Singapore dopo Francesco: mai così tanti catecumeni
Nella città-Stato asiatica quasi 1.100 adulti avviano l’iniziazione cristiana nel 2026. Una crescita sostenuta da dinamiche missionarie locali e dal rinnovato interesse religioso tra le nuove generazioni
È stata una Pasqua speciale quella vissuta quest’anno dalla Chiesa cattolica di Singapore. La piccola comunità cattolica della città-Stato sullo stretto di Malacca, quest’anno ha avuto infatti la gioia di accogliere il numero più alto di catecumeni degli ultimi dieci anni. Secondo i dati diffusi dall’Ufficio per la catechesi dell’arcidiocesi sono state quasi 1.100 le persone che hanno scelto formalmente all’inizio della Quaresima 2026 di iniziare il percorso dell’iniziazione cristiana, mentre altri 161 lo hanno completato partecipando al rito dell’elezione e ricevendo poi il battesimo nella notte di Pasqua nelle diverse celebrazioni nelle diverse parrocchie di lingua inglese o cinese mandarino. Si tratta di numeri non piccoli per un Paese dove i cattolici sono in tutto appena 395mila, su una popolazione di 5,9 milioni di abitanti.
Il direttore dell’Ufficio per la catechesi, padre Terence Kesavan, ha spiegato sul sito diocesano che, sebbene non sia stato condotto alcuno studio approfondito in materia, tra i fattori che possono aver contribuito all’aumento vi sono la partecipazione alle attività di evangelizzazione da parte dei giovani e l’impressione positiva suscitata dal cattolicesimo tra i singaporiani durante la visita di papa Francesco nel settembre 2024, che ha dato ai laici l’opportunità di condividere la fede con i propri amici.
Tra qualche giorno ricorderemo il primo anniversario della morte di Bergoglio, avvenuta il 21 aprile 2025. Ed è bello fare memoria del suo pontificato non solo con le parole e le immagini potentissime che tutti abbiamo ancora bene impresse nella mente e nel cuore, ma anche attraverso rivoli più nascosti come le storie di questi catecumeni di Singapore. La città-Stato dell’Estremo Oriente che fu l’ultima tappa del suo faticosissimo viaggio apostolico compiuto in Asia e Oceania appena pochi mesi prima di morire, ci ricorda infatti che i viaggi di un Papa sono sempre un’esperienza missionaria. Non si misurano con i criteri della geopolitica, ma con la vitalità della testimonianza cristiana che sono in grado di suscitare. C’è anche un altro elemento interessante nella bella notizia della crescita dei catecumeni a Singapore che vale la pena di sottolineare: il fatto che il messaggio di papa Francesco abbia fatto breccia anche in una metropoli dell’Asia apparentemente così lontana dall’immaginario delle Villas Miserias di Buenos Aires o delle baraccopoli più abbandonate dell’Africa. Proprio a Singapore Bergoglio pronunciò uno dei suoi discorsi più sorprendenti. Nell’omelia della Messa allo stadio nazionale parlò, infatti, della bellezza dei grattacieli; lodò le imponenti costruzioni che disegnano lo skyline di questa come di tante altre metropoli della finanza e del commercio globale. Li utilizzò, però, per trasmettere un’idea molto forte: a far stare in piedi quelle torri - spiegò - «non sono solo i soldi, né la tecnica e nemmeno l’ingegneria. Tutti mezzi utili. Ma solo l’amore edifica. Senza l’amore non c’è vita, né slancio, né motivo per agire, né forza per costruire».
Viviamo in un tempo in cui vediamo le guerre infierire sui grattacieli, riducendo la loro imponenza a macerie in pochi secondi. Proprio in queste ore in Medio Oriente assistiamo alla contesa tra potenze piccole e grandi che vogliono trasformare in un’arma un angusto braccio di mare non poi così diverso dallo Stretto di Malacca, che dall’altra parte del mondo ha fatto la fortuna di Singapore. I 1100 catecumeni che sulle orme di papa Francesco hanno deciso in questa Pasqua di diventare cristiani, hanno capito invece che solo l’amore è una forza in grado di costruire. E dall’Oriente oggi sono un piccolo seme di speranza per tutto il mondo.
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