venerdì 1 aprile 2016
Si tratta di un ragazzino di 8 anni, originario dell'Unione delle Comore, in Africa. È stato trattenuto per 10 giorni in una zona di transito dello scalo di Parigi «Charles de Gaulle» perché sbarcato illegalmente.
Resterà in Francia il bimbo bloccato in aeroporto
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Potrà restare in Francia il bambino africano bloccato dalla polizia all'aeroporto di Parigi Charles de Gaulle il 21 marzo e trattenuto lì fino ad oggi. Lo ha stabilito il giudice.Qualcuno sui social ironizza se non si stia girando il sequel del film Terminal, ma la realtà è drammatica: come ha scritto la Cbs, è un ragazzino di 8 anni, originario dell'Unione delle Comore, in Africa, che è stato bloccato nella cosiddetta zona di transito - dove vengono raggruppati gli stranieri senza autorizzazione a entrare sul territorio francese - dell'aeroporto di Parigi «Charles de Gaulle» dal 21 marzo scorso, dopo aver tentato di entrare in Francia illegalmente. Il ragazzo, che non è stato pubblicamente identificato, è atterrato all'aeroporto parigino lo scorso il 21 marzo: stando a quanto riportato dall'associazione Voix de l'enfant una volta arrivato al controllo passaporti è stato fermato dalla polizia, insospettita dal fatto che avesse con sé il passaporto di un cugino e fosse in viaggio da solo perché in attesa di ricongiungersi a Parigi con dei suoi familiari. La Francia in passato ha avuto molti casi di minori non accompagnati rimasti bloccati, ma la situazione del ragazzo di Comore è diversa: diversi gruppi di aiuto, frustrati alla gestione del governo con i minori profughi non accompagnati hanno levato la loro voce in difesa dei diritti dei minori, appellandosi alla Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia. Si tratta di «una situazione eccezionale che a mio parere è durata troppo a lungo», ha detto Pierre Henry, capo di France-Terre d'Asile, una associazione leader per aiutare i migranti. «Il luogo adatto per un bambino non è in una zona di detenzione», ha proseguito Henry. Pur comprendendo le ragioni dei funzionari che volevano assicurarsi che il bambino non fosse stato vittima di tratta,  Henry è convinto che le autorità giudiziare avrebbero potuto stabilire che venisse accolto in un luogo più adatto. E non come invece è accaduto che venisse prolungato il suo fermo nella zona di transito dell'aeroporto, quella dove vengono raggrupati gli stranieri sprovvisti di autorizzazione per entrare in Francia. Finalmente oggi i media francesi scrivono il lieto fine (di questa parte) della storia. Il tribunale della libertà e della detenzione di Bobigny ha ammesso che non vi era alcuna seria garanzia di sostegno per il bimbo nelle Comore, dal momento che la mamma non lo poteva più mantenere. Dovrà ora essere stabilito se affidarlo ai servizi sociali o consegnarlo alla sua famiglia: ad attenderlo ci sarebbe stata una zia residente in Francia.Una fonte aeroportuale aggiunge alla storia un particolare, tutto da verificare: in mattinata il piccolo sarebbe stato messo su un aereo per essere rimpatriato. Ma lui avrebbe pianto e urlato, tanto che il capitano si sarebbe rifiutato di farlo partire. Più tardi è arrivata l'udienza che gli ha dato la speranza di un futuro migliore.
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