Dobbiamo dire no alle scorciatoie della propaganda

Quando, come a Modena, in fatti di cronaca nera sono coinvolte persone riconducibili a un retroterra d’immigrazione, per qualcuno il responsabile diventa espressione di un’intera popolazione. Un esercizio non corretto
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May 19, 2026
Dobbiamo dire no alle scorciatoie della propaganda
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni arrivano all'ospedale di Baggiovara (Modena) dove sono ricoverate alcune delle persone ferite a Modena dopo essere state travolte/ ANSA
Non cedere all’odio e alla paura. Questa la risposta di Modena al terribile attacco di sabato, in una manifestazione convocata dal sindaco Massimo Mezzetti che ha portato in piazza all’indomani migliaia di persone. Restare una città unita, coesa e solidale: questo è il modo migliore di reagire alla lacerazione inferta al tessuto sociale dalla violenza dell’attentatore, Salim El Koudri, cittadino italiano di origini marocchine. La solidarietà con le vittime, l’orrore per la dinamica dell’assalto, la grande emozione suscitata da un evento eccezionale per il nostro Paese, si prestano a strumentalizzazioni tanto facili quanto pericolose. Uscite pubbliche e titoli di prima pagina coinvolgono in blocco le nuove generazioni di origine immigrata in un discorso d’allarme che le addita come pericolo per la sicurezza. Con l’aggiunta di pseudo-soluzioni insensate, come l’incremento delle espulsioni o le restrizioni negli ingressi: una cannonata fuori bersaglio, essendo il responsabile cittadino italiano a tutti gli effetti. Un prodotto purtroppo della nostra società, non di qualche invasione straniera. Tutto questo come se l’uccisione a Taranto di Bakari Sako da parte di un branco di giovani italiani pochi giorni prima non fosse lì a ricordarci i rischi del gettare benzina su presunti scontri di civiltà.
Quando in fatti di cronaca nera sono coinvolte persone riconducibili a un retroterra d’immigrazione scatta fatalmente un meccanismo di collettivizzazione: il responsabile diventa espressione di un’intera popolazione, anzi la dimostrazione della minaccia rappresentata dall’immigrazione. Anche quando è nato in Italia più di trent’anni fa ed è segnato da gravi problemi psichici, individuati ma purtroppo non curati efficacemente dal nostro sistema sanitario. Ci si dovrebbe domandare: quanti anni devono passare, quante generazioni devono succedersi, quante dimostrazioni di appartenenza sociale sono necessarie perché una persona smetta di essere identificata come immigrata e possa essere vista invece nella sua individualità, nel bene e nel male? Non vale nemmeno la facile spiegazione opposta, quella della marginalità sociale e del fallimento educativo. Salim El Koudri è laureato in Economia aziendale, l’essere cresciuto in una famiglia immigrata non gli ha impedito di raggiungere il massimo traguardo negli studi. Non siamo in uno scenario di banlieue e di violenza giovanile da ghetto urbano. Rimane piuttosto il rammarico per il fatto che nessuno si sia reso conto del precipizio in cui stava cadendo il giovane laureato, per l’odio che maturava dentro di lui, per la disperazione violenta che lo inghiottiva. Non hanno funzionato gli anticorpi, sociali e istituzionali, che dovrebbero normalmente prevenire e contrastare questi scoppi di aggressività delirante.
Torniamo allora alla realtà di una società in cui 930.000 alunni “stranieri” frequentano le nostre scuole, 25.000 le università, senza contare quelli che nel frattempo sono diventati italiani: 217.000 nel 2024. Non potremo né cacciarli, né rinchiuderli in un ghetto, né trattarli indefinitamente come cittadini di serie B. Sfruttare l’attacco di Modena per irridere i nuovi italiani, o la loro rappresentazione come risorse per una società invecchiata, inasprisce i confini interni, rende più difficile l’integrazione tra persone di origine diversa, alimenta pregiudizi e contrapposizioni. E rischia di scatenare i giustizieri della notte. Ad onta del fatto che tra i coraggiosi che insieme a Luca Signorelli hanno disarmato e fermato l’aggressore c’erano due italiani di origine egiziana. Abbiamo bisogno di risposte come quella del sindaco di Modena, che alla violenza non ha risposto con parole di odio o di allarme sociale, bensì di ritrovata coesione e solidarietà civica.

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