Trump fugge dalle indagini fiscali grazie a un accordo con il Dipartimento della Giustizia

di Elena Molinari, New York
Una clausola inserita in un accordo più ampio stabilisce che il governo federale sarà "per sempre escluso" dal perseguire contestazioni fiscali contro il presidente Usa, i suoi parenti e le sue attività economiche. Gli esperti sollevano dubbi sulla legittimità dell'intesa, definendola "abuso del sistema giudiziario"
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May 20, 2026
Trump fugge dalle indagini fiscali grazie a un accordo con il Dipartimento della Giustizia
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump / ANSA
Un accordo riservato tra il Dipartimento di Giustizia americano e Donald Trump rischia di aprire un nuovo fronte politico e legale sul potere del presidente negli Stati Uniti. L’Amministrazione repubblicana di Trump avrebbe infatti concesso allo stesso capo della Casa Bianca, ai suoi familiari e alle sue aziende una protezione straordinaria contro tutte le indagini fiscali pendenti, impedendo all’agenzia delle entrate Usa (Internal Revenue Service, o Irs) di portare avanti le verifiche già in corso.
Una di queste, già in fase avanzata o forse conclusa, avrebbe potuto costare a Trump oltre 100 milioni di dollari fra penali e tasse arretrate per aver dichiarato due volte le stesse perdite. In base alla nuova intesa, inserita senza pubblicità come appendice a un accordo più ampio, sarà bloccata. Il testo stabilisce infatti che il governo federale sia “per sempre escluso” dal perseguire contestazioni fiscali contro Trump, i suoi parenti e le sue attività economiche. Non solo. La nuova misura prevede anche la creazione di un fondo da 1,8 miliardi di dollari destinato a risarcire le persone che, secondo Trump, sarebbero state colpite “ingiustamente” da indagini fiscali per ragioni “personali, politiche o ideologiche”. La mossa arriva dopo che Trump ha accettato di ritirare una causa da 10 miliardi di dollari da lui mossa contro la stessa Irs, che aveva diffuso le sue dichiarazioni dei redditi durante il primo mandato. La legge federale americana vieta al presidente e agli alti funzionari dell’esecutivo di intervenire per fermare o avviare controlli fiscali specifici. Resta però un’area giuridicamente più vaga che concede maggiori spazi di manovra al procuratore generale: attualmente il ministro alla Giustizia a interim Todd Blanche, ex avvocato personale di Trump. Gli esperti di diritto tributario hanno immediatamente sollevato dubbi sulla legittimità dell’intesa, definendola un abuso del sistema giudiziario e sostenendo che qualsiasi sospensione delle verifiche richiederebbe comunque un’azione dell’Irs.
Alcuni si spingono ad accusare Trump di star progressivamente cancellando la separazione tra interesse pubblico e interesse privato presidenziale. Persino alcuni parlamentari repubblicani hanno espresso disagio. Il leader della maggioranza al Senato, John Thune, ha preso pubblicamente le distanze dal fondo da 1,8 miliardi, dicendo di non comprenderne lo scopo. L’Irs prevede controlli obbligatori annuali sulle dichiarazioni fiscali del presidente in carica, una procedura pensata proprio per garantire trasparenza e prevenire conflitti di interesse. Il nuovo accordo rischia dunque di aprire una battaglia istituzionale. Il caso riporta sotto i riflettori il rapporto conflittuale di Trump con il fisco americano. Durante anni di verifiche e contenziosi, il presidente ha sempre sostenuto di non aver commesso irregolarità fiscali, denunciando invece una persecuzione politica orchestrata au suoi danni. Resta ora da vedere se la misura sopravviverà a possibili ricorsi giudiziari o a nuove pressioni del Congresso.

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