Chi è Ben-Gvir, il colono pluriarrestato per sostegno al terrorismo

Ministro della Sicurezza nazionale, avvocato specializzato nella difesa dei coloni, 49 anni, abbina la partecipazione politica legale alle azioni provocatorie
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May 20, 2026
Chi è Ben-Gvir, il colono pluriarrestato per sostegno al terrorismo
Il ministro della Sicurezza nazionale Ben-Gvir / EPA/ABIR SULTAN
A lungo, alle pareti della casa dell’insediamento illegale di Kiryat Arba, dove il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir risiede, spiccava il ritratto di Baruch Goldstein, il medico che il 25 febbraio 1994 ha massacrato 29 islamici in preghiera alla Tomba dei Patriarchi di Hebron, prima di venire a sua volta linciato dalla folla. Come lui, anche Itamar Ben-Gvir - al centro delle polemiche di queste ore per il trattamento di scherno e disprezzo riservato agli attivisti della Flotilla - è un fedele seguace del rabbino estremista Meir Kahane. Da adolescente ha militato nel suo partito radicale Kach e per questo è stato esonerato dal servizio militare. Arrestato più volte per incitamento all’odio e sostegno alle organizzazioni terroristiche, è diventato noto all’opinione pubblica nel 1995 quando, durante un corteo contro gli Accordi di Oslo, è stato filmato mentre gridava, con in mano il cofano dell’auto di Yitzhak Rabin: «Abbiamo la sua auto, prima o poi avremo anche lui». Qualche settimana dopo, il premier è stato assassinato da un estremista. Avvocato specializzato nella difesa dei coloni e agitatore esperto, Ben-Gvir, 49enne, ha abbinato la partecipazione politica legale alle azioni provocatorie, come le marce nei quartieri musulmani di Gerusalemme o le preghiere alla Spianata della Moschee (o Monte del Tempio). Gesti ripetuti anche da ministro della Sicurezza. Il suo partito, Otzmah Yehudit, “potere ebraico”, ha sei seggi: un pacchetto chiave – con gli 8 delle altre formazioni ultrà – per la maggioranza di Netanyahu. Come il collega ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, per le sue tesi razziste dallo scorso giugno è sotto sanzioni da parte di Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia.

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