giovedì 21 settembre 2017
Distrutte statue e vetrate. Monsignor Marcuzzo: “Fanatismo di gruppi di persone che non vogliono accettare la diversità e la fede dell’altro»
Profanata la chiesa di Santo Stefano a Beit Jimal
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Ai «danni ingenti»provocati dalle distruzioni delle statue e delle vetrate, si aggiunge il profondo dolore causato «al fanatismo di questi gruppi di persone, che non vogliono accettare la diversità e la fede dell’altro». Così monsignor Giacinto-Boulos Marcuzzo, neo vicario patriarcale per Gerusalemme e la Palestina, commenta all'agenzia AsiaNews l’attacco portato nella serata di mercoledì «da alcuni fanatici» (come lui stesso li definisce e con tutta probabilità «estremisti ebraici») alla chiesa di Santo Stefano a Beit Jimal. Il luogo di culto è parte di un complesso gestito dai salesiani che comprende un monastero e un cimitero, teatro nel 2016 di una profanazione.

«Siamo in un periodo di festa – aggiunge Marcuzzo – per il Capodanno ebraico e musulmano. In questo clima di gioia e celebrazioni, abbiamo ricevuto ieri la notizia di questo nuovo attacco. I vandali hanno fatto irruzione all’interno della chiesa e hanno distrutto le croci, la statua della Madonna e le vetrate artistiche, oltre che i volti dei santi». Il danno, prosegue il vescovo, non è solo economico ma è dovuto «al messaggio fanatico che questo attacco racchiude: una ideologia che non accetta la fede, la visione dell’altro. Nell’Antico Testamento c’è scritto di distruggere le statue perché simbolo di idolatria». Ecco, «queste persone distorcono le Scritture e promuovono il fanatismo. Forse non è un attacco diretto ai cristiani, ma certo è un messaggio contro quanti non condividono la loro ideologia e fa paura, perché mostra che non vi è rispetto per gli altri, viene minata la convivenza sociale».


La condanna dell'Assemblea degli ordinari cattolici

Anche l'Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa ha denunciato l'accaduto "la dissacrazione della Chiesa di Santo Stefano" che si trova nel Monastero salesiano di Beit Jamal, non lontano da Gerusalemme. "Abbiamo appreso questa mattina - ha sostenuto Wadie Abunassar a nome dell'Assemblea - della dissacraziondella chiesa ad opera di ignoti che hanno lasciato grande distruzione oltre ad aver rotto le icone di vetro di Cristo e della Vergine Maria". "È con dispiacere e rabbia - ha proseguito - vedere noi stessi impegnati nella condanna di simili atti criminali che si sono ripetuti molte volte nei recenti anni, mentre al tempo stesso non vediamo nè sicurezza nè trattamento educativo da aperte delle autorità dello Stato contro questo fenomeno pericoloso".

"Mentre domandiamo allo Stato, e a tutte le sue rilevanti istituzioni, di lavorare per punire gli autori dell'attacco e di educare la gente a non mettere in atto simili offese, preghiamo l'Altissimo - ha proseguito
Abunassar - per la ritirata degli autori sperando che tutti i popoli, specialmente nella nostra Terra Santa, apprendano a coesistere l'uno con l'altro in amore e reciproco rispetto, senza riguardo per le diversità tra loro".
L'ambasciatore italiano in Israele, Gianluigi Benedetti, ha fatto sapere di aver parlato questa mattina con il responsabile del monastero, don Antonio Scudo, informandosi dei fatti e lunedì prossimo si recherà sul posto per una visita di solidarietà. La polizia israeliana ha annunciato di aver aperto un'indagine sull'accaduto.

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