Via i lavoratori pachistani: la “ritorsione” degli Emirati verso Islamabad
di Luca Miele
Abu Dhabi rimprovera al Paese asiatico la linea troppo morbida verso l'Iran. A rischio le rimesse, un tesoro da otto miliardi di dollari all'anno

È una delle tante “scosse” che la guerra in Iran ha generato, un’ulteriore testimonianza di quanto la crisi in atto sia sistemica (e destabilizzante). Gli Emirati Arabi Uniti hanno avviato «un’improvvisa e massiccia espulsione di lavoratori pachistani» e, in particolare, di pachistani sciiti “colpevoli” di conservare forti legami “spirituali” con Teheran. Secondo il New York Times, le espulsioni di massa sono il risultato «della grave crisi diplomatica che si è spalancata tra i due alleati di lunga data». Abu Dhabi rimprovera Islamabad – al centro dei tentativo di ricucitura diplomatica tra Iran e Stati Uniti – di avere assunto una «posizione troppo morbida» riguardo agli attacchi iraniani sul territorio emiratino. «Dato il sostegno finanziario fornito dagli Emirati al Pakistan nel corso degli anni – scrive il think tank Middle East Forum –, Abu Dhabi si aspettava un allineamento diplomatico decisamente più forte».
Secondo quanto riportato da alcune fonti, sarebbero circa cinquemila le famiglie sciite pachistane colpite, con almeno «15mila persone soggette, direttamente o indirettamente, a detenzione, deportazione o perdita del lavoro negli Emirati Arabi Uniti». Le ricadute per l’economia pachistana potrebbe essere pesanti. Sono circa due milioni oggi i cittadini pachistani che lavorano nel Paese del Golfo, garantendo un flusso di oltre 8 miliardi di dollari all'anno in rimesse.
Ma non basta: che le acqua tra i due alleati siano alquanto agitate, lo conferma la decisione di Abu Dhabi di richiedere a Islamabad l'immediato rimborso di un prestito di 3,5 miliardi di dollari, pari a circa un quinto delle riserve valutarie del Paese. L'Arabia Saudita è intervenuta in soccorso di Islamabad – alla quale la lega accordo strategico di difesa reciproca – con un deposito di tre miliardi di dollari per stabilizzare le riserve. Intorpidendo, ancora di più, le relazioni tra i due Paesi.
Come scrive il sito Asia Defence Security, «la controversia è scoppiata solo poche settimane dopo che il Pakistan ha contribuito a mediare un cessate il fuoco temporaneo tra Stati Uniti e Iran nell'aprile del 2026, ponendo Islamabad direttamente al centro di una delle linee di faglia diplomatiche più delicate che collegano Washington, Teheran, Abu Dhabi e Riad, nel contesto del più instabile confronto militare degli ultimi anni nella regione».
Si tratta di una vera e propria “caduta” nelle relazioni tra i due Paesi, che per decenni hanno mantenuto profondi legami strategici ed economici. Una relazione che ha iniziato a traballare quando il Pakistan ha firmato il già citato patto di mutua difesa con l'Arabia Saudita nel settembre 2025. Come segnala ancora Middle East Forum, «per rimarcare la propria autonomia strategica in un contesto di mutate dinamiche regionali, gli Emirati Arabi Uniti hanno ampliato i loro rapporti con India e Israele. Il 19 gennaio 2026 Abu Dhabi ha firmato una “lettera d'intenti” per un partenariato strategico di Difesa con New Delhi, una mossa in gran parte simbolica ma che ha comunque inviato un messaggio sia al Pakistan che all'Arabia Saudita». Da parte sua, forte anche del legame con la Cina, il Pakistan sta emergendo come potenza regionale, grazie a quella che Asia Times definisce «la sua capacità di multi-allineamento. A differenza degli Stati vincolati da rigidi sistemi di alleanze, Islamabad ha mantenuto solide relazioni simultaneamente con Usa, Cina, Iran e monarchie del Golfo». Eppure il Paese è zavorrato da una serie di vulnerabilità, a cominciare dalla dipendenza energetica. Islamabad si muove su un terreno scivoloso: importa tra l'85% e il 90% del suo petrolio greggio dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti e quasi il 99% del suo gas liquefatto dagli Emirati e dal Qatar. Una dipendenza che può “strozzare” sul nascere le sue ambizioni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi






