Nelle Filippine gli ex studenti del Pime
ora aiutano a far studiare

Dagli anni Ottanta le scuole sostenute dagli aiuti missionari hanno formato insegnanti, infermieri, ingegneri, contabili, marittimi... Che oggi con una Fondazione esprimono gratitudine e danno un futuro ad altri giovani
April 21, 2026
Si contano a migliaia. Sono i ragazzi, ora adulti, che i missionari del Pime hanno aiutato negli studi dal 1980 a oggi nella diocesi di Kidapawan, nel sud delle Filippine, soprattutto le missioni di Tulunan, Columbio e Arakan. Lo stesso in altre diocesi del Paese come Ipil, Dipolog, Zamboanga, Manila. Sono state di grande aiuto le cosiddette adozioni a distanza promosse e gestite dalla Fondazione Pime a Milano e dal Centro Pime di Detroit negli Stati Uniti. Molti di noi missionari poi hanno devoluto negli anni all’istruzione gran parte dei contributi di amici e benefattori. Oggi nessuno sa con precisione quanti sono gli insegnanti, gli infermieri, gli ingegneri, i contabili, i marittimi grati ai missionari e ai loro sostenitori per quanto ricevuto e per dove sono arrivati. Molti contatti sono rimasti, facilitati dallo sviluppo di Facebook e della comunicazione digitale.
Da un paio d’anni un gruppetto di ex-studenti ed ex-coordinatori dei programmi sta lavorando al prossimo passo. È tempo che chi ha ricevuto ora doni, chi ce l’ha fatta aiuti i più giovani nelle sue stesse condizioni di un tempo. E che i contributi vengano più da dentro che da fuori le Filippine. Tanto più che la generosità e disponibilità in Italia, per esempio, non è più ora quella del passato; mentre le necessità aumentano da tante parti. Rimane da decidere il nome della Fondazione, forse Gawad Karunungan, che si traduce più o meno come premio o sostegno all’istruzione. Essendo stato l’iniziatore di uno di questi programmi in Arakan Valley, nel lontano 1996, ed essendo tornato nel 2025 a Kidapawan (dopo 22 anni in Papua Nuova Guinea), il lunedì di Pasqua i promotori mi hanno invitato ad una riunione per un’ultima revisione delle line guida della Fondazione, prima di mettere definitivamente le cose nero su bianco e procedere alla registrazione legale. Non è solo un modo per aiutare gli studenti. C’è anche il desiderio di perpetuare lo stile Pime di sviluppo umano integrale: economico, sociale, culturale e spirituale. Kidapawan è casa per cristiani, musulmani e nativi. Convivono, ma sempre un po’ diffidenti gli uni degli altri. L’economia è agricola, molto migliorata negli anni recenti, ma con gente ancora appena sopra o abbastanza sotto la soglia di povertà. La Fondazione continuerà a mandare a scuola gli studenti senza sufficiente sostegno familiare, ma capaci ed interessati; dalla scuola materna all’università, senza distinzione di credo religioso o appartenenza etnica.
Interessante anche il piano di attenzione generale alla persona. Studio accademico, ma anche sostegno psicologico, stima di sé, accompagnamento dalla vita di villaggio all’incontro inevitabile con la realtà sociale evoluta e complessa, approfondimento della propria tradizione religiosa, spirituale e comunitaria. Il sostegno governativo all’istruzione è aumentato rispetto al passato. Le tasse scolastiche sono quasi sparite. Ma uno studente costa ancora: libri, vestiario, trasporto, alloggio, progetti, telefono, computer… La Fondazione farà cassa con la quota di iscrizione degli ex-studenti associati, i loro contributi e le loro iniziative di raccolta fondi, donazioni di terzi, dalle Filippine e dall’estero. Funzionerà? Vedremo. Le Filippine rimangono un paese di emigranti e di persone con tante responsabilità verso la famiglia e i parenti. Tutti coloro che possono, già sostengono studenti propri e altrui. Ma il miglior segnale di gratitudine è forse proprio quello di aprire il cuore a chi parente non è, ma semplicemente la replica del ragazzo di un tempo che ce l’ha fatta solo grazie al sostegno venuto da lontano.

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