C'è un'IA che conosce il gusto delle persone. Ecco come funziona
Un’azienda italiana ha creato una piattaforma che dà consigli mirati su acquisti e sviluppo di cibo e bevande. Il ceo Fregonese: «Grazie a IA e dati raccolti, un’azienda sa cosa piace al suo target e può ridurre lo spreco nel lancio di un prodotto, così come l’utente quando compra»

Davanti a uno scaffale del supermercato, come scegliete se provare o meno quei nuovi biscotti visti in pubblicità oppure qual è la bottiglia di vino giusta da abbinare alla cena? Probabilmente leggete gli ingredienti e la retroetichetta, ma siete sempre in grado di comprendere a che sapore quella voce corrisponde? E in quel momento di incertezza che si inserisce Vinhood, azienda italiana che ha costruito una piattaforma che sfrutta l’intelligenza artificiale per comprendere il gusto delle persone e aiutare loro e le aziende a orientarsi nelle scelte dei prodotti. La tecnologia di Vinhood è nata da una semplice intuizione, che «il gusto è sempre stato un po’ sottostimato... tutti noi lo usiamo, ma difficilmente lo conosciamo», spiega Marco Fregonese, ceo e co-fondatore dell’azienda.
Vinhood ha creato dunque una piattaforma che elabora dei consigli di prodotti all’utente grazie all’IA e a un database proprietario dei gusti dei consumatori, alimentato da oltre tre milioni di profili e più di 100 milioni di taste data point raccolti a livello globale. Informazioni che invece brand e operatori della filiera food & beverage possono trasformare in decisioni di business: «Il 75% dei prodotti lanciati dalle aziende nel settore dei beni di largo consumo fallisce entro il primo anno. Questo genera volumi incredibili di sprechi. Con il nostro supporto, le aziende riducono invece anche del 50% lo spreco e tantissimo i tempi di sviluppo e i costi». Lo stesso meccanismo di spreco riguarda il consumatore: «Le persone acquistano qualcosa che, una volta provato, non soddisfa le loro reali preferenze e finiscono per gettarlo». Il sistema pone all’utente poche e semplici domande sulle abitudini quotidiane, come la scelta della colazione o la frutta preferita. Dietro questa apparente semplicità, algoritmi sofisticati e intelligenza artificiale elaborano 17 attributi sensoriali per creare un “Digital Twin” del consumatore, orientandolo con precisione verso la bottiglia o il cibo che gli piacerà. «L’obiettivo è essere fortemente sofisticati dal punto di vista scientifico, ma mantenere un apparente semplicità per l’utente», puntualizza Fregonese. Operando in oltre 45 Paesi, la società è riuscita a mappare le preferenze di diverse popolazioni e generazioni: «Abbiamo riscontrato che gran parte della percezione dei sapori è influenzata da abitudini e tradizioni, ma molto dipende anche dalle caratteristiche palatali. Raccogliendo e analizzando i dati, vediamo che a volte si confermano luoghi comuni. Come quando uno studio condotto sul mercato dell’Arabia Saudita ha mostrato che il segmento femminile rispetto a quello maschile predilige i gusti dolci. Ma il punto è che se prima le aziende si basavano su stereotipi ora possono disporre di dati oggettivi». L’azienda, che era partita dall’abbinamento del vino, presidia ora diverse categorie di prodotti: beer, coffee, dairy, soft drink e prodotti alternativi al tabacco, con un focus crescente sui prodotti free-from. Grazie a un round di investimento da tre milioni di euro, sottoscritto da Linfa – che è il fondo focalizzato sull’AgrifoodTech di Riello Investimenti Sgr – Vinhood punta ora a rafforzare ulteriormente la propria piattaforma, ampliare le categorie e i mercati, «ben consapevole che i competitor internazionali muovono cifre molto più consistenti e dunque dobbiamo accelerare».
L’IA e il sistema di Vinhood, insomma, non sostituirà l’emozione della scoperta, ma potrebbe davvero aiutare a educare il palato delle persone, trasformando quello che era “l’underdog dei sensi” nella nuova frontiera di un consumo più sostenibile e mirato.
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