Archeologia: le fonti della fede
nel cuore di Hippos

Eccezionale ritrovamento di due siti battesimali nei resti della cattedrale della città della Decapoli greco-romana che fu un grande centro religioso del mondo bizantino
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May 12, 2026
Archeologia: le fonti della fede
nel cuore di Hippos
L'acropoli di Hippos
Dall'alto della collina, lo sguardo spazia libero sul Mar di Galilea. Siamo sulle propaggini orientali delle Alture del Golan che degradano verso il lago. Qui sorgeva Hippos, antica città della Decapoli, uno dei luoghi più interessanti comprendere il cristianesimo dei primi secoli nella terra di Gesù. Con una particolarità, a dire il vero. Mentre molte città intorno al lago di Gennesaret (o di Galilea o di Tiberiade) sono associate al ministero di Cristo, nei testi evangelici non si fa mai menzione di Hippos. Un fatto che non smette di sorprendere e interrogare gli studiosi. Eppure Hippos era già un centro importante nella regione ai tempi della predicazione del Nazareno. Lo storico ebreo Flavio Giuseppe, nel I secolo d.C., la menziona più volte nelle sue opere, soprattutto nel contesto delle vicende della guerra giudaica. E anche Plinio il Vecchio include Hippos tra le città della Decapoli nella sua Naturalis Historia.
La recente pubblicazione del volume Hippos (Sussita) of the Decapolis: The Civic Basilica and the Southern Bathhouse (Pennsylvania State University Press/Eisenbrauns), di Arleta Kowalewska e Michael Eisenberg, aggiunge nuovi elementi, utili per definire il ruolo di questo centro cristiano nel mondo romano e bizantino. Già negli anni Cinquanta del secolo scorso erano stati condotti i primi scavi, e sul finire degli anni Sessanta il sito era stato studiato dagli archeologi francescani dello Studium biblicum di Gerusalemme Virgilio Corbo e Stanislao Loffreda. Ma solo negli ultimi venticinque anni le campagne di scavo condotte dall’Università di Haifa hanno potuto restituite un quadro sempre più ricco e sorprendente. Hippos emerge oggi come uno dei siti più dinamici della Galilea, capace di raccontare una storia complessa fatta di prosperità economica, pluralità culturale e religiosa. Centro di una fiorente comunità cristiana, divenne sede episcopale e la città acquisì un ruolo religioso significativo nella regione dell'Impero bizantino denominata Palestina Secunda.
Nota anche come Antiochia Hippos (in aramaico Sussita), venne fondata nel III secolo a.C., probabilmente sotto i Seleucidi, e conobbe un primo sviluppo come centro urbano di cultura greco-ellenistica. La sua posizione strategica, su un pianoro che sorge sulla sommità di una collina dominante il lago, le garantiva controllo visivo e militare su un vasto territorio. Nel 63 a.C., con la conquista della regione da parte del generale romano Gneo Pompeo, che conquistò Gerusalemme e pose fine al regno asmoneo, Hippos (il nome greco sta per “cavallo”) entrò a far parte della Decapoli, una lega di città a forte identità greco-romana situate tra Siria, Giordania e Palestina. In età romana la città prosperò: fu dotata di tutte le infrastrutture tipiche di una polis – foro, terme, basiliche civili, strade colonnate – e mantenne un carattere fortemente “pagano”, come suggerisce anche la presenza di santuari dedicati a divinità come Pan.
La svolta avvenne tra IV e VI secolo d.C., quando Hippos si trasformò in un importante centro cristiano dell’Impero bizantino. «Le evidenze archeologiche ci stanno aiutando a comprendere meglio l'importanza della città nel contesto del cristianesimo delle origini», ci dice l'archeologo israeliano Michael Eisenberg, condirettore degli scavi e membro dello staff dell'Istituto Zinman dell'Università di Haifa. Le scoperte recenti – un tesoro di monete d’oro, raffinati gioielli, edifici monumentali – raccontano una città prospera, inserita nelle grandi reti economiche e culturali del Mediterraneo. Ancora più significativo è il dato religioso: almeno sette chiese, una cattedrale imponente e un’articolata infrastruttura liturgica indicano una comunità cristiana strutturata e influente.
Proprio la cattedrale, uno dei complessi ecclesiastici più grandi dell’area, che raggiunge circa 1500 metri quadrati, è il cuore delle recenti ricerche. In questo contesto gli archeologi hanno individuato un elemento unico nel panorama del cristianesimo antico: la presenza di due distinti photisteria (“luoghi dell'illuminazione”), ambienti destinati alla liturgia battesimale.
Il dato è eccezionale. In altri contesti sono noti due fonti battesimali, ma sempre nello stesso ambiente. A Hippos, invece, i due battisteri sono separati, in due spazi distinti: uno grande, monumentale, e uno più piccolo, aggiunto in una fase successiva. Il grande photisterion settentrionale, datato almeno al VI secolo, è il più imponente edificio battesimale noto nelle province bizantine di Palestina. Il secondo, meridionale, appare invece come un’aggiunta funzionale: «Uno per gli adulti e l’altro, molto più piccolo, perfettamente adatto a neonati e bambini. Gli adulti ricevevano prevalentemente il battesimo per immersione mentre i bambini venivano immersi parzialmente oppure ricevevano sul capo l’acqua versata dal sacerdote», precisa il professor Eisenberg.
Il battistero meridionale nella cattedrale di Hippos
Il battistero meridionale nella cattedrale di Hippos
Un elemento decisivo per la ricostruzione cronologica della cattedrale di Hippos è rappresentato dalle iscrizioni musive rinvenute nei pavimenti del photisterion settentrionale e degli spazi adiacenti, che riportano date ben precise. Si può dunque ipotizzare una prima fase costruttiva non ancora precisamente databile, seguita però da restauri nel 571 d.C e da un importante rifacimento alla fine del VI secolo. Il photisterion meridionale risulta successivo o contemporaneo all’ultima fase, e dunque databile tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo.
A Hippos non si pone però solo una questione di articolazione dello spazio sacro. Di grande interesse è il termine utilizzato nelle iscrizioni: photisterion , cioè “luogo dell’illuminazione” o “della luce” sottolinea con forza la dimensione sacramentale del battesimo, come esperienza di trasformazione spirituale, di rinascita a una nuova vita. Un altro elemento interessante emerso negli scavi è il legame tra battesimo e culto dei martiri. Il photisterion meridionale sembra infatti connesso a uno spazio martiriale, come suggerisce il ritrovamento di un reliquiario in marmo e di altri oggetti liturgici. Tra i reperti più enigmatici spicca un blocco marmoreo con tre cavità, probabilmente utilizzato per contenere oli sacri. L’assenza di fonti negli altri edifici di culto della città suggerisce che solo la cattedrale fosse chiesa battesimale. In sostanza la porta d'ingresso nella comunità cristiana, anche per il territorio circostante.
Il destino della cattedrale fu segnato dal grande terremoto del 749 d.C., che devastò gran parte della regione. Paradossalmente, proprio questo evento traumatico ha permesso una conservazione eccezionale del complesso meridionale. Il diakonikon , la sala laterale che fungeva da sacrestia, con il photisterion , sono rimasti sepolti sotto le macerie, preservando oggetti e strutture in situ. «Siamo stati fortunati – ammette Eisenberg –. Quel crollo ha trasformato lo spazio che abbiamo potuto scavare in una vera e propria capsula del tempo».
Nonostante l’assenza quasi totale di fonti scritte, a Hippos sono insomma le pietre a parlare. E raccontano una storia di fede capace di «illuminare» meglio (è il caso di dire) il cristianesimo dei primi secoli.

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