lunedì 25 ottobre 2010
I documenti pubblicati dal sito Wikileaks contraddirebbero la versione ufficiale: nessuno sparo da mezzo di soccorso. Nellla battaglia morirono quattro civili, tra cui una donna incinta. Un altro file smonterebbe l'ipotesi del suicidio del militare Salvatore Marracino. Il legale della famiglia: per noi esiste solo la versione ufficiale.
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Non sparavano gli occupanti del mezzo di soccorso iracheno colpito durante la "battaglia dei Lagunari", nell'agosto 2004 sui ponti di Nassiriya, in Iraq, e poi esploso perché raggiunto dai colpi dei soldati italiani: lo si legge nella documentazione messa online da Wikileaks. I militari italiani dissero di aver risposto al fuoco proveniente dal veicolo iracheno."Alle ore 03.25 un automezzo che transitava sul ponte orientale di Nassiriya non si è fermato al checkpoint italiano e veniva conseguentemente ingaggiato con armi leggere. Quindi si è prodotta una grande esplosione, seguita da una seconda da cui si è valutato che il veicolo avesse dell'esplosivo", si legge in due resoconti americani del 5 agosto 2004 pubblicati da Wikileaks. I fatti risalgono alla notte tra il 5 e il 6 agosto 2004 quando a Nassiriya si verificarono scontri tra i miliziani dell'Esercito del Mahdi e i soldati italiani, posti a difesa dei tre ponti sull'Eufrate. L'episodio è stato al centro di una vicenda giudiziaria complessa. A bordo del veicolo, secondo i testimoni, si trovavano una donna incinta, la madre, la sorella e il marito. La ricostruzione raccontata dai file di Wikileaks coincide sostanzialmente con quanto appurato nel corso dell'inchiesta giudiziaria. I militari hanno sempre raccontato una storia diversa: nessuna ambulanza, hanno sostenuto, ma solo un furgone, privo di insegne o di dispositivi luminosi, con a bordo uomini armati che, a un tratto, sono scesi sparando contro i soldati italiani che, dopo aver seguito le procedure, si sono limitati a rispondere al fuoco. Dai file Wikileaks, incrociati con il rapporto riservato, scritto tre giorni dopo i fatti dal colonnello dei lagunari Emilio Motolese e reso noto nel 2006, emerge che la versione dei soldati italiani si potrebbe riferire a un episodio distinto, verificatosi un'ora dopo, alle 04.25. I soldati "spararono contro un mezzo che non si era fermato al checkpoint". Quindi iniziò - si legge nei file - una battaglia nella quale diversi insorti rimasero uccisi e altri feriti". Salvatore Marracino, il militare italiano morto nel corso di una esercitazione il 15 marzo 2005 in Iraq, "é stato colpito accidentalmente", si legge nella documentazione pubblicata da Wikileaks. Secondo l'ipotesi più accreditata all'epoca, invece, il 28enne di San Severo (Foggia) si sparò alla fronte con la sua stessa arma, che si era inceppata poco prima.In un rapporto americano datato il 15 marzo 2005, classificato segreto e pubblicato da Wikileaks con diversi omissis, si legge che ''alle ore 13, un (militare italiano) stava prendendo parte a un'esercitazione di tiro a Nassiriya. E' stato accidentalmente colpito (alla testa). E' stato trasferito all'ospedale in Camp (Mittica) e classificato come incidente. E' stato trasferito all'Ospedale navale di (Kuwait City). E' morto alle 16.45 circa'', ora locale. La notizia della morte a Nassiriya del sergente Marracino arrivo' nell'Aula della Camera proprio mentre si stava per votare il rifinanziamento della missione italiana in Iraq. A informare il Parlamento fu il vicepremier Marco Follini spiegando che Marracino, ''durante un'attivita' regolarmente programmata di tiro con le armi portatili, nel tentativo di risolvere un inceppamento della propria arma, e' stato raggiunto da un colpo alla testa''. Nel tempo la ricostruzione e' apparsa sempre piu' sfocata: non si e' piu' parlato esplicitamente di un colpo esploso dall'arma impugnata dallo stesso Marracino. Durante i funerali, la madre del ragazzo lancio' un appello ai commilitoni del figlio perche' la aiutassero a ''fare chiarezza'' su quanto accaduto."L'unica versione per noi valida è quella che fu accertata all'epoca, non ci sono altre versioni. Non crediamo a nessun'altra versione". Così l'avvocato Mauro Valente, legale della famiglia Marracino, commenta a le rivelazioni di Wikileaks. "La famiglia Marracino - prosegue Valente - condivide in pieno la scelta che fece all'epoca Salvatore. Quella che era la famiglia di Salvatore, che era l'esercito, adesso è la famiglia dei genitori di Salvatore. Piuttosto che alzare polvere o cercare lo scoop a tutti i costi riteniamo che sia più opportuno lasciare in pace la memoria di Salvatore e magari pregare per lui".
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