La vita di Giovanni Mazzucconi e cosa resta della Missione 200 anni dopo
Nato nel marzo del 1826, a Lecco, è stato tra i primi a partire con la primissima "spedizione" in Oceania e tra gli ispiratori del Pime. Martirizzato nel 1855, beatificato nel 1994

Il primo marzo 1826 nasceva a Lecco Giovanni Mazzucconi. Cresciuto in una famiglia numerosa e religiosa studiò nei seminari milanesi e divenne prete nel 1850. Di lui sarebbe svanito ogni ricordo se non fosse per la vocazione missionaria che lo portò, insieme ad altri giovani colleghi ed alcuni laici, a dar vita nello stesso anno al primo nucleo del futuro Seminario Lombardo per le Missioni Estere. Con loro e molti altri a seguire, le missioni non sarebbero state più solo un impegno dei grandi ordini religiosi, ma di tutto il clero e della gente comune. L’iniziativa della diocesi di Milano, presto condivisa dagli altri Vescovi della Lombardia, si sarebbe evoluta fino a diventare il Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) nel 1926. Nel frattempo erano stati fondati anche i missionari Comboniani (Verona), Saveriani (Parma), della Consolata (Torino) e altri Istituti più piccoli e meno noti, compreso uno a Roma poi confluito nel Pime. Il ventesimo secolo sarebbe stato per l’Italia e l’Europa una grande stagione missionaria. Non solo per la partenza di decine di migliaia di religiosi, preti e laici verso tutti continenti, ma anche per il coinvolgimento della popolazione nei paesi e nelle parrocchie, il loro sostegno economico e spirituale, la giornata missionaria mondiale ogni anno, un’efficace stampa e animazione missionaria.
Giovanni Mazzucconi è una persona simbolo di questa avventura per vari motivi. Anzitutto perché uno dei primi e membro della primissima “spedizione”, come allora si diceva. Un gruppo di cinque preti e due laici, non ancora trentenni, che nulla accettarono di vicino e di facile. Solo l’Oceania. Il responsabile, don Paolo Reina, partì da Milano con una nomina a Vicario Apostolico della Melanesia o Micronesia. Proprio così. Non “e” ma “o” (seu nella bolla in latino) perché neanche a Roma sapevano bene su quali isole sarebbero sbarcati e dove ci sarebbe stato più bisogno di loro. Poi Giovanni Mazzucconi fu anche il primo martire, sull’isola di Woodlark, oggi nel territorio della Papua Nuova Guinea. Era il 1855 ed erano passati solo tre anni dall’arrivo del gruppo in Oceania. Il tentativo era umanamente fallito e la prima spedizione naufragata a causa delle distanze, dell’isolamento, delle febbri malariche e dell’ostilità degli isolani al loro primo contatto con stranieri.
Mazzucconi è stato beatificato da Giovanni Paolo II nel 1984. Sono duecento anni ora dalla sua nascita. Naturalmente il Pime, Milano, Lecco e la Papua Nuova Guinea lo ricordano con alcune iniziative. Ma il pensiero corre veloce attraverso due secoli di vivacità missionaria su cui ora aleggia l’incertezza tipica di ogni cosa che ha un inizio, uno sviluppo e una fine. Tre fasi facilmente collocabili per il movimento missionario moderno in Italia e in Europa. Gli inizi e il consolidamento nella seconda metà dell’Ottocento. La fioritura per tutto il Novecento. La fine in atto nel momento attuale. Verso la metà del nostro secolo, a duecento anni dalla partenza del primo gruppo per l’Oceania (1852) e del martirio di Giovanni Mazzucconi (1855), i missionari italiani saranno praticamente estinti. Già ora, mi scrive un insegnante di religione da Mantova, solo attraverso le sue lezioni i ragazzi delle superiori scoprono che esistono, chi sono e cosa fanno. Molto comunque dalla metà dell’Ottocento è stato realizzato. Auguri e sostegno a chi parte ora da altri paesi e da altri continenti, quegli stessi che le Chiese d’Occidente hanno prima evangelizzato.
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