lunedì 13 dicembre 2010
L’inasprimento della legge sull’emittenza, presentata nei giorni scorsi all’Assemblea nazionale, prevede anche una sanzione pari al 10% dei ricavi per gli editori ribelli. È la nuova strategia del regime che, dopo aver demonizzato la rete, ne ha compreso le potenzialità e mira a controllare la comunicazione su Internet Intanto lo Stato ha acquisito il 20 per cento di Globovision, negli anni passati l’unica voce critica contro il presidente.
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Odio, amore, e poi controllo statale. La relazione di Hugo Chavez con le reti sociali è passata dalla condanna iniziale – meno di un anno fa definì Twitter come «uno strumento terrorista» – ad un intenso uso quotidiano: negli ultimi otto mesi, attraverso @chavezcandanga, il presidente venezuelano ha annunciato decisioni di governo, ha lanciato slogan o ha rinforzato il suo zoccolo duro elettorale. Ora, però, il governo bolivariano del Venezuela ha deciso di mettere un freno alla diffusione di alcuni messaggi via web. Attenzione, avverte Caracas: le compagnie di Internet e i server rischiano multe salate. Il vicepresidente Elías Jaua ha presentato all’Assemblea nazionale (Parlamento) un progetto per modificare la cosiddetta “Legge resorte” (la norma sulla responsabilità sociale di radio e televisione). La riforma vuole estendere regole più rigide anche ai mezzi di comunicazione digitali, ai siti Internet e alle social network. Nel mirino dell’esecutivo di Chavez ci sono tutte «quelle informazioni che possono costituire manipolazioni mediatiche volte a stimolare ansia nella cittadinanza o alterare l’ordine pubblico». Non solo: la riforma punta contro i contenuti «destinati a disconoscere le autorità legittimamente costituite e a mancare di rispetto nei confronti dei poteri pubblici o delle persone che esercitano tali incarichi». L’opposizione venezuelana teme che il testo imponga un bavaglio alle critiche nei confronti del presidente Chavez, della sua squadra governativa o delle sue politiche.Qualora le autorità stabiliscano che un sito, una rete sociale o un blog stanno contravvenendo le nuove regole, la legge obbligherà i service a «stabilire meccanismi che permettano la restrizione, senza ritardi, nella diffusione dei messaggi e nell’accesso ai portali». Se un mezzo di comunicazione – sia esso Facebook, Twitter o un giornale on line – divulga un messaggio sospetto, che incita al magnicidio (ovvero all’omicidio di una persona pubblica o politica) o che potenzialmente rischia di provocare caos e insicurezza, incorrerà in sanzioni molto severe. La multa sarà pari al 10% dei ricavi lordi registrati durante l’ultimo anno e la sospensione del servizio per 72 ore: tutto oscurato per tre giorni, dunque. Gli stessi castighi verranno applicati anche contro i messaggi che promuovono l’odio, l’intolleranza per ragioni religiose, politiche, per differenze sessuali, per razzismo o xenofobia, l’apologia di delitto, propaganda di guerra e – più in generale – manipolazione dell’informazione. La modifica legislativa potrebbe essere discussa nei prossimi giorni. L’obiettivo del governo è che l’Assemblea nazionale approvi il testo rapidamente, per evitare che a gennaio – quando i deputati dell’opposizione eletti il 26 settembre occuperanno i rispettivi seggi – la norma venga bloccata. Le reazioni non si sono fatte attendere. Proprio attraverso Twitter, il deputato oppositore Juan José Molina avverte: con questo progetto legislativo lo Stato controllerà Internet, la tv via cavo e l’accesso alla rete. Ma il governo smentisce: «Questo progetto non vuole restringere l’uso di Internet, bensì introdurre ai service i parametri della responsabilità di diffusione dei messaggi», spiega Manuel Villalba, presidente della Commissione dei mezzi di comunicazione del Parlamento. Gli avvertimenti contro la rete web vanno avanti da mesi. Lo scorso marzo il presidente venezuelano richiese l’intervento della Procura contro un portale che aveva pubblicato la falsa notizia della morte dell’allora ministro e direttore della Commissione nazionale telecomunicazioni, Diosdado Cabello. “Reporter sans frontières” avvertì subito che «applicare restrizioni ad Internet non risolverà il problema della diffusione di false notizie» e denunciò il rischio per «la libertà d’espressione in Internet», accusando il governo di avere aumentato «il controllo sui mezzi di comunicazione, soprattutto audiovisivi, durante gli ultimi anni».Nel 2007 venne ritirata la concessione per la trasmissione in chiaro al canale privato Rctv, ufficialmente per ragioni amministrative. Qualche giorno fa lo Stato ha assunto il controllo del 20% della televisione Globovision, sempre molto critica con il presidente Chavez.
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