Più anziani che giovani: il sorpasso che cambia il volto della Cina
di Luca Miele
Il mini-censimento attesta la profonda trasformazione della popolazione del gigante asiatico. E la famiglia continua a "dimagrire"

È un sorpasso carico di risonanze e non solo simboliche. La struttura della popolazione cinese cambia e cambia velocemente. Più precisamente, declina. E il cambiamento è destinato a mettere sotto pressione l’intero tessuto sociale del gigante asiatico: dalla capacità produttiva alla pressione pensionistica passando per la “tenuta” del “sistema famiglia”.
Per la prima volta dal 1949, gli over 65 hanno sorpassato i bambini sotto i 14 anni: gli anziani sono il 15,87% della popolazione contro il 15,25% dei minori. Cinque anni prima, il censimento del 2020 aveva rilevato il 13,50% di persone di età pari o superiore a 65 anni contro il 17,95% di età compresa tra 0 e 14 anni, un divario di oltre quattro punti percentuali a favore dei bambini, a dimostrazione della rapidità con cui la curva demografica si è invertita. I dati sull’andamento demografico, come riportato dal South China Morning Post, sono stati estrapolati da un "mini-censimento" di novembre – un'indagine campionaria sull'1% della popolazione nazionale, – che ha coinvolto oltre 20 milioni di persone, come hanno spiegato dall'Ufficio Nazionale di Statistica (NBS).
Il dimagrimento fa sentire i suoi effetti a tutti i livelli. Si contrae la popolazione adulta: la fascia di età compresa tra i 15 e i 59 anni rappresenta il 61,89% della popolazione totale, in calo rispetto al 67,33% di dieci anni fa. E si contrae la famiglia: la media dei nuclei familiari alla fine dello scorso anno era di 2,52 persone, rispetto alle 3,10 di dieci anni fa. La riduzione riflette "un aumento significativo delle famiglie composte da una o due persone, segno di un'intensificazione delle tendenze al non matrimonio e all'assenza di figli", ha spiegato al South China Morning Post, il demografo He Yafu. L'aumento della popolazione anziana e la tendenza verso famiglie più “ristrette” stanno "esercitando un'enorme pressione sul modello tradizionale di assistenza familiare".
La fotografia della "salute" demografica del Paese + impietosa. Secondo i dati dell'Ufficio Nazionale di Statistica, il numero totale di nascite nel Paese è sceso a 7,92 milioni nel 2025, il livello più basso mai registrato, e la popolazione si è ridotta di 3,39 milioni, attestandosi a 1,405 miliardi di persone, per il quarto anno consecutivo. Le previsioni sono fosche. Per gli economisti del Rhodium Group, il gigante asiatico perderà quasi 60 milioni di persone nel prossimo decennio, all'incirca la popolazione della Francia, con un calo annuo che raggiungerà i 7,6 milioni entro il 2035. Il problema più grave per Pechino “potrebbe essere il colpo ai fondi della previdenza sociale. Lo scorso anno, i sussidi fiscali ai fondi di previdenza sociale hanno raggiunto la cifra record di 2.900 miliardi di yuan, pari al 10,1% della spesa di bilancio generale, e sembrano destinati ad aumentare ulteriormente”.
L’obiettivo di combattere l’inverno demografico ha scalato la classifica delle priorità di Pechino. Ma i risultati latitano. All'inizio di questo mese, la Commissione Nazionale per la Salute ha esortato le amministrazioni comunali a ridurre gli oneri finanziari legati al parto, alla cura dei figli e all'istruzione, e ha invitato i datori di lavoro ad aiutare i lavoratori a conciliare lavoro e famiglia. La commissione ha lanciato una campagna che designerà ogni tre anni 40 città e 200 luoghi di lavoro come favorevoli alla maternità, l'ultima di una serie di misure.
Secondo la Reuters la spesa totale di Pechino per incentivare le nascite nel 2026 si aggirerà intorno ai 180 miliardi di yuan (25,8 miliardi di dollari). La cifra include il costo di un sussidio nazionale per l'infanzia, introdotto nel 2025, che prevede un contributo annuo di 3.600 yuan per ogni bambino di età inferiore ai tre anni, e i rimborsi previsti dall'assicurazione sanitaria per la gravidanza e il parto. I costi principali “sono rappresentati dal sussidio nazionale per l'infanzia, introdotto per la prima volta lo scorso anno, e dalla promessa che entro il 2026 le donne non dovranno sostenere alcuna spesa diretta durante la gravidanza, con tutte le spese mediche, inclusa la fecondazione in vitro (FIV), interamente rimborsabili dal fondo sanitario nazionale”.
L’obiettivo, sbandierato da Pechino, è costruire nei prossimi cinque anni una "società a misura di parto". Sarà il tempo a dire se la Cina riuscirà a obliterare le cicatrici profonde e drammatiche della politica del figlio unico. Così come se le misure messe in campo saranno efficaci a superare le resistenze esistenti. Come scrive il Mercator Institute for China Studies, “i cittadini cinesi rimangono scettici nei confronti degli sforzi del governo. La discrepanza tra i desideri delle persone e gli interventi governativi rischia di aggravare il malcontento sociale. Le pressioni demografiche sono state elevate a questione di sicurezza nazionale, calpestando la libertà di scelta”.
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