mercoledì 3 gennaio 2018
I Guardiani della rivoluzione, dispiegati in forze, dicono di aver domato la sedizione. Trump promette: «Sostegno ai manifestanti al momento opportuno». Il regime porta in piazza i fedelissimi
Migliaia di fedelissimi hanno invaso le strade di Ahvaz (Ansa)

Migliaia di fedelissimi hanno invaso le strade di Ahvaz (Ansa)

Dopo sette giorni, la protesta sembra fermarsi in Iran. Per la prima volta, nella notte tra martedì e mercoledì, non ci sono stati altri cortei in Iran, a parte una fiammata a Piranshahr. Non è un caso. Martedì sera, la Guida suprema, Ali Khamanei, aveva rotto il silenzio e, su Twitter, si era scagliato contro i «nemici esterni della Repubblica». Poco dopo, il leader aveva dispiegato i Guardiani della rivoluzione, i pasdaran, con l’ordine di fermare la rivolta. «L’abbiamo fatto», ha annunciato con una punta di orgoglio, il capo dei pasdaran, il generale Mohammad Ali Jafari. «La sedizione è finita», ha tuonato Jafari. Quest’ultimo ha descritto l’intervento dei Guardiani come «chirurgico» e «limitato alle province di Isfahan, Lorestan e Hamedan», dove ci sono state le maggiori violenze, provocate da «una piccola minoranza di agitatori, addestrati da forze contro-rivoluzionarie e dai terroristi del Mojahedin del popolo iraniano», organizzazione al bando nel Paese.

A scendere in piazza, invece, oggi, sono stati i fedelissimi del regime, chiamati in massa (come venerdì scorso) a ribadire la propria fedeltà alla Guida suprema. E a condannare, a gran voce, il «complotto di Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita», come ripeteva la folla urlante. Sarebbero questi ultimi gli architetti, secondo l’ayatollah Khamenei, delle proteste che, da giovedì scorso, hanno infiammato l’Iran. Negli scontri sono morte almeno 26 persone. Le ultime tre – tutte esponenti dell’intelligence –sono state uccise ieri. Altre 700 sono state arrestate: tra queste vi sarebbe anche un cittadino europeo, fermato nella zona di Borujerd.

Perché si protesta in Iran?

Come riporta il Post, le proteste – considerate le più grandi dal 2009 anno delle enormi proteste del cosiddetto “movimento dell’Onda Verde” – sono iniziate giovedì scorso. Inizialmente erano rivolte al governo, accusato di non aver fatto le riforme economiche che aveva promesso, ma si sono poi allargate, e hanno coinvolto altre persone che protestavano rispetto ad altri temi. Negli ultimi giorni, durante manifestazioni che si sono diffuse fino a coinvolgere decine di città in tutto l’Iran, si sono sentiti slogan contro l’intero sistema della teocrazia islamica in vigore in Iran dalla rivoluzione del 1979 e in almeno due casi anche contro la Guida suprema iraniana, Ali Khamenei.

Parlando direttamente delle manifestazioni per la prima volta, il presidente iraniano Hassan Rouhani – un moderato, eletto per un secondo mandato la scorsa estate – ha detto domenica di capire la rabbia e la frustrazione delle persone per le difficili condizioni economiche del paese, ma che le proteste non possono degenerare in violenze e distruzioni. «Il diritto di critica e di protesta è garantito dalla costituzione» ha detto Rouhani, «ma deve essere esercitato in un modo che porti a miglioramenti per il paese e il suo popolo».

Rouhani ha anche risposto al presidente statunitense Donald Trump, che domenica aveva scritto su Twitter che “le persone hanno finalmente capito come i loro soldi e la loro ricchezza venga sperperata per finanziare il terrorismo”, aggiungendo che gli Stati Uniti avrebbero sorvegliato le proteste per evitare violazioni dei diritti umani. Rouhani ha detto che Trump non aveva diritto di esprimere solidarietà ai cittadini iraniani dopo aver definito il loro paese uno stato-terrorista.

L’agenzia stampa semi-ufficiale ILNA ha detto che negli ultimi tre giorni di proteste sono state fermate almeno 450 persone. Sempre domenica le autorità iraniane hanno bloccato in molte parti del paese Instagram e Telegram, due popolari app per scambiare foto e messaggi che potrebbero essere state usate per coordinare le manifestazioni degli ultimi giorni.

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