La basilica di Algeri da sempre ponte tra cristiani e musulmani
di Anna Pozzi
Da oltre 150 anni "Nostra Signora d’Africa" rappresenta non solo un luogo simbolico, ma reale, vivo e promettente di incontro, nella preghiera e nella devozione mariana, di credenti di tradizioni religiose diverse
La chiamano familiarmente Madame l’Afrique. È la basilica di Nostra Signora d’Africa, che si affaccia sul Mare Mediterraneo e sulla città di Algeri da un promontorio che domina la città. È un luogo affascinante e suggestivo, ma soprattutto è un luogo rilevante di devozione mariana. E la cosa molto particolare è che lo è sia per i cristiani che per i musulmani. Sin dall’origine, nel 1872, la basilica porta una sorprendente iscrizione nell’abside: «Notre Dame d’Afrique priez pour nous et pour les musulmans». Ovvero: «Nostra Signora d’Africa prega per noi e per i musulmani». Probabilmente è l’unico caso al mondo. E oggi che i cristiani in Algeria sono ridotti a poche migliaia, sono soprattutto le donne algerine a venire sin qui per pregare Meryem, figura amata anche nella tradizione islamica. Da oltre 150 anni, questa basilica rappresenta non solo un luogo simbolico, ma reale, vivo e promettente di incontro, nella preghiera e nella devozione mariana, di credenti di tradizioni religiose diverse. Durante lo storico viaggio di Papa Leone in Algeria, lo scorso aprile, si è molto sottolineato il legame profondo che lega il Pontefice a Sant’Agostino, di cui si proclama “figlio spirituale”, e di come gli algerini sia orgogliosi di aver dato i natali al vescovo di Ippona. Certamente questa figura-ponte ispirerà nuove possibilità di incontro e amicizia tra cristiani e musulmani. Nella quotidianità, tuttavia, è soprattutto la figura di Maria a creare naturalmente legami e comunione. «Qui - ha riconosciuto lo stesso Pontefice - l’amore materno di Lalla Meryem raccoglie tutti come figli, ciascuno ricco della sua diversità, accomunati dalla stessa aspirazione alla dignità, all’amore, alla giustizia e alla pace. Figli desiderosi di camminare insieme, di vivere, pregare, lavorare e sognare, in una fede che non isola ma apre, unisce ma non confonde, avvicina senza uniformare e fa crescere una vera fraternità».
Non si tratta di parole astratte, ma del riconoscimento di un vissuto che a volte resta un po’ invisibile. Anche perché non è sempre facile mostrarlo apertamente. Lo ha fatto, di fronte al Papa e ai media di tutto il mondo, una donna coraggiosa e libera, che da anni collabora con la Chiesa cattolica d’Algeria, soprattutto nel campo della carità e della solidarietà. «Nella maggior parte dei servizi - ha detto Monia - lavoriamo fianco a fianco, cristiani e musulmani, condividendo le stesse preoccupazioni: accogliere, servire, ascoltare e prendersi cura dei più vulnerabili. Frequento ogni giorno i miei fratelli e le mie sorelle cristiani. Li vedo pregare, celebrare e vivere fedelmente la loro vocazione. E senza confondere i nostri cammini, io che prego Dio, seguendo la tradizione musulmana, mi ritrovo nella stessa disposizione interiore: cercare Dio, imparare ad amare più profondamente e lasciarmi trasformare per diventare una persona migliore nei confronti degli altri». L’esperienza di Monia è quella di chi è riuscito a vivere il proprio impegno professionale, andando oltre il lavoro specifico, per costruire vere relazioni di amicizia. «Anche solo per una persona come Mohamed varrebbe la pena di restare in Algeria!», diceva il vescovo di Orano Pierre Claverie che proprio con il suo amico Mohamed venne assassinato il 1° agosto 1996. Ancora oggi si incontrano tante storie di questo tipo. Storie di amicizia vera e profonda, che superano pregiudizi e diffidenze talvolta alimentati da narrazioni tendenziose. La grande differenza - qui come altrove - la fa l’incontro, la possibilità di conoscersi e di confrontarsi a partire da quello che si è e non da quello che si suppone sia l’altro. La basilica di Algeri resta ancora oggi un luogo privilegiato di tanti di questi incontri. Qui, ha sottolineato anche il Papa, «sotto il manto di Nostra Signora d’Africa si costruisce comunione tra cristiani e musulmani».
© RIPRODUZIONE RISERVATA


