Le sanzioni della Ue contro i coloni violenti e l'ira di Israele
Accordo politico dei Ventisette, mentre resta l’impasse sulle misure commerciali contro gli insediamenti. Il ministro degli Esteri israeliano: decisione arbitraria

Accordo politico dei Ventisette sulle nuove sanzioni ai coloni israeliani violenti, mentre resta l’impasse sulle misure commerciali contro gli insediamenti. Lo sblocco, dopo mesi di stallo dovuto al veto ungherese (la proposta risale a settembre), è giunto ieri al Consiglio Esteri a Bruxelles. A renderlo possibile, l’arrivo al governo di Budapest di Péter Magyar, che il 12 aprile ha sbaragliato Viktor Orbán. Il via libera alle sanzioni ai coloni ha al contempo sbloccato anche quelle contro Hamas e vari suoi leader. Si parla di congelamento dei beni in Europa e di divieto di ingresso nell’Ue. «Era ora – ha dichiarato l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas - che passassimo dall’impasse alla realizzazione. Estremismi e violenze hanno conseguenze». A spingere per questa misura erano state anzitutto Irlanda, Slovenia e Spagna in una lettera.
Gerusalemme, intanto, ha reagito a giro di posta. «Israele – ha affermato via X il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar – respinge fermamente la decisione di imporre sanzioni a cittadini e organizzazioni israeliane. L’Ue ha scelto in modo arbitrario a causa delle sue opinioni politiche e senza alcun fondamento». Il tutto definendo inoltre «oltraggioso» pure «il paragone che l’Ue ha scelto di fare tra cittadini israeliani e terroristi di Hamas, un’equivalenza morale completamente distorta. Israele ha sempre difeso diritto degli ebrei a stabilirsi nel cuore della nostra patria. Nessun altro popolo al mondo ha un diritto alla propria terra così documentato e consolidato come quello del popolo ebraico alla Terra d’Israele». Parole che suonano come una legittimazione dell’espansione delle colonie israeliane nei territori palestinesi.
Già nell’aprile del 2024 erano stati colpiti quattro coloni estremisti (Meir Ettinger, Elisha Yered, Neria Ben Pazi e Yinon Levi), nonché due organizzazioni di estrema destra (Lehava e Hilltop Youth). Per avere i nomi inclusi nelle sanzioni varate ieri bisognerà aspettare qualche giorno: quella adottata ieri dai ministri è una decisione politica, perché entri effettivamente in vigore servirà il completamento della procedura formale da parte del Consiglio Ue che dovrebbe avvenire in settimana. Si parla comunque di sette nomi di coloni e relative organizzazioni inclusi nella lista, nonché di dodici alti dirigenti di Hamas.
Rimangono invece al palo altre misure più dure di cui si parla da mesi. Anzitutto azioni contro i prodotti delle colonie israeliane nei Territori palestinesi occupati, caldeggiate soprattutto da Francia e Svezia. Sul tavolo principalmente due opzioni: un vero e proprio bando (che richiederebbe l’unanimità) o invece classiche misure commerciali, anzitutto dazi (qui basterebbe la maggioranza qualificata). «Se n’è discusso – ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani – ma non è stata presa alcuna decisione, in attesa della proposta che arriverà dalla Commissione Europea». «Abbiamo valutato queste misure venerdì scorso – ha ammesso la stessa Kallas – ma al momento pare che non abbiamo la maggioranza necessaria». La Svezia vorrebbe anzi andare oltre, sanzionando i ministri dell’estrema destra nel governo israeliano che promuovono l’espansione delle colonie. Per ora è solida una coalizione pro-Israele che costituisce una minoranza di blocco, di cui fanno parte Italia, Germania, Austria, Ungheria e Repubblica Ceca. Se l’Italia dovesse cambiare posizione, la maggioranza potrebbe invece esserci. Intanto cinque Stati membri Ue (Spagna, Slovenia, Belgio, Irlanda e Olanda) hanno già varato a livello nazionale la messa al bando di import dalle colonie israeliane.
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