«Teologia dell'evangelizzazione, una disciplina nuova»
Giuseppe Tanzella-Nitti presenta il progetto che propone una prospettiva basata su una logica interdisciplinare per meglio rispondere alle sfide della società contemporanea

Docente emerito di Teologia fondamentale alla Pontificia università della Santa Croce di Roma, Giuseppe Tanzella-Nitti ha curato assieme a Federico Badiali l’ambizioso volume a più voci Prospettive di teologia della evangelizzazione, frutto di un progetto di ricerca interdisciplinare. I contributi sono di Luigi Alici, Paolo Boschini, Luca Bressan, Erio Castellucci, Francesco Cosentino, Giuseppina De Simone, Luca Diotallevi, Massimo Faggioli, Rino Fisichella, Bruno Forte, José María La Porte, Ermenegildo Manicardi, Maurizio Marcheselli, Luca Mazzinghi, Ilaria Morali, Lluis Oviedo, Giovanni Cesare Pagazzi, Roberto Repole, Pilar Río, Pierangelo Sequeri, Christoph Theobald e Marco Vanzini; l’introduzione è di Rino Fisichella. «L’idea da cui nasce il volume – spiega Tanzella-Nitti – è in fondo molto semplice. Abbiamo voluto sviluppare una riflessione teologica interdisciplinare che, con l’aiuto della filosofia, della sociologia e delle scienze della comunicazione, potesse fornire un sostegno all’esortazione del Magistero di evangelizzare con nuovo slancio la società contemporanea. Siamo da alcuni anni esortati ad essere una “Chiesa in uscita” e da diversi decenni siamo stati incoraggiati ad una “nuova evangelizzazione” dei Paesi di antica tradizione cristiana, divenuti ormai preda del relativismo e dell’indifferenza religiosa. La teologia pastorale si occupa soprattutto di formare i pastori a predicare il Vangelo ma non le madri di famiglia a trasmetterlo ai figli, ha per destinatari i ministri ordinati ma non i comuni battezzati che la mattina vanno in ufficio. La missiologia insegna come “impiantare” la Chiesa nei territori di missione dove il Vangelo non è ancora giunto, ma non ci aiuta a parlare di Gesù Cristo con i vicini di casa. L’ecclesiologia si occupa soprattutto della struttura della Chiesa e dei suoi tria munera (governare, santificare e insegnare), ma lascia piuttosto in ombra la missione di tutto il popolo di Dio (che è assai più numeroso dei vescovi o dei sacerdoti…). Si comprende bene che c’è un buco da colmare».
Come funziona il progetto a cui fa riferimento?
«Si tratta di un itinerario cominciato quasi tre anni fa, promosso dall’area di Teologia fondamentale della Pontificia Università della Santa Croce a Roma e dalla Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna a Bologna. Vi hanno preso parte una ventina di studiosi provenienti da diverse aree disciplinari, riuniti in alcuni webinar e in quattro incontri in presenza, tenuti a Roma e Bologna. Abbiamo chiamato il progetto “Verso una Teologia dell’evangelizzazione”. Sono state esplorate quali giustificazioni ecclesiali, teologiche ed epistemologiche sarebbero oggi alla base uno specifico insegnamento chiamato “Teologia dell’evangelizzazione”, di cui si auspica l’inserimento nella formazione teologica di tutto il popolo di Dio e dunque, a maggior ragione, anche nel curriculum istituzionale per la preparazione dei sacerdoti. Sono infatti i sacerdoti, non dimentichiamolo, che devono promuovere l’apostolato dei laici nei loro ambienti di lavoro, ben al di là del chiedere loro di collaborare negli uffici e nelle attività interne di una parrocchia. Sono essi, in fondo, la “Chiesa in uscita”, e lo sono semplicemente perché si trovano già “fuori”, operando nelle pieghe della vita familiare e sociale».
Il volume reca come sottotitolo “Itinerari verso una nuova disciplina teologica”. Come interpretarlo? Si tratta di una nuova “teologia al genitivo”, qualifica che suscitava in passato qualche perplessità?
«Una Teologia dell’evangelizzazione non è una teologia al genitivo, nel senso riduttivo che si potrebbe dare a quest’espressione, bensì una teologia finalizzata a ricordare a tutto il sapere teologico che il fine per cui studiamo e approfondiamo il mistero di Dio è, in ultima analisi, annunciarlo al mondo. “La Chiesa esiste per evangelizzare”, ricordava san Paolo VI nella Evangelii nuntiandi (1975) e papa Francesco ha più volte insistito sul fatto che tutta l’organizzazione ecclesiastica dovrebbe anch’essa riflettere questo fine, cosa che ha ispirato buona parte dei processi da lui avviati. Il nostro scopo non è stato mostrare che può esistere una Teologia dell’evangelizzazione (perché di fatto già esiste), ma chiarirne in modo rigoroso lo statuto epistemologico, l’oggetto e i rapporti con le altre discipline, con il fine di illustrare l’estrema convenienza di affiancarla alla teologia pastorale e all’ecclesiologia nei programmi curriculari. Quest’ultima decisione, ovviamente, spetta alla Chiesa e ai Dicasteri competenti, ma non di rado è stata la teologia a instaurare processi che si sono poi rivelati fruttuosi per tutto il popolo di Dio».
Dunque l’evangelizzazione deve tradursi in un gioco di squadra: come fare in modo che, in questa squadra, ciascuno giochi bene nel proprio ruolo, senza ostacolare il gioco degli altri o imitare ruoli che non gli appartengono?
«Anche a questo dovrebbe servire una Teologia dell’evangelizzazione. Pensiamo, ad esempio, all’opportunità di approfondire la cooperazione organica fra sacerdozio ministeriale e sacerdozio comune, quali dimensioni missionarie appartengono al primo e quali al secondo. Comprenderlo bene evita il duplice rischio del clericalismo e della mondanità. Per evangelizzare le società secolarizzate, la Mission de France inviava negli anni 1940 dei sacerdoti a lavorare come operai nelle fabbriche, un progetto che si rivelò poi fallimentare. Oggi noi tendiamo a moltiplicare i ministeri laicali chiamando i laici a lavorare all’interno delle strutture parrocchiali, con esiti ancora da capire. Pensiamo anche al ruolo della famiglia come soggetto di evangelizzazione, o alla formazione nella Dottrina sociale della Chiesa dei battezzati che operano nel mondo delle professioni e della vita politica, affinché ognuno di essi possa testimoniare il Vangelo con coraggio. Questi ruoli sono altrettanto importanti. Da essi, in buona parte, dipenderà il risultato finale della partita».
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