Il premier Modi arriva a Roma. Il nodo delle Ong cristiane

Il leader indiano rafforza il proprio peso politico e rilancia i rapporti con l'Europa. Ma cresce l’allarme delle Chiese per le norme che limitano fondi esteri e attività assistenziali
Google preferred source
May 12, 2026
Il premier Modi arriva a Roma. Il nodo delle Ong cristiane
Il primo ministro indiano Narendra Modi /Reuters
Il primo ministro indiano Narendra Modi è in partenza per un viaggio negli Emirati Arabi Uniti e in Europa che lo porterà all’inizio della prossima settimana anche a Roma. Si tratta di un appuntamento particolarmente significativo anche per il momento in cui cade: il settantacinquenne premier di New Delhi, alla guida del Paese dal 2014, vi arriva dopo aver incassato un nuovo successo politico, portando il suo partito nazionalista indù (il BJP) alla guida del governo locale nel West Bengal, lo Stato di Calcutta, che era rimasto una delle roccaforti dei suoi oppositori. L’India, però, è anche uno dei Paesi che in Asia sta subendo più gravemente i contraccolpi della crisi nel Golfo Persico: proprio ieri Modi ha lanciato un appello a contenere i consumi energetici e favorire abitudini “autosufficienti” perché le riserve valutarie dell’India sono al minimo storico, sotto persino ai livelli del periodo Covid.
Si capisce, quindi , l’importanza di questo viaggio per New Delhi oggi. Eppure proprio sul fronte delle relazioni internazionali dell’India c’è una gigantesca contraddizione che tocca tremendamente da vicino molte comunità cristiane locali. Da alcuni anni a questa parte, infatti, in nome della “sicurezza nazionale” è in atto un giro di vite molto stretto sulla possibilità per le Ong indiane di ricevere finanziamenti dall’estero. Già nel 2020 è stato riformato il Foreign Contribution Regulation Act (Fcra), la legge in materia che impone una licenza per poter ottenere contributi da enti o singole persone che vivono in altri Paesi. L’accusa che è stata avanzata nei confronti dei nazionalisti indù è quella di utilizzare questo strumento per colpire le organizzazioni “sgradite”. E tra queste – agitando il solito spauracchio delle “conversioni forzate” – sono finite spesso e volentieri anche scuole e realtà assistenziali cristiane. Che spesso si spendono a favore dei diritti dei fuori casta o delle popolazioni tribali grazie al sostegno economico proveniente da benefattori di tutto il mondo.
A fare particolare scalpore nel dicembre 2021 fu la vicenda della sospensione della licenza Fcra che colpì persino le Missionarie della Carità, le suore di Madre Teresa di Calcutta. In quel caso l’ondata di reazioni suscitata in tutto il mondo portò in brevissimo tempo al ripristino del permesso da parte delle autorità. Ma non è andata così per tante altre realtà più piccole. Alcuni dati diffusi in questi giorni dal Consiglio ecumenico delle Chiese dell’India parlano di più di 10.000 licenze Fcra revocate o non rinnovate in India dal 2011 a oggi, impedendo così a molte Ong gestite dalle Chiese di ricevere finanziamenti dall’estero.
Come se tutto questo non bastasse, dal marzo scorso si è aggiunto un ulteriore problema: un nuovo emendamento approvato dalla Camera bassa del parlamento indiano prevede addirittura l’istituzione di un Authority ad hoc che confischerebbe i beni e le proprietà agli enti che perdono la licenza Fcra. Questa ipotesi è guardata con grande preoccupazione dalla Conferenza episcopale indiana, che in un documento ha già espresso tutta la sua amarezza per questo rigore sproporzionato che finirebbe per andare a colpire soprattutto gli ultimi. E ha chiesto espressamente che il provvedimento venga ritirato. Modi è un grande protagonista sulla scena internazionale. Ha ottime relazioni con il nostro Paese; anche in Vaticano probabilmente rilancerà a papa Leone l’invito a visitare il Paese che aveva già rivolto a papa Francesco. Ma l’amicizia ha bisogno anche di gesti di fiducia reciproca. Un passo concreto su questo discusso Foreign Contribution Regulation Act, oggi, sarebbe un modo molto concreto per dimostrarla.

© RIPRODUZIONE RISERVATA