Perché la svolta nucleare proposta da Macron è un messaggio all'Europa
di Daniele Zappalà, Parigi
Il presidente francese ha annunciato un piano di «deterrenza avanzata», che scommette sul riarmo e prevede l'aumento delle testate atomiche coinvolgendo anche altri Paesi. Dal Regno Unito alla Germania, otto Stati hanno già aderito ma non c'è l'Italia. L'obiettivo è una «cooperazione» con esercitazioni comuni

In un mondo in subbuglio e vieppiù armato fino ai denti, la Francia propone ora di proteggere tutta l’Europa allargando lo scudo della propria «deterrenza nucleare». Con toni solenni, in un lungo discorso pomeridiano presso la base in Bretagna dei sottomarini atomici transalpini, il presidente Emmanuel Macron ha teso, in questi termini, la propria mano ai partner Ue potenzialmente bersaglio di futuri attacchi: «Entriamo sul sentiero di ciò che chiamerò la deterrenza avanzata».
Quasi un’ora di discorso per far capire che Parigi non resterà spettatrice impassibile del riarmo internazionale. Scatta, dunque, un piano d’adattamento che implicherà pure un nuovo sottomarino nucleare strategico già in fase di costruzione: «L’Invincibile» ma operativo solo nel 2036. Ed anche un non precisato «aumento del numero di testate nucleari» a disposizione della Francia, rispetto alle circa 300 attuali, ripartite fra sottomarini e missili montati su caccia offensivi.
Accanto a questa volontà di mostrare i muscoli in termini di arsenale – compreso un programma di missili a lunga gittata franco-anglo-tedesco – la principale svolta strategica annunciata dall’Eliseo riguarda comunque proprio la concertazione in corso con le altre cancellerie europee, in forma di dialogo o già di primi passi comuni simbolici. In quest’ultimo caso, ha precisato Macron, ciò ha riguardato in primis la Gran Bretagna, anch’essa potenza nucleare, a cui Parigi ha riservato la possibilità inedita di assistere a test militari nucleari in corso.
Ma «non vi sarà nessuna condivisione della decisione finale, né della sua pianificazione, né della sua realizzazione», ha puntualizzato Macron, enfatizzando più volte la volontà di non uscire dal solco di «piena indipendenza» tracciato storicamente dal generale Charles de Gaulle, a cui si dovette l’abbrivio della parabola militare nucleare alla francese. Restare indipendenti, secondo Macron, significa pure riservarsi l’esclusiva di decidere quali sono gli «interessi vitali» in pericolo che potrebbero innescare una fatale controffensiva nucleare francese. In ogni caso, nel quadro di «una catena di comando di una chiarezza totale», la scelta d’azionare l’ordigno atomico spetterebbe «soltanto» all’Eliseo.
In parallelo rispetto al quadro Nato, Parigi vuole permettere ai suoi alleati di «partecipare ad esercitazioni di deterrenza nucleare». Secondo l’Eliseo, 8 Paesi hanno già «accettato»: Regno Unito, Germania, Polonia, Olanda, Svezia, Danimarca, Belgio e Grecia. Per il momento, l’Italia non aderisce dunque a questa «deterrenza avanzata», anche se Macron assicura di «continuare a dialogare con tutti». Concretamente, al nuovo “club” sarà consentito fra l’altro di accogliere «forze aeree strategiche» francesi, capaci così di agire «in profondità» sul territorio europeo, per «complicare i calcoli» di eventuali nemici potenziali. Fra questi, in modo prevedibile, il capo dell’Eliseo ha citato in primis la Russia di Vladimir Putin. Fra le opzioni evocate ieri, pure la possibilità di dispiegare altri «elementi della forza strategica» presso gli alleati.
Secondo Macron, si tratterà di uno scenario vantaggioso per tutti. Ai propri connazionali, il capo dell’Eliseo ha spiegato che la “deterrenza avanzata” rafforzerà la stessa difesa del territorio francese, grazie a un «campo» d’azione più largo. Un’estensione che Parigi immagina pure a livello sottomarino, in particolare nelle acque del Mediterraneo. Ciò implica pure la necessità, secondo Macron, di «una giusta ripartizione degli sforzi» fra partner coinvolti. Per il presidente francese, tutto ciò non tradisce la “dottrina nucleare” classica, poiché quest’ultima «non è mai stata concepita entro i soli limiti» territoriali transalpini. Del resto, Emmanuel Macron ha ricordato che dalla base bretone di Brest prendono il largo regolarmente dei sottomarini, proprio come quello ben in vista, ieri, dietro il presidente. Nel pomeriggio, il discorso di Macron è stato seguito da un comunicato franco-tedesco sulla «cooperazione più stretta» fra i due Paesi in ambito nucleare, con la partecipazione della Germania «fin da quest’anno» ad esercitazioni nucleari transalpine. Nel corso dell’intervento in Bretagna, non sono mancate frecciate riguardanti pure l’atteggiamento altalenante di Washington verso i propri alleati. Un fattore citato da Macron come ulteriore argomento per giustificare la “svolta” francese.
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