Il metodo più efficace per contrastare il bullismo è lasciare la cattedra agli studenti
A dimostrarlo sarebbe il progetto NoTrap!, che da anni chiede agli alunni di fare da docenti di non violenza ai compagni. «Quando spiegano loro, arrivano i risultati »

Nelle aule di oltre dieci istituti toscani sono entrati lo scorso anno due “esperti di bullismo” per insegnare strategie per contenere aggressioni, molestie e attacchi verbali. Erano gli ultimi di una lunga serie di docenti che negli anni sono stati perlopiù ignorati dalle classi. Eppure, in pochi mesi, il loro approccio ha dato ovunque risultati positivi. «In quasi tutte le aule, a nemmeno un anno dall’intervento, sono calati gli episodi violenti. Il motivo è presto detto: gli esperti non provenivano da fuori, ma erano gli stessi compagni di classe formati ad hoc. Anche per questo, le loro parole hanno avuto molto più effetto di quelle dei docenti». A spiegarlo è Ersilia Menesini, professoressa ordinaria di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università di Firenze, che assieme ad altre docenti ha coordinato il progetto toscano NoTrap!, che negli ultimi dieci anni ha guidato con successo centinaia di studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado fuori da circoli viziosi di molestie e aggressioni. La novità? Che i risultati di NoTrap!, misurati a cadenza regolare dagli accademici, hanno permesso ai pedagogisti di trovare una formula vincente per il contrasto al bullismo. «Si tratta di un modello di prevenzione – commenta Menesini – che è rivolto a classi provenienti da contesti diversi. Ha il vantaggio di attivare meccanismi positivi dall’interno del gruppo».
Il primo effetto è che, nelle aule in cui NoTrap! ha raggiunto risultati soddisfacenti, a trarne benefici è la salute psico-fisica degli studenti. «Le vittime di bullismo – spiega Menesini – presentano problemi interiorizzati, come ansia e sintomi depressivi. In più, sono esposte a un rischio maggiore di suicidio». In Italia, il fenomeno riguarda quasi tutti gli alunni. Otto ragazzi su dieci ritengono che la violenza tra coetanei sia un problema serio e solo il 54% dichiara di sentirsi sicuro a scuola (dati Sos Villaggi dei bambini per il 2025). La forma più diffusa – ma non meno pericolosa – è la violenza psicologica, ma un adolescente su due sostiene di aver assistito almeno una volta anche a «toccamenti indesiderati» tra compagni. Non solo. Il 65% ha assistito anche a episodi di aggressioni con spintoni o schiaffi. È in questo contesto che NoTrap! chiede direttamente agli studenti di agire contro la violenza.
Il meccanismo è semplice: all’interno delle classi vengono selezionati dai tre ai cinque alunni, spesso candidati spontanei. A loro, psicologi e pedagogisti offrono una formazione specifica e gratuita, utile a entrare in azione: «Tornano in aula con un manualetto – spiega la professoressa –. Propongono interventi sulla comprensione delle emozioni, come la rabbia o la tristezza o la vergogna. Ma progettano anche strategie molto pratiche per risolvere i problemi assieme alla classe. Devono pensare a come dovrebbero comportarsi sia gli osservatori sia le vittime». Poco importa, in realtà, se gli alunni selezionati, prima di assumere il ruolo provvisorio di docenti, erano bulli, vittime o spettatori della violenza. Nel progetto NoTrap! sono tutti pari. Esistono, però, dei candidati più efficaci: «Sono quelli che hanno già avuto una esperienza vissuta sulla propria pelle. Studenti, cioè, che sono in grado di mettersi nei panni della vittima, di capirne la sofferenza e attivarsi per cambiare la situazione».
Gli interventi in aula vengono ripetuti più volte nel tempo, se necessario a raggiungere il risultato. Ma gli studenti non vengono mai lasciati soli. «Il segreto dell’efficacia – spiega Menesini – è sempre formare anche i docenti. Altri modelli di prevenzione simili non hanno funzionato perché gli studenti, senza docenti formati ad accompagnarli, non ottengono risultati». Per valutare l’impatto di NoTrap!, invece, le coordinatrici del progetto hanno sempre osservato, prima e dopo l’intervento, le ricorrenze degli episodi di violenza: «Vittimizzazione, bullismo e cyberbullismo sono ovunque in diminuzione», sostiene Menesini. «In generale, a cambiare sempre è l’atteggiamento verso il bullo». Nel bullismo, infatti, non sono coinvolte solo le vittime: «Tutti hanno un ruolo – conclude la professoressa –. Si chiamano bystander le persone che assistono indolenti alla violenza. NoTrap! cerca di attivare anche loro. I risultati arrivano quando tutti smettono di essere favorevoli o passivi di fronte alla violenza».
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