Al Senato il Governo nel caos sul riarmo. L’ira di Meloni per la «sciatteria»
Una mozione del centrodestra chiede di "rivedere" l'impegno del 5% di Pil in difesa. Poi il testo viene tagliato. Le opposizioni: esecutivo allo sbando

«È successo di nuovo». Il primo pensiero a Palazzo Chigi è questo: nonostante mille richieste di prudenza e avvedutezza, nonostante mille richiami alla responsabilità, la maggioranza ha di nuovo affrontato con leggerezza - «sciatteria» la parola più utilizzata - un tema delicatissimo, al centro delle negoziazioni tra Stati ed Europa, tra Stati e Nato, tra Paesi membri dell’Alleanza e gli Usa: il difficile equilibrio tra impegni sottoscritti per il riarmo e impegni da assumere per ristorare i danni della guerra in Iran. Due capitoli che oggettivamente fanno fatica a camminare insieme, ma che i capigruppo di maggioranza al Senato - Craxi di Forza Italia, Romeo della Lega, Malan di FdI - avevano “risolto” con un tratto di penna: il 5% di Pil di spese in difesa va «rivisto», avevano scritto in una mozione al Senato sulla sicurezza energetica.
Il testo circolava da lunedì sera ma ha fatto piena irruzione nella giornata politica nella tarda mattinata di ieri. Doveva rappresentare la risposta della maggioranza alla mozione di opposizione che spingeva sulla revisione del Patto di stabilità, l’addio al piano di riarmo e l’avvio del percorso verso la difesa comune europea. Il centrodestra non si è voluta accontentare di bocciare il testo delle minoranze e ha provato a rilanciare, chiedendo al Governo di «mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato, confermando il raggiungimento del 2% del Pil per la spesa per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5%) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali, includendo nel computo anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche».
Le opposizioni non hanno avuto nemmeno il tempo di evidenziare il dietrofront dell’esecutivo sul riarmo che poco dopo le 15 è arrivata la tagliola: il passaggio sulle spese concordate in sede Nato viene tolto su richiesta del Governo.
Tra mille voci - comprese quelle secondo cui il ministro della Difesa Guido Crosetto avrebbe minacciato le dimissioni -, dopo la sforbiciata è iniziato il rimpallo di responsabilità. I tre capigruppo sono concordi nel riferire alla stampa che, dopo accorta riflessione, si è convenuto di affrontare il tema in altre sedi, lasciando al Governo mano libera per i complessi negoziati in corso (soprattutto quello per avere maggiore flessibilità dall’Ue per l’energia, anche se ieri il titolare dell’Economia Giorgetti ha fatto una mezza frenata affermando che «esistono altri strumenti»).
Ma dietro le frasi di circostanza, ci sono le reciproche accuse nell’ombra. I “moderati” della coalizione vorrebbero dare la colpa alla Lega, che da mesi pressa per un parziale disimpegno sul riarmo. Mentre dal Carroccio fanno notare che l’iniziativa di una mozione è venuta dalla forzista Craxi. Altre fonti dicono pure che quel passaggio non doveva esserci, ma qualcuno l’avrà pur inserito...
Di certo maggioranza e Governo sul tema appaiono nel caos, e anche sulle possibili soluzioni per attenuare lo choc energetico derivante dalla guerra israelo-americana in Iran. Entro questa settimana occorrerà varare un nuovo provvedimento-tampone sulla benzina. Poi, se il conflitto non finirà, o l’Europa offrirà un canale di spesa meno “attenzionato” dai mercati o si dovrà procedere con un doloroso scostamento di bilancio.
Le opposizioni vedono nel mozionegate di ieri un nuovo scricchiolio del Governo. «Sono a pezzi, hanno perso la bussola e anche la pur minima credibilità», affonda il capo M5s Giuseppe Conte. Anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, parla di «Governo allo sbando» e si chiede chi abbia proposto la retromarcia sul 5%. La sua domanda afferra uno dei nodi politici: ci sono scelte che Meloni deve fare, ma i gruppi al Senato l’hanno preceduta, salvo poi tornare indietro. Non un buon segnale per l’esecutivo, atteso da mesi difficili.
Ovviamente, nell’ombra si staglia il duello che va avanti da mesi il titolare della Difesa Crosetto e il ministro del Tesoro Giorgetti. Quanto accaduto al Senato conferma che la sintesi si complica e non si avvicina.
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