Dieci anni dopo la Troika la Grecia è fuori dal tunnel. L’Italia la supera sul debito
di Marta Ottaviani, Atene
Dopo il 2015, il Paese sembrava poter finire in mano ad Alba dorata. Poi accettò le (dure) condizioni di Commissione, Bce e Fmi. Oggi, fra beni privatizzati e rifugi per "vip", Atene vive una nuova fase

Il nostro viaggio nell’Unione europea fa tappa oggi ad Atene, per raccontare la Grecia a un decennio dalla svolta sulla grande crisi del debito (crisi cominciata nel 2010, con un prestito europeo da 110 miliardi, seguito due anni dopo da un secondo da circa 130 miliardi e un terzo nel 2015): nel maggio 2016 la prima valutazione e l’inizio di un lungo e faticoso cammino verso il risanamento, ma già nel 2018 si sono conclusi i programmi di salvataggio.
Nelle precedenti puntate di “Europa bene comune” ci siamo occupati delle istituzioni europee con un’intervista alla presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola (5 marzo), di sicurezza e difesa con un’intervista all’expremier ed ex presidente della Comissione Ue Romano Prodi (15 marzo), della Francia (29 marzo), dell’immigrazione con un’intervista all’ex ministro Enzo Moavero Milanesi (12 aprile), dei Balcani occidentali (26 aprile).
Il centro di Atene profuma di alberi d’arancio in fiore. I dedali di viette dietro il Mercato centrale, un tempo regno incontrastato di mercerie e negozi per la casa, si stanno lentamente riempiendo di caffè, ristoranti e locali. Dieci anni fa, in queste stesse strade, c’era una fila di saracinesche abbassate, davanti alle quali stazionavano senzatetto e persone che o avevano perso il posto di lavoro o non facevano fatica ad arrivare alla fine del mese. L’anno prima, l’allora premier Tsipras aveva fatto votare un referendum che riguardava l’accettazione delle condizioni imposte da Ue, Bce e Fmi per un nuovo programma di aiuti. Il No vinse con il 61,2% e mai come in quel momento la Grecia sembrava fuori dall’Eurozona, con il partito neonazista Alba Dorata che alle elezioni del settembre 2015 aveva raggiunto il picco del 7%, diventando la terza forza politica del Paese e Putin che tentava il premier ellenico a suon di rubli. Poi, improvvisamente, il “miracolo”. L’ex ministro delle Finanze, Yannis Varoufakis, noto soprattutto per i suoi atteggiamenti poco protocollari e che era determinato a fare saltare il banco, si dimise e lasciò il posto a Euklides Tsakalotos, di posizioni ancora più radicali, ma a cui era chiara una cosa: senza l’Unione Europea la Grecia non ce l’avrebbe fatta. Tornare alla dracma, semplicemente, non era un’opzione.
Fu quello il momento in cui l’Ellade decise di salvarsi e di salvare anche l’Europa. Nel maggio 2016 ci fu la vera svolta, con la prima review da parte dei creditori internazionali, la famigerata Troika, ossia la Commissione europea, la Banca centrale Europea e il Fondo monetario internazionale. Atene aveva messo in campo misure che riguardavano soprattutto il sistema previdenziale, con tagli e accorpamenti delle pensioni, e un aumento della pressione fiscale, in particolare attraverso l’Iva e le imposte indirette. A questo si è aggiunta una riforma fiscale più ampia, volta a migliorare la raccolta delle entrate, e la creazione di un fondo per le privatizzazioni, destinato a cedere asset pubblici per ridurre il debito che, da quest’anno, non sarà nemmeno il più alto dell’eurozona, sorpassato proprio dall’Italia secondo le ultime stime del Fondo monetario (136,9% del Pil contro il 138,4 italiano).
Da quel momento, lentamente, le cose migliorarono in modo progressivo e, per quanto Atene non abbia perso la sua vitalità nemmeno per un giorno, oggi sorride al futuro con rinnovata fiducia. Dopo un decennio di crisi, la Grecia è tornata a crescere stabilmente, con ritmi negli ultimi anni spesso superiori alla media dell’eurozona. Alcuni quartieri della capitale sono stati riqualificati, così tanto che uno dei problemi più sentiti dalla popolazione è che la città sta diventando sempre più cara per la media degli stipendi.
Piazza Omonia, un tempo nota per la presenza di tossicodipendenti, oggi ospita una grande fontana che le ha cambiato il volto e se una volta Exarcheia era il regno degli scontri fra gli anarchici e la polizia, oggi è un quartiere borghese e accogliente. Il Mercato centrale è da sempre il termometro migliore per ‘misurare’ gli umori degli ateniesi. E, a fronte di chi si lamenta perché i consumi sono bassi, c’è chi serba ancora il ricordo di dieci anni fa. «La maggior parte dei chioschi era chiusa – spiega Giorgos – che ha uno dei banchi di pesce più sontuosi del mercato -. È vero che la gente fa fatica, ma rispetto agli anni della crisi c’è stato un vero cambio di passo».
La costa vicino alla capitale, poi, sta diventando un vero e proprio ritrovo di vip. L’ultimo arrivato, in ordine di tempo, è niente meno che il tennista Novak Djokovic, che si sarebbe trasferito vicino a Vouliagmeni. Gli occhi di molti sono puntati sul quartiere di Ellenikon, dove sorgeva il vecchio aeroporto e che si prepara a ospitare un complesso categoria extralusso. All’ombra dell’Acropoli la vita continua a brulicare fra turisti, negozi e le immancabili vecchiette che sull’Ermou il viale principale del centro vendono dolci e pani al sesamo godendosi il sole della primavera. «Dieci anni fa non avevamo nemmeno la farina» dice, fulminante, Maria mentre si fa il segno della croce. Una folata di vento le scompiglia il foulard in testa. Sembra quasi voglia darle una carezza.
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