Il governatore della banca nazionale greca: «L’Ue faccia un salto di qualità»

di Marta Ottaviani, Atene
Parla Yannis Stournaras, già ministro delle finanze: «In questa fase complessa, fondamentale rafforzare l'integrazione. Stabilità e affidabilità essenziali»
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May 11, 2026
Il governatore della banca nazionale greca: «L’Ue faccia un salto di qualità»
Yannis Stournaras /REUTERS
«Ricordo quando sono diventato ministro delle Finanze, nel 2012. La città era in fiamme a causa delle manifestazioni. Proprio in quella strada laggiù, non si respirava a causa dei lacrimogeni. Oggi vedo una Atene diversa. Mi piace pensare di aver avuto una piccola parte». Yannis Stournaras guarda fuori dalla finestra. La capitale è immersa nella sua vivace quotidianità. Ministro delle Finanze dal 2012 al 2014 e governatore della Trápeza tis Elládos, la banca nazionale greca, dal 2014 è stato uno dei principali artefici del salvataggio del suo Paese. Molto più di una piccola parte. Ad Avvenire ha raccontato le differenze fra la Grecia di oggi e quella di 10 anni fa, spiegando quale salto di qualità debba assolutamente fare l’Unione Europea.
Governatore Stournaras, com’è oggi l’economia greca rispetto a dieci anni fa, nel pieno della crisi?
La Grecia ha attraversato una trasformazione profonda. Dopo un lungo periodo di crisi e aggiustamento, è tornata a crescere a ritmi superiori alla media dell’eurozona: nel 2025 il Pil è aumentato del 2,1%, contro circa l’1,4% dell’area euro. La crescita è sostenuta da investimenti e consumi, ma anche dal contributo delle esportazioni, in particolare turismo e servizi. Si osserva inoltre un progressivo spostamento verso attività a maggiore valore aggiunto. Il mercato del lavoro è migliorato: la disoccupazione è scesa sotto il 10% e la partecipazione è aumentata. Questo risultato poggia su fondamentali più solidi: conti pubblici più sostenibili, sistema bancario rafforzato e maggiore competitività.
Quali fattori hanno permesso il passaggio dal collasso alla ripresa?
Il percorso si è basato su tre pilastri: disciplina fiscale, riforme strutturali e risanamento del sistema bancario. I programmi avviati dal 2010 hanno trasformato un ampio deficit primario in un surplus, mentre il disavanzo delle partite correnti si è drasticamente ridotto. Le riforme hanno riguardato pensioni, sanità, mercato del lavoro e pubblica amministrazione, con effetti sulla competitività di lungo periodo. Il sistema bancario è stato ristrutturato attraverso fusioni e interventi mirati, riducendo il numero degli istituti e rafforzandone la solidità. Il costo sociale è stato elevato, ma ha consentito di ristabilire stabilità macroeconomica e fiducia.
Quali politiche hanno ricostruito la credibilità del Paese?
La credibilità è stata recuperata grazie alla continuità delle riforme e a un chiaro orientamento europeo. Fondamentale il ruolo della Bce, che ha garantito liquidità e stabilità finanziaria. La ristrutturazione del debito del 2012 ha alleggerito il carico complessivo, mentre negli anni successivi sono stati ridotti in modo significativo i crediti deteriorati. Anche misure straordinarie, come i controlli sui capitali, hanno contribuito a preservare la stabilità nelle fasi più critiche.
Che tipo di lezioni può trarre l’Europa dall’esperienza greca?
La prima è che stabilità politica e credibilità istituzionale sono essenziali. Senza consenso interno, le riforme rischiano di fallire. La seconda è che gli squilibri vanno affrontati in anticipo: il rispetto dei parametri nominali non basta senza interventi strutturali. Terzo, conta la qualità delle riforme: serve un equilibrio tra disciplina fiscale e crescita. Infine, il sistema bancario richiede vigilanza costante e le crisi devono essere gestite con strumenti europei comuni e interventi tempestivi.
Come valuta oggi la politica economica europea?
L’Europa si trova in una fase complessa, segnata da inflazione, tensioni geopolitiche e crescita debole. Gli choc energetici hanno reso più difficile il contesto, alimentando pressioni sui prezzi. La Bce mantiene una linea orientata alla stabilità dei prezzi, con l’obiettivo di riportare l’inflazione al 2% nel medio periodo. Sul fronte fiscale, è necessario sostenere famiglie e imprese più vulnerabili, evitando però misure troppo ampie o prolungate che rischierebbero di alimentare ulteriormente l’inflazione.
Dove dovrebbe agire con più decisione l’Unione europea?
Serve un salto di qualità. Il completamento del mercato unico, soprattutto nei servizi e nel digitale, è una priorità per aumentare produttività e crescita potenziale. Allo stesso tempo, è indispensabile rafforzare l’unione bancaria e accelerare la costruzione di un vero mercato dei capitali europeo, capace di mobilitare il risparmio privato e indirizzarlo verso investimenti strategici. Senza questo passaggio, l’Europa continuerà ad avere un deficit di finanziamento rispetto ad altre grandi economie. Un secondo fronte riguarda la politica industriale. Energia, tecnologie avanzate, intelligenza artificiale e difesa richiedono strategie comuni e coordinamento tra Stati membri. La frammentazione attuale riduce l’efficacia degli interventi e aumenta i costi. Occorre anche ridurre le barriere interne ancora esistenti, semplificare le normative e favorire la scala europea delle imprese, condizione necessaria per competere a livello globale. Centrale è poi il tema energetico. La crisi degli ultimi anni ha mostrato la vulnerabilità dell’Europa: servono investimenti coordinati in infrastrutture, interconnessioni e diversificazione delle fonti, oltre a un’accelerazione sulle rinnovabili. Questo non è solo un obiettivo ambientale, ma una questione di sicurezza economica. Infine, è necessario rafforzare gli strumenti comuni di risposta alle crisi. L’esperienza della pandemia ha dimostrato che iniziative condivise, come i programmi europei di investimento, possono avere un impatto significativo. Rendere più strutturali questi strumenti aiuterebbe a stabilizzare l’economia e a sostenere la crescita nel lungo periodo.
In che modo il contesto internazionale influenzerà l’Europa?
L’instabilità è destinata a restare elevata. L’Ue dovrà rafforzare la propria resilienza, investendo in sicurezza energetica, difesa e tecnologia. Allo stesso tempo, sarà fondamentale preservare la coesione interna, evitando frammentazioni politiche e puntando su maggiore integrazione.
Che ruolo può avere la Grecia in questo scenario?
La Grecia può contribuire come partner affidabile, grazie al percorso di riforme e alla stabilità raggiunta. La sua posizione la rende un ponte tra Europa, Mediterraneo e Balcani. Inoltre, il rafforzamento delle infrastrutture energetiche contribuisce alla sicurezza energetica europea, mentre il ruolo nella gestione dei flussi migratori resta rilevante per la stabilità dell’Unione.

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