Leone XIV e la sfida educativa: «Non basta la tecnologia, i giovani hanno bisogno di un senso per cui vivere»»
di Agnese Palmucci, Roma
Stamattina il Papa ha ricevuto in udienza i partecipanti a un convegno in Vaticano sul rapporto tra sofferenza psicologica, tecnologie digitali ed educazione nei territori latinoamericani. Agli adulti l'appello a ridare speranza in una società in cui molti ragazzi «vivono sotto il giogo delle aspettative»

Molti giovani «possiedono strumenti tecnologici sempre più sofisticati», ma «faticano a trovare un senso per cui vivere, sperare, amare e persino soffrire». È un appello molto sentito quello che il Papa ha rilanciato oggi per la cura della salute mentale dei ragazzi, che ha definito «una delle sfide più urgenti e decisive del nostro tempo». Un tema, questo, che non può essere affrontato, «solo come una questione clinica o tecnica», per cui bastano i «contributi della scienza, della psicologia, della medicina e delle neuroscienze» ma è fondamentale il ruolo dell’educazione. Un uomo può vivere «autenticamente» solo all’interno di «un orizzonte di senso», ha evidenziato durante l’udienza con i partecipanti all’Incontro “Mappe di speranza per un'agenda educativa regionale. Salute mentale, tecnologie digitali ed educazione”, organizzato in Vaticano dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione, la Pontificia Commissione per l’America Latina e l’Organizzazione degli Stati iberoamericani per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (OEI). «Se la tecnologia ci connette, l’educazione ci forma - ha ribadito -. Educare significa accompagnare i giovani a scoprire non solo come vivere, ma anche perché vivere».
Non è la prima volta che il Pontefice si sofferma sulle sofferenze emotive e psicologiche dei giovani, dovute spesso alle pressioni sociali, e sul ruolo delle comunità educative in relazione ad esse. «Non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male - aveva detto durante la visita apostolica all’Università La Sapienza di Roma a metà maggio -. Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni». Su parole simili ha insistito anche oggi, denunciando la «profonda sofferenza interiore» che interviene «inevitabilmente» quando si riduce «l’essere umano» a «una prestazione, a un consumo o a un dato statistico». Il pensiero del Papa è stato per i molti che oggi vivono «sotto il giogo delle aspettative e del rendimento, immersi in una competitività esasperata che genera ansia, paura di non essere all’altezza e disorientamento». È quando «l’orizzonte si oscura», ha continuato Leone XIV, che «aumentano il vuoto interiore, l’isolamento e la disperazione». Al contrario la speranza nasce quando si scopre di essere amati, che la propria vita ha un valore e che si è chiamati «a un compito nel mondo». E come ha avuto modo di ricordare più volte durante l’Anno giubilare appena passato, «la speranza non è un’illusione ingenua» ma «una forza spirituale che sostiene la vita, anche nei momenti più difficili».
In questa urgenza, ad avere un ruolo fondamentale è l’educazione a cui è affidata «l’arte di tessere comunione», ha specificato ancora il Papa ai presenti provenienti principalmente dal sud America, ricordando la Lettera apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza”, pubblicata a ottobre scorso. Per questo il Pontefice ha aggiunto tra gli obiettivi del Patto educativo globale, anche quello di «coltivare la vita interiore». Non basta «collegare i giovani alle reti digitali, se poi rimangono scollegati da se stessi, dagli altri e dalla propria interiorità». Coltivare la vita interiore, infatti, «significa aiutare le nuove generazioni a riscoprire il silenzio, la riflessione, la capacità di porsi domande, la profondità delle relazioni e l’apertura alla trascendenza» ha esortato. Nell’importante missione educativa, istituzioni pubbliche, scuole, università, famiglie, comunità religiose, mondo della cultura e della comunicazione sono chiamati a lavorare insieme. Cooperazione che il Papa ha incoraggiato a rafforzare, perché si costruisca una vera «costellazione educativa globale», in cui «ogni istituzione, ogni cultura e ogni popolo possa offrire il proprio contributo originale per illuminare il cammino dell’umanità».
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