lunedì 7 novembre 2022
L'avvio con le parole di Guterres (Onu): siamo su una strada che porta all'inferno, serve un patto tra Paesi ricchi e poveri per la riduzione delle emissioni. I discorsi dei leader, presente Meloni
Una attivista manifesta al vertice del clima

Una attivista manifesta al vertice del clima - Reuters

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"Guidiamo su una strada che porta verso l'inferno e lo stiamo facendo con il piede che spinge sull'acceleratore. Stiamo perdendo la battaglia per la vita: le emissioni di gas serra continuano ad aumentare, la temperatura globale continua a crescere". Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres lancia l'allarme durante il suo discorso all'apertura degli interventi dei leader mondiale alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2022 (COP27), in corso da ieri l 18 novembre a Sharm el-Sheikh, in Egitto.

Oggi e domani parlano i capi di governo. Il summit è stato formalmente aperto da un discorso del presidente egiziano al Sisi.

"Siamo prossimi al punto in cui i cambiamenti climatici diventeranno irreversibili", ribadisce Guterres. "Fra poco nascerà l'abitante numero otto miliardi della terra: che gli risponderemo quando sarà grande abbastanza da chiederci: cosa avete fatto per salvare il mondo, quando ne avevate l'opportunità?", avverte il segretario generale.

Ed ecco la "ricetta" di Guterres: i Paesi ricchi, quelli emergenti e quelli in via di sviluppo devono fare uno "storico patto di solidarietà climatica" per poter accelerare la riduzione delle emissioni entro questa decade e salvare il mondo. Stati Uniti e Cina in modo particolare, le due più grandi economie della terra, devono unirsi a questa intesa. C'è solo una scelta: cooperare o morire, solidarietà climatica o suicidio collettivo".

Secondo Guterres, nell'ambito del patto di solidarietà climatica, i Paesi a più alto sviluppo "devono sostenere a livello finanziario e tecnico la transizione energetica nelle economie emergenti e in via di sviluppo", con l'obiettivo di "mettere fine alla dipendenza da combustibili fossili entro il 2030 nei Paesi ricchi ed entro il 2040 in tutto il resto del mondo" e quindi nell'ottica di "limitare l'aumento della temperatura globale media a non più di 1,5 gradi celsius" e fornire "energia sostenibile e accessibile a tutti". Un'intesa come questa, secondo il segretario generale, "è la nostra unica speranza".

Guerres ha presentato il progetto "Primo allarme per tutti", che con un costo di 50 centesimi all'anno per persona per i prossimi 5 anni potrà consentire di raggiungere tutti gli abitanti della Terra con allarmi tempestivi contro gli eventi meteo estremi, riducendo i danni del 30%. Il progetto richiede un investimento di 3,1 miliardi di dollari fra il 2023 e il 2027 e ha già il sostegno di 50 Stati e guarda alle conseguenze climatiche: tempeste, ondate di calore, alluvioni e siccità.


LA LINEA DEI GRANDI E I PRIMI ACCORDI

Quello di oggi e domani, il vertice dei leader, sarà il primo momento 'clou' del controverso appuntamento in Egitto: in tutto 125 partecipanti tra capi di Stato e di governo, oltre ai diplomatici di ben 200 Paesi e al numero record di 40 mila presenze tra esponenti di Ong, societa' civile, studiosi, settore privato, difensori dei diritti. Molto atteso il 'ritorno' al summit Onu del Brasile, dopo 4 anni di scetticismo da parte del presidente di estrema destra Jair Bolsonaro nei confronti del cambiamento climatico: il vincitore delle elezioni Luiz Inacio Lula da Silva e' stato invitato, anche se entrera' in carica nel gennaio 2023. Il futuro presidente di sinistra ha già assicurato di voler tornare in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici, tutelando l'Amazzonia, uno dei principali polmoni verdi del pianeta. Proprio trent'anni fa, nel 1992, si era tenuto il Summit della Terra di Rio, una data passata alla storia per la difesa degli ecosistemi.

Tra i nomi di spicco del vertice, il presidente Usa Joe Biden, il neo premier britannico Rishi Sunak e per l'Italia è presente la presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, che ha incontrato diversi leader tra cui il collega inglese Rishi Sunak, il presidente israeliano Isaac Herzog, il primo ministro dell'Etiopia Abiy Ahmed e ha poi visitato il Padiglione Italia.

Tra le assenze eccellenti quella del presidente della Cina - Paese più inquinante al mondo - Xi Jinping e del suo omologo russo Vladimir Putin.

I partecipanti sono suddivisi in due grandi gruppi, impegnati in serrati negoziati per raggiungere un accordo finale.

Da un lato quello dei Paesi ricchi e più sviluppati, responsabili della maggior percentuale di inquinamento globale, capitanati dal G7, a presidenza tedesca.

Dall'altro il gruppo G77+Cina - ovvero 134 Paesi emergenti e poveri - attualmente presieduto da Munir Akram, ambasciatore del Pakistan all'Onu, che rinnoverà le sue pressioni per ottenere i fondi precedentemente promessi a titolo di risarcimento e di sostegno alla transizione energetica.La linea dei Grandi è quella di far "pagare" il costo del cambiamento climatico ai Paesi ricchi "non europei", in pratica Cina e Stati Uniti, per aiutare i Paesi poveri di fronte al cambiamento climatico.

Il vertice sul clima Cop27 ha concordato, nella sua sessione di apertura, un primo accordo molto importante: ovvero di discutere nel corso dei lavori i finanziamenti specifici per aiutare le nazioni vulnerabili a far fronte ai danni inevitabili causati dal riscaldamento globale. Il tema del cosiddetto loss and damage era uno dei punti sui quali i Paesi più poveri e vulnerabili, poco responsabili del riscaldamento globale ma molto esposti alle sue devastanti conseguenze, insistevano da mesi ma non era stato ufficialmente inserito nell'agenda del vertice.

La regione del Mediterraneo avra' un suo apposito padiglione con 600 scienziati da 35 Paesi - collocato nella zona blu della Cop27 - a riprova della gravita' della crisi climatica in quest'area del mondo in cui le temperature aumentano del 20% in piu' rispetto alla media globale.

LA COP AFRICANA

La presidenza egiziana ha presentato il vertice come "la Cop africana", con l'obiettivo dichiarato di voler dare voce alla richiesta di giustizia climatica e di finanziamento per la transizione da parte dei 54 Stati del continente, responsabili di meno del 4% delle emissioni globali, ma regione tra le più flagellate da fenomeni meteorologici estremi.

Secondo il Carbon Brief, da inizio 2022 le manifestazioni climatiche devastanti in Africa hanno ucciso almeno 4 mila persone e costretto circa 19 milioni a lasciare la propria abitazione, sfollati interni o profughi in Paesi confinanti. Nel solo Corno d'Africa la siccità colpisce 19 milioni di residenti mentre in Nigeria oltre 1,4 milione di cittadini è sfollato a causa delle recenti alluvioni. Al di là della maggiore vulnerabilità del continente al riscaldamento globale, ripercussioni altrettanto drammatiche di fenomeni di siccità estrema e di alluvioni - la più grave degli ultimi 40 anni in Kenya - sono la mortalità e il calo dei rendimenti agricoli che espongono un numero sempre maggiore di persone alla carestia. A Sharm El-Sheikh capi di Stato africani, rappresentanti governativi e di ong rinnoveranno ai Paesi ricchi la loro richiesta urgente di incrementare i finanziamenti diretti al continente per accelerare la loro transizione energetica. Finora i principali inquinatori mondiali non hanno onorato la promessa di portare a 100 milioni di dollari l'anno gli aiuti ai Paesi piu' poveri, africani ma non solo, per lottare contro i cambiamenti climatici oltre che a titolo di risarcimento.
Secondo dati Ocse, il tetto massimo dei finanziamenti del Nord del mondo e' stato di 83,3 miliardi nel 2020, mentre l'impegno quota 100 miliardi potrebbe essere raggiunto nel 2023. Per molti esperti, ancora una volta l'Africa e i Paesi del Sud del mondo rischiano di rimanere delusi dall'esito del vertice, nonostante moniti e appelli lanciati nelle scorse settimane dal Segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, che ha definito la Cop27 "un test decisivo per ristabilire la fiducia tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo", parlando di "imperativo morale" e di "necessita' di agire".

A RISCHIO L'ACCORDO DI PARIGI
Il recente rapporto del Programma Onu per l'Ambiente (UNEP) e le raccomandazioni del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico hanno avvertito che "la finestra di opportunita' si sta chiudendo" per arginare l'aumento ineluttabile delle temperature che ipoteca il rispetto dell'Accordo di Parigi, siglato nel 2015 in sostituzione del precedente Protocollo di Kyoto, nel contesto della Cop21.
Numeri alla mano, il mondo si sta allontanando dall'impegno di contenere entro 2 gradi - meglio se 1,5 grado - il riscaldamento globale rispetto ai livelli preindustriali. Allarmanti le previsioni dell'UNEP: entro fine secolo il riscaldamento del pianeta rischia di raggiungere quota 2,6 gradi, un livello "catastrofico" che rende urgente "un'azione climatica su tutti i fronti, ora". In base agli impegni attuali della maggior parte dei Paesi - una diminuzione delle emissioni del 5% entro il 2030 e ad alcune condizioni del 10% - c'e' il 66% di rischi che il riscaldamento sia di 2,6 gradi entro fine secolo e nella migliore delle ipotesi raggiungerebbe comunque 2,4 gradi. Se invece i Paesi riuscissero a rispettare la neutralita' carbone - ovvero zero emissioni - l'aumento delle temperature si fermerebbe a 1,8 grado, ma per gli esperti clima dell'Onu "questo scenario al momento non e' credibile" per le "differenze" tra le promesse gia' fatte e i risultati ottenuti. Per mantenere 1,5 C, le emissioni dovrebbero essere ridotte del 45% rispetto ai livelli attuali e del 30% per stare entro 2 C. Con queste premesse, e' chiaro che sono scarse le aspettative da questo vertice. Non sono in discussione nuovi tagli alle emissioni o impegni concreti, ma solo questioni procedurali, tecniche, burocratiche e di regolamentazione di alcuni aspetti formali dell'accordo di Parigi.

Da mesi fa discutere la scelta dell'Egitto come sede del grande evento, con Ong e attivisti per i diritti umani che denunciano di essere stati esclusi. Chiari e forti gli appelli giunti dai quattro angoli del pianeta per ottenere la scarcerazione di centinaia di detenuti politici, ma non solo: tra di essi, l'attivista Alaa Abdelfatah, che osserva uno sciopero della fame da aprile e che domenica smettera' anche di bere. Il governo di Abdel Fattah al-Sisi teme dimostrazioni antigovernative e su alcuni social si vocifera di una grande manifestazione di protesta durante le giornate del vertice. Tra gli assenze piu' rilevanti quella di re Carlo III, che è stato scoraggiato dal governo (che vorrebbe approfittare della prima uscita pubblica del nuovo monarca per scopi piu' politici), ma ha intenzione di convocare un evento con oltre 200 ospiti a Buckingham Palace, invitando oltre 200 politici, scienziati, manager di imprese green, attivisti ambientali e ONG.

Non ci sarà neanche Greta Thunberg, l'iconica attivista svedese: "Non andrò alla Cop27 per molte ragioni, ma lo spazio per la società civile quest'anno è molto limitato" ha argomentato; senza peli sulla lingua ha sentenziato che le persone al potere usano le conferenze sul clima per interessi personali e come greenwashing. Goccia che ha fatto traboccare il vaso delle polemiche: secondo Greenpeace, uno dei principali sponsor della conferenza egiziana e' Coca-Cola, una delle azienda piu' inquinanti al mondo, da sola responsabile del 10% delle bottiglie di plastica disperse, pari a tre milioni di tonnellate.


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