giovedì 24 luglio 2014
Il 55enne Joseph Rudolph Wood, condannato per un duplice omicidio commesso nel 1989. Scoppia la polemica per il cocktail di farmaci utilizzati e sulle inutili sofferenze.
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​È durata quasi due ore l'agonia di Joseph Wood, 55 anni, condannato alla pena capitale nel 1989 per l'omicidio della fidanzata e del padre di lei. Nel suo Stato Usa, l'Arizona, le esecuzioni prevedono il ricorso all'iniezione letale: Wood sarebbe dovuto spirare nel giro di pochi minuti, invece è stato legato alla brandina nella stanza della mortealle 13,52 di ieri ora locale, ma il suo cuore ha ceduto soltanto alle 15,49. Secondo l'avvocato difensore, Dale Baich, l'uomo ha impiegato "circa un'ora e 40 minuti ansimando, boccheggiando e lottando per respirare". Il mix di farmaci utilizzato per giustiziare il condannato, a base di midazolam e idromorfone, era sperimentale essendo stato impiegato in precedenza un'unica volta: a metà dello scorso gennaio in Ohio. Anche in quel caso, peraltro, era andata male: erano occorsi tredici minuti per spirare al malcapitato cui era stata somministrato. Secondo Baich, "l'Arizona sembra essersi unita a parecchi altri Statiresponsabioli di un orrore totalmente evitabile: un'esecuzione abborracciata. L'opinione pubblica dovrebbe chiamare leautorità a risponderne".Il governatore Jan Brewer, repubblicana, ha espresso rincrescimento per l'accaduto e ha ordinato alla Direzione statale dei Servizi Penitenziari di condurre un'inchiesta approfondita, ma ha comunque difeso l'operato dei funzionari che hanno seguito l'esecuzione di Wood, a suo dire perfettamente "legale". Brewer ha sostenuto che il condannato in sostanza "non ha sofferto", e che quanto ha patito "contrasta nettamente con l'orribile sofferenza da lui inflitta alle sue due vittime, e con quella che ha causato alla loro famiglia per l'intera vita".
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