometro in linea d’aria c’è Podyl, il vivace quartiere sul Dnipro dove pochi giorni fa era stato riaperto il “Museo Chernobyl”. All’interno c’erano documenti, registri, faldoni e testimonianze che raccontano il più grave incidente nucleare della storia e di come Mosca tentò di minimizzare, depistare e censurare. Accadde nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986, tre anni prima della caduta del Muro di Berlino. Fu un disastro nucleare, una catastrofe sanitaria e ambientale, e una frattura politica nella storia sovietica e ucraina. Quasi metà di tutta la raccolta è andata irrimediabilmente distrutta. Sempre a Podyl, i tiratori hanno diretto i droni contro la “Casa dei contratti”, che dopo l’indipendenza ucraina del 24 agosto 1991 tornò a parlare il linguaggio del mercato. Non più le fiere mercantili dell’Ottocento, cancellate dall’economia sovietica, ma la finanza del nuovo Stato. Dalla metà degli anni Novanta l’edificio ha ospitato la Borsa interbancaria ucraina, uno dei luoghi della costruzione del mercato dei cambi dell’Ucraina post-sovietica, quella che guarda verso Ovest.
Fonti del Cremlino avevano annunciato l’attacco sostenendo che si sarebbe trattata di una rappresaglia dopo che le forze ucraine hanno colpito nei territori russi occupati quello che secondo Mosca era un dormitorio studentesco. Inizialmente si era parlato di “bambini uccisi”. Ieri, tre giorni dopo i fatti, le autorità russe hanno accompagnato un gruppo di giornalisti sul posto, tra cui alcuni media italiani. Emittenti come Bbc e Cnn si sono rifiutate di partecipare alla visita dove risultava massiccia la presenza di propagandisti russi. Fonti diplomatiche e di intelligence europee a Kiev, hanno confermato ad Avvenire che il dormitorio era noto per essere stato convertito in centro di addestramento per giovani dronisti e in ufficio di comando. Non si può tuttavia escludere che nell’edificio vi fossero anche studenti estranei alle attività militari. E non è una coincidenza se nel quartiere di Darnytskyi un drone russo ha colpito il tetto di un dormitorio studentesco: 12 giovani sono rimasti intossicati. A preoccupare le autorità ucraine non è solo la portata dell’attacco, ma l’uso del super-missile “Oreshnik”, difficilmente intercettabile e capace di trasportare anche testate nucleari. Il vettore una volta giunto sull’obiettivo è in grado di separarsi in 36 proiettili che possono precipitare alla velocità di 11 chilometri al secondo.
In mattinata alcuni ucraini sospettati di essere informatori dei russi sono stati arrestati mentre segnalavano a non precisati “referenti” l’entità dei danni, soprattutto in aree dove i missili hanno mancato per pochi metri alcuni edifici ministeriali. Nelle stesse ore due droni spia si sono avvicinati a Kiev. Che attende il prossimo allarme delle sirene antiaeree.
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