Manageritalia: un patto tra politica, imprese e dirigenti per far ripartire la crescita
di Cinzia Arena
Le ultime stime di Bankitalia confermano un aumento del Pil di appena lo 0,5% nel 2026. L'assemblea nazionale dei manager del terziario: l'ordine globale che conoscevamo è finito

Un patto tra imprese, manager e politica per sostenere la crescita economica lavorando sulle strategie future e non in chiave difensiva. Se il momento storico non è dei migliori, con l’instabilità diventata la nuova normalità e una stagnazione strisciante, invertire la marcia si può. I dati sullo stato di salute dell’economia italiana non sono dei più confortanti. Le ultime stime le ha fatte ieri la Banca d’Italia: crescita allo 0,5% quest’anno, in rallentamento a 0,4% nel 2027. Con un'inflazione al 3,1%, che si assesterà al 2% nei due anni successivi. Per far ripartire la crescita serve un cambio di passo è il messaggio che arriva dall’assemblea nazionale di Manageritalia. Si sono dati appuntamento a Milano, per una due giorni di dibattito che si chiude oggi, 220 manager in rappresentanza dei 47mila dirigenti, quadri ed executive del terziario associati a Manageritalia. “Dopo il mondo globale. Instabilità, Europa e leadership responsabile” il tema dell’assemblea che ha analizzato lo scenario attuale e tracciato le priorità per i prossimi due anni.“L’Italia non ha bisogno di meno tasse ma che le paghino tutti con un’azione di contrasto più incisiva sul fronte dell’evasione e che i soldi pubblici vengano spesi meglio per favorire la crescita delle imprese – sottolinea il presidente Marco Ballarè - la vera sfida è quella di stare nel nostro tempo, cercando di intercettare le enormi possibilità legate all’Intelligenza artificiale ma anche di ripensare la destinazione dei fondi pubblici. Non si tratta di una lotta di quartiere tra industria e servizi ma di capire che forse, invece di finanziare la cassa-integrazione per imprese destinate comunque a chiudere in un futuro avrebbe più senso investire in startup innovative”. Il problema fondamentale per Manageritalia è che non si dà una spinta alla crescita le aziende saranno costrette a continuare a giocare sulla difensiva tagliando i costi. “E il primo costo che si taglia è quello del lavoro – continua Ballarè – In Italia c’è una grossa contraddizione tra il calo della popolazione in età lavorativa legata all’invecchiamento e l’enorme fetta di giovani e donne, circa il 20% in più rispetto al resto d’Europa, che non lavora. Occorre agire sul fronte della formazione per mettere in moto gli inattivi, per il nostro Paese può rappresentare una grossa opportunità”. Altro tasto dolente è quello dei salari che continuano a svuotarsi, proprio per la scarsa produttività delle imprese. “Garantire la puntualità nel rinnovo dei controlli e contrastare il dumping sono strumenti efficaci ma senza crescita non ci saranno effetti significativi sui salari è un dato di fatto” spiega il presidente. C’è infine il problema del passaggio generazione e della piccola dimensione delle nostre imprese, quasi sempre a conduzione familiare. Rispetto ad altri Paesi come la Francia e la Germania che hanno il nostro stesso tasso di piccole imprese di famiglia in Italia soltanto il 30% ha un manager esterno e a fronte dell’80% degli altri Paesi. In Italia ci sono appena 0,9 manager per ogni 100 aziende, nel resto della Ue in media 2 o 3. “Senza organizzazione, managment e capitale umano qualificato, la crescita non si consolida e uno diventa sviluppo duraturo” conclude Ballaré.
A delineare il quadro mondiale il professore Vittorio Emanuele Parsi, ordinario di Relazioni internazionali all’università Cattolica. “le certezze che hanno accompagnato la globalizzazione non possono più essere date per scontate, l’Europa si trova davanti ad una scelta storica: rafforzare la propria capacità di azione e la propria autonomia strategica oppure rischiare una progressiva irrilevanza nello scenario globale”. Una sfida che riguarda da vicino anche l’Italia, chiamata ad individuare una nuova collabazion in uno contesto sempre più competitivo e imprevedibile.
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