«Dialogo con l'islam e sguardo ai migranti»: la prima volta di un Papa in Algeria
Parla il cardinale Vesco, arcivescovo di Algeri, che oggi accoglie Leone XIV nella prima tappa del “tour” in Africa. «È il primo viaggio tutto suo. Un’iniziativa di pace che lancia dal continente»

«Monsignor Pierre Claverie ripeteva spesso che tutti noi dovremmo avere un amico musulmano». Il cardinale Jean-Paul Vesco cita il vescovo martire di Orano. Francese, domenicano e pastore in Algeria come lui. Assassinato trent’anni fa. E beato dal 2018. «A lui devo la mia presenza qui nel Maghreb», confida il religioso che dal 2021 è arcivescovo di Algeri dopo aver guidato la diocesi di Claverie. Lo richiama per raccontare la sfida di «costruire la fraternità: cristiani e musulmani insieme». Sfida che è al centro della tappa iniziale del viaggio apostolico di Leone XIV in Africa: quella che da lunedì 13 aprile a mercoledì 15 lo vedrà in Algeria. Prima volta di un Papa nel Paese dove deserto e Mediterraneo si incrociano. Due le dimensioni che caratterizzeranno la sosta: la necessità di «continuare il dialogo con il mondo musulmano», come aveva annunciato il Papa stesso a conclusione della sua visita in Turchia e Libano; e l’incontro con la terra di Agostino, il santo vescovo di Ippona di cui il Pontefice è figlio. «Davvero questo è il primo viaggio tutto suo, quello che non eredita dal passato e quello che ha organizzato tenendo conto delle sue sensibilità e priorità», spiega Vesco ad Avvenire. Undici giorni in cui Leone XIV abbraccerà quattro Paesi: oltre all’Algeria, si fermerà in Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. «Mi piace definire la visita un’iniziativa di pace che il Papa lancia dall’Africa - afferma il cardinale di 64 anni -. Perché il continente è un pulpito privilegiato per testimoniare che la riconciliazione fra i popoli è possibile, anzi è la sola opzione. Come dice l’Algeria: ha vissuto anni di lotte intestine, ma è riuscita a realizzare una convivenza pacifica». Porpora per volontà di papa Francesco, Vesco ha preso parte al Conclave che ha eletto Leone XIV. «Oggi è l’unico leader mondiale che invoca la pace - sottolinea -. Pace che è scommessa sul futuro ma che non può fare a meno di guardare al passato se si vuole costruirla. Lo attesta l’Africa dove molti Paesi fanno i conti con le ferite della storia. Per questo la pace, che implica la giustizia, ha bisogno anche di una memoria riconciliata».

Eminenza, il Papa entrerà nella grande moschea di Algeri, la terza al mondo, e incontrerà le autorità di un Paese tutto islamico. Quale contribuito al dialogo fra cristiani e musulmani?
«Direi che qui sperimentiamo il dialogo della vita. E questo sarà lo snodo del viaggio di Leone XIV. In Algeria, come Chiesa, mostriamo che la convivialità delle differenze è realtà. E annunciamo il Vangelo dando prova che possiamo vivere da sorelle e fratelli con chi segue un altro credo. Rispetto dell’altro e rispetto delle diversità, anche religiose, è ciò che testimoniano».
«Direi che qui sperimentiamo il dialogo della vita. E questo sarà lo snodo del viaggio di Leone XIV. In Algeria, come Chiesa, mostriamo che la convivialità delle differenze è realtà. E annunciamo il Vangelo dando prova che possiamo vivere da sorelle e fratelli con chi segue un altro credo. Rispetto dell’altro e rispetto delle diversità, anche religiose, è ciò che testimoniano».
L’elemento religioso è entrato nelle guerre che oggi insanguinano il mondo.
«Il motore della guerra non risiede nelle differenze fra le fedi. Lo rivela, ad esempio, quello che accade in Palestina: si tratta di una guerra coloniale, volta a confiscare la terra a un popolo e ad annientarlo. Il Papa ha evidenziato che la guerra è tornata di moda. E che cosa è la guerra se non bramosia di potere e controllo di territori e genti? Magari dovuta alla follia di un solo uomo che vuole imporre la sua legge perché guida una superpotenza. I fatti di questi ultimi anni confermano che le religioni non sono parte del problema; anzi, possono contribuire alla soluzione. E abbiamo bisogno di credenti autentici che non deformino il volto di Dio».
«Il motore della guerra non risiede nelle differenze fra le fedi. Lo rivela, ad esempio, quello che accade in Palestina: si tratta di una guerra coloniale, volta a confiscare la terra a un popolo e ad annientarlo. Il Papa ha evidenziato che la guerra è tornata di moda. E che cosa è la guerra se non bramosia di potere e controllo di territori e genti? Magari dovuta alla follia di un solo uomo che vuole imporre la sua legge perché guida una superpotenza. I fatti di questi ultimi anni confermano che le religioni non sono parte del problema; anzi, possono contribuire alla soluzione. E abbiamo bisogno di credenti autentici che non deformino il volto di Dio».

Leone XIV visiterà i luoghi di Agostino, icona dell’Algeria. Il dialogo passa anche dal santo vescovo?
«Sant’Agostino è un ponte, come lo ha definito il Papa. Figlio di questa terra, ha attraversato secoli di storia. Anzitutto, ci ricorda che la Chiesa dei primi secoli era anche nordafricana, una costa che è stata laboratorio del pensiero teologico. E poi ci dice che la sua figura è rimasta viva e luminosa anche in una società musulmana. Di più, oggi assistiamo a una sorta di riappropriazione algerina di Agostino con studiosi del Paese che dedicano al santo riflessioni e saggi».
«Sant’Agostino è un ponte, come lo ha definito il Papa. Figlio di questa terra, ha attraversato secoli di storia. Anzitutto, ci ricorda che la Chiesa dei primi secoli era anche nordafricana, una costa che è stata laboratorio del pensiero teologico. E poi ci dice che la sua figura è rimasta viva e luminosa anche in una società musulmana. Di più, oggi assistiamo a una sorta di riappropriazione algerina di Agostino con studiosi del Paese che dedicano al santo riflessioni e saggi».
Perché in Occidente fa paura chi è musulmano?
«Perché non lo si conosce. E quando si ha paura, serriamo le file per difenderci. E per difenderci, attacchiamo. Non appena cadono le barriere che ci tengono distanti dall’altro, ogni forma di avversione scompare. Sono proprio l’amicizia e la fratellanza gli antidoti al timore del prossimo».
«Perché non lo si conosce. E quando si ha paura, serriamo le file per difenderci. E per difenderci, attacchiamo. Non appena cadono le barriere che ci tengono distanti dall’altro, ogni forma di avversione scompare. Sono proprio l’amicizia e la fratellanza gli antidoti al timore del prossimo».
Come si vedono dal nord Africa i viaggi della speranza dei migranti?
«L’Algeria è sia terra di transito per chi giunge dall’Africa subsahariana e vuole raggiungere l’Europa; sia terra di immigrazione perché viene scelta come nuova patria da chi vive nel continente; sia terra di emigrazione perché molti algerini guardano all’Occidente. Ogni volta che incontro i migranti, giovani vite piegate da condizioni opprimenti, penso che siamo di fronte a un grave peccato. Mi chiedo: che cosa impedisce loro di realizzare i propri sogni nei Paesi d’origine? Paesi che hanno risorse naturali e potenzialità straordinarie… Lo scandalo della migrazione non è soltanto quello della mancata accoglienza, ma soprattutto quello delle ragioni che impongono di lasciare tutto. Ragioni essenzialmente politiche che alimentano menzogne e non permettono alle nuove generazioni di avere una vita dignitosa là dove sono nate».
«L’Algeria è sia terra di transito per chi giunge dall’Africa subsahariana e vuole raggiungere l’Europa; sia terra di immigrazione perché viene scelta come nuova patria da chi vive nel continente; sia terra di emigrazione perché molti algerini guardano all’Occidente. Ogni volta che incontro i migranti, giovani vite piegate da condizioni opprimenti, penso che siamo di fronte a un grave peccato. Mi chiedo: che cosa impedisce loro di realizzare i propri sogni nei Paesi d’origine? Paesi che hanno risorse naturali e potenzialità straordinarie… Lo scandalo della migrazione non è soltanto quello della mancata accoglienza, ma soprattutto quello delle ragioni che impongono di lasciare tutto. Ragioni essenzialmente politiche che alimentano menzogne e non permettono alle nuove generazioni di avere una vita dignitosa là dove sono nate».
Il Papa ha denunciato ingiustizie e scelte economiche che opprimono i popoli. Quali mani si allungano sull’Africa?
«L’Africa viene sfruttata non solo dai Paesi occidentali ma adesso anche da quelli asiatici. Un nuovo colonialismo che chiama in causa l’Occidente. Perché non ha aiutato le nazioni del continente a compiere i progressi necessari e a raggiungere quella maturità essenziale per fare un salto di qualità. Così sta gettando l’Africa fra le braccia di altri attori che non sono certo più caritatevoli e lungimiranti».
«L’Africa viene sfruttata non solo dai Paesi occidentali ma adesso anche da quelli asiatici. Un nuovo colonialismo che chiama in causa l’Occidente. Perché non ha aiutato le nazioni del continente a compiere i progressi necessari e a raggiungere quella maturità essenziale per fare un salto di qualità. Così sta gettando l’Africa fra le braccia di altri attori che non sono certo più caritatevoli e lungimiranti».

Il Papa arriva in Algeria nel trentennale del martirio dei monaci di Tibhirine e del vescovo Claverie durante il “decennio nero” segnato anche dall’estremismo islamista. Che cosa dice la loro morte trent’anni dopo?
«I diciannove beati uccisi fra il 1994 e il 1996 raccontano una Chiesa che è rimasta fedele alla gente, ben sapendo i rischi che correva, e che è stata oggetto di una violenza che ha fatto vittime soprattutto fra i musulmani. Il Papa non andrà a Tibhirine, ma visiterà ad Algeri la casa delle suore agostiniane, due delle quali, Esther e Caridad, erano state uccise nel quartiere di Bab el Oued 32 anni fa. Oggi la loro casa è un centro di formazione e di accoglienza per le donne: sarà il gesto simbolico con cui il Pontefice renderà omaggio ai martiri beati».
«I diciannove beati uccisi fra il 1994 e il 1996 raccontano una Chiesa che è rimasta fedele alla gente, ben sapendo i rischi che correva, e che è stata oggetto di una violenza che ha fatto vittime soprattutto fra i musulmani. Il Papa non andrà a Tibhirine, ma visiterà ad Algeri la casa delle suore agostiniane, due delle quali, Esther e Caridad, erano state uccise nel quartiere di Bab el Oued 32 anni fa. Oggi la loro casa è un centro di formazione e di accoglienza per le donne: sarà il gesto simbolico con cui il Pontefice renderà omaggio ai martiri beati».
I cattolici sono una piccola minoranza: 9mila su 47 milioni di abitanti. Come si vive in una nazione dove l’islam è religione di Stato?
«Siamo una Chiesa non del silenzio, ma dell’incontro. E diaconale, cioè a servizio dell’intero popolo algerino. Vogliamo essere segno, più che presenza numerica. Certo, non è facile essere cristiani e algerini al tempo stesso. E una questione rilevante è quella delle conversioni che non sono accettate. Non si tratta solo di freni normativi, quanto di mentalità».
«Siamo una Chiesa non del silenzio, ma dell’incontro. E diaconale, cioè a servizio dell’intero popolo algerino. Vogliamo essere segno, più che presenza numerica. Certo, non è facile essere cristiani e algerini al tempo stesso. E una questione rilevante è quella delle conversioni che non sono accettate. Non si tratta solo di freni normativi, quanto di mentalità».
Un anno di pontificato di Leone XIV. Che cosa l’ha colpita?
«È il Papa della pace: una pace di cui la Chiesa ha bisogno. E mi piace ritenerlo un Papa che unisce fiducia e audacia. Aggiungo che si fa sempre più audace con il passare dei mesi, come dimostrano le sue parole che ho visto progredire. Quando Leone XIV è stato eletto, ero convinto che fosse il Papa giusto per il nostro tempo. Un anno dopo, tale convinzione si è rafforzata ancora di più».
«È il Papa della pace: una pace di cui la Chiesa ha bisogno. E mi piace ritenerlo un Papa che unisce fiducia e audacia. Aggiungo che si fa sempre più audace con il passare dei mesi, come dimostrano le sue parole che ho visto progredire. Quando Leone XIV è stato eletto, ero convinto che fosse il Papa giusto per il nostro tempo. Un anno dopo, tale convinzione si è rafforzata ancora di più».
Durante il viaggio in Africa, sarà ricordato il primo anniversario delle morte di papa Francesco, il 21 aprile. Quale la sua eredità?
«Papa Francesco ha scosso l’ordine costituito, se così posso dire. E lo ha fatto con grande libertà d’animo. Tutto ciò consente al suo successore di agire con uno stile pacato e libero per ristabilire quali siano le urgenze ecclesiali. Penso che una sia la presenza femminile in ruoli chiave della Chiesa: è il tempo di andare verso questa direzione. Fra i due Papi vedo una sintonia soprattutto per quanto attiene al rapporto della Chiesa con il mondo, a mio avviso il contributo più significativo del magistero di Francesco».
«Papa Francesco ha scosso l’ordine costituito, se così posso dire. E lo ha fatto con grande libertà d’animo. Tutto ciò consente al suo successore di agire con uno stile pacato e libero per ristabilire quali siano le urgenze ecclesiali. Penso che una sia la presenza femminile in ruoli chiave della Chiesa: è il tempo di andare verso questa direzione. Fra i due Papi vedo una sintonia soprattutto per quanto attiene al rapporto della Chiesa con il mondo, a mio avviso il contributo più significativo del magistero di Francesco».
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