lunedì 19 maggio 2014
​In Serbia, Bosnia-Erzegovina e Croazia 50 vittime, decine di migliaia i profughi. E c'è paura per mine della guerra dissotterrate dalle erosioni. L'impegno della Caritas. VIDEO: GUARDA LE IMMAGINI DALL'ALTO.
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Nelle zone dei Balcani occidentali sconvolte dalle inondazioni record degli ultimi giorni la situazione registra timidi segnali di miglioramento, anche se resta l'emergenza legata alla piena dei grandi fiumi, a cominciare dalla Sava. E c'è paura per mine delle guerre balcaniche dissotterrate da erosioni e dilavamenti.In Serbia, Bosnia-Erzegovina e Croazia - i tre Paesi colpiti dalle alluvioni - le condizioni meteo sono decisamente migliorate, con tempo soleggiato e temperature in leggera ripresa. Ciò favorisce le operazioni di soccorso, ancora in pieno svolgimento dal momento che vaste zone sono tuttora completamente sommerse e isolate. Le vittime nei tre Paesi, stando a un bilancio ancora provvisorio, sono una cinquantina - 30 in Bosnia, 20 in Serbia e una in Croazia, ma il numero dei morti è purtroppo destinato a crescere. Decine di migliaia sono le persone costrette a lasciare le loro case e messe al sicuro in centri di raccolta e rifugi di fortuna. Finora sono state evacuate oltre 25 mila persone in Serbia, più di 20 mila in Bosnia-Erzegovina e 15 mila nell'est della Croazia.

In Serbia sembrano essere state messe in sicurezza le due grandi centrali termiche - Nikola Tesla sulla Sava e Kostolac sul Danubio, che producono buona parte dell'energia elettrica del Paese - minacciate dall'acqua alta e dalle piene dei due grandi fiumi. Nella capitale Belgrado l'ondata di piena della Sava è attesa fra lunedì sera e martedì mattina, ma le autorità assicurano che gli argini sono stati rafforzati grazie al lavoro ininterrotto di migliaia di volontari. Il pericolo in tutte le zone alluvionate è ora anche il diffondersi di epidemie a causa delle tante carcasse di animali che emergono con il ritirarsi delle acque.    In Bosnia in particolare è alta la minaccia di mine e ordigni risalenti alla Guerra degli anni Novanta, ora vaganti dopo che i campi minati ben segnalati sono stati travolti dalla acque. E mentre prosegue e si intensifica l'afflusso di aiuti umanitari da tutto il mondo, compresa l'Italia, a Belgrado hanno riaperto le scuole, rimaste chiuse da giovedì scorso per la necessità di non intralciare la macchina dei soccorsi. Intanto si comincia a fare la conta dei danni incalcolabili arrecati dalle alluvioni sopratutto all'agricoltura e alle infrastrutture.L'impegno della CaritasLe Caritas locali si sono subito attivate a sostegno della popolazione e hanno lanciato vari appelli. Caritas Italiana è presente sul posto con alcuni operatori a sostegno degli interventi avviati e ha lanciato una raccolta fondi. Le Caritas e le Chiese locali hanno già lanciato i loro appelli attraverso la rete di Caritas Europa, sui media locali e sui social network. Al momento, sono molto impegnate nella prima assistenza, nell'organizzazione di punti di raccolta, nella distribuzione di pasti caldi, nel fornire informazioni utili. Gli operatori italiani di Caritas nella regione stanno visitando le località maggiormente colpite e alcuni luoghi di prima accoglienza per poter valutare e rispondere ai bisogni più urgenti. La necessità principale rimane comunque la raccolta fondi per coprire le spese della prima emergenza, mentre nei prossimi giorni verranno elencate con più precisione le altre necessità materiali che dovessero presentarsi dalle missioni sul campo. 

 

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