Il coraggio di Davide: ha abbracciato il suo aggressore (condannato a 20 anni)

Dura condanna per uno dei giovani che accoltellarono uno studente universitario. Dalla vittima nei giorni scorsi una lettera di perdono
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May 20, 2026
Il coraggio di Davide: ha abbracciato il suo aggressore (condannato a 20 anni)
Davide Cavallo in tribunale per il processo ai suoi aggressori/ FOTOGRAMMA
Prima della lettura della sentenza ha abbracciato in aula i suoi aggressori Davide Cavallo, lo studente 22enne vittima il 12 ottobre 2025 in corso Como a Milano, di un accoltellamento, e di un violento pestaggio da parte di cinque ragazzi, che gli ha provocato una lesione midollare permanente. «Potresti essere mio fratello, mi sento in colpa», gli ha risposto uno degli imputati, Ahmed Atia, consegnandogli una lettera di scuse durante un colloquio in aula di un paio di minuti. Un gesto di riconciliazione che ha colpito i suoi avvocati, che pure conoscono il carattere, la mitezza e la moralità del 22enne studente della Bocconi. Il 12 maggio scorso infatti Davide Cavallo aveva scritto una lettera aperta, pubblicata su Avvenire, in cui raccontava lo choc del risveglio in Rianimazione, il calvario delle medicazioni e la fatica di doversi rimettere in piedi in qualche modo, ma esprimendo sempre compassione per i suoi aggressori: «Abbiate pietà di voi stessi, non lasciatevi definire da quello che è successo. Non siete perduti. Potete fare ancora tante cose belle nella vita. Non smettete di crederci, io con voi». Tutto ciò nello sforzo di comprendere l’assurdità di quello che gli era accaduto: «Io fino a ieri ero voi. Ciascuno di voi. Non ero diverso. Fino a ieri camminavo per la strada, cantando, andando al parco, mi svegliavo, col sorriso o meno e vivevo la mia vita. Fino a ieri tutto era “normale”, scontato, abitavo il mio corpo e non pensavo alle cose a cui penso oggi. Nessuno mi aveva detto che sarei finito così, non un segnale, un messaggio: un giorno ti svegli, la tua vita è cambiata e non puoi farci nulla». Oggi Davide Cavallo si è rimesso in piedi, ha indossato un ciondolo con un cuore bianco e, aiutandosi con le stampelle, è andato a seguire, accompagnato dai genitori, il processo in Tribunale, con rito abbreviato.
Il pm Andrea Zanoncelli aveva chiesto 12 anni per Alessandro Chiani, che ha sferrato la coltellata, e 10 anni per Atia, che quella notte fece da palo al gruppo. Il gup di Milano Alberto Carboni nella sentenza ha aumentato la pena per il primo dei due imputati, portandola a 20 anni per tentato omicidio e rapina; era partito da una base di 30 anni per diminuirla di 10 per via del rito abbreviato. Mentre per Atia la sentenza ha confermato la richiesta di dieci anni, con reato derubricato a omissione di soccorso. Inoltre essendo stato in carcere per sei mesi per lui è stata disposta la scarcerazione. Poi ci sono gli altri tre imputati minorenni, che andranno a processo dal prossimo luglio. Una sentenza quindi particolarmente dura, che forse vuole anche punire la gravità del fatto commesso con motivazioni pretestuose - una rapina da 50 euro dopo avergli chiesto una sigaretta -, nonché la iniziale mancanza di pentimento mostrata dagli aggressori i quali, intercettati, si scambiavano messaggi come: «Speriamo che muoia, così non parla», oltreché la diffusione dei coltelli tra i giovanissimi. Ma per fare valutazioni di questo tipo occorrerà leggere le motivazioni, che saranno depositate entro un mese. Una condanna che ha colpito la stessa vittima, lasciandola interdetta, secondo quanto hanno raccontato i suoi avvocati (il processo era a porte chiuse).
Quando ha sentito pronunciare «20 anni di reclusione», Davide Cavallo è rimasto spaesato. «Ma sono tanti!», avrebbe commentato. Poi si è seduto, si è coperto il volto con le mani ed è scoppiato in un pianto liberatorio. «È rimasto stupito dalla pena molto alta ad Alessandro Chiani», ha confermato Giovanni Azzena, che difende Cavallo insieme al collega Luca Degani. Anche i genitori e il fratello di Davide sono rimasti «stupiti». «È stato come se il loro sentimento di giustizia si fosse rimodulato», ha detto il loro avvocato Luca Lazzaroni. In aula però non ci sono stati solo i toni concilianti. Secondo il professor Guglielmo Gugliotta, legale dell’imputato che ha sferrato la coltellata, non c’era il tentato omicidio: «Lui dà due coltellate ma si allontana mentre la zuffa continua, non ha visto il sangue per terra, si è chiesto: ma si muore per questo? Non sapeva che potesse uccidere». «Sentirsi dire che una coltellata è stata data per gioco è qualcosa che ci fa veramente dire basta. Che c’è un limite anche al diritto di difesa», ha replicato l’avvocato Degani. Il giudice inoltre ha disposto una provvisionale di 500 mila euro da versare allo studente aggredito e 50 mila euro per ciascuno dei genitori e pure per fratello. Ahmed Atia dovrà invece risarcire in sede civile.

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