sabato 13 luglio 2019
Badal Masih lavorava nella discarica gestita da un musulmano. Il “datore di lavoro” si è infuriato e lo ha colpito dopo aver scoperto che il piccolo avrebbe abbandonato l'impiego
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Si chiamava Balal Masih, aveva 11 anni e due “colpe”. Per prima cosa, era nato povero tra i poveri di a Rasheed Abad, quartiere baraccopoli di Faisalabad. E, inoltre, fatto ancora più grave, era cristiano. In un Pakistan dove ancora, spesso, le linee di emarginazione socio-economica si sovrappongono a quelle religiose, queste due “colpe” possono equivalere a una condanna a morte. E, così, è stato per Balal, il baby-raccoglitore di rifiuti massacrato nella stessa discarica dove lavorava dal “padrone” per un prestito di un euro.

Il piccolo ucciso a bastonate dal suo padrone (Foto da Asia News)

Il piccolo ucciso a bastonate dal suo padrone (Foto da Asia News)

Dall’inizio dell’estate, come riporta "AsiaNews", il piccolo aveva iniziato a prestare servizio nell’immondezzaio per aiutare la madre Sharefaan, domestica a ore. Il padre, tossicodipendente, non aveva impiego. Per frugare tutto il giorno fra l’immondizia, Balal riceveva l’equivalente di cinquanta centesimi. Troppo pochi per la sopravvivenza della famiglia Masih. Per questo, il piccolo aveva chiesto al datore di lavoro, il musulmano Ilfran alias Kalu, un anticipo dell’equivalente di un euro. Due giorni fa, Ilfran ha cominciato a molestare il bambino, incapace di restituire il debito. Esasperato, l’undicenne s’è fatto dare la somma dalla madre, l’ha ridata al “padrone” ma poi gli ha detto che non avrebbe mai più lavorato per lui.

Un affronto per quest’ultimo che l’ha “punito”. Afferrata una spranga di ferro, l’uomo ha iniziato a colpire Balal fino a massacrarlo di fronte agli occhi della mamma, accorsa perché il figlio non tornava dalla discarica. Quando la polizia è arrivata, il bambino era ormai morto in un lago di sangue. Il killer era sparito.


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