«Il Papa dal cuore mariano a Pompei, pellegrino di unità e di pace nel mondo»
di Giacomo Gambassi, Roma
Parla l’arcivescovo prelato Tommaso Caputo che venerdì accoglierà Leone XIV nella cittadella mariana nel giorno dell’anniversario della sua elezione. «Da qui un appello alla riconciliazione che il Pontefice affiderà a Maria. La visita nata nel giorno della fumata bianca quando il Papa ha ricordato Pompei e la Supplica alla Madonna»

Tre lettere sono scolpite sulla facciata del santuario di Pompei: “Pax”. «San Bartolo Longo l’aveva inaugurata il 5 maggio 1901, ossia 125 anni fa. E aveva voluto che l’opera monumentale fosse dedicata alla “pace universale”», racconta l’arcivescovo prelato Tommaso Caputo. Tre lettere che venerdì 8 maggio daranno il benvenuto a Leone XIV, il Papa che fin dal suo primo saluto dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro ha invocato la “pace”. «Dinanzi a questo simbolo potentissimo sulla facciata il Pontefice celebrerà la Messa e reciterà la Supplica» alla Madonna del Rosario, prosegue l’arcivescovo. È il giorno della grande festa del santuario fondato da Longo. Ed è il giorno in cui Robert Francis Prevost è stato eletto al soglio di Pietro. Leone XIV sceglie la cittadina della Campania - e poi Napoli dove sarà sempre venerdì, ma nel pomeriggio - per celebrare il primo anno di pontificato. «Appena appresa la notizia della sua visita pastorale qui fra noi che avviene nel 150° anniversario della posa della prima pietra del santuario, “mistica nave di pace” nel pensiero del suo santo fondatore, abbiamo pensato al Pontefice come a un pellegrino di pace - racconta ad Avvenire l’arcivescovo di 75 anni -. La nostra preghiera con lui sarà una supplica accorata, un “grido di pace” insieme a un atto di profondo affidamento a Maria, la Regina della pace. Del resto tutti i Papi ci hanno chiesto di pregare il Rosario perché si depongano le armi».

La tappa a Pompei, dove il Papa resta sei ore, dice molto di Leone XIV: anzitutto, la volontà di essere nel “polmone” mariano della provincia di Napoli nel giorno della Supplica, giorno in cui è iniziato il pontificato; poi, la scelta di rendere omaggio a Bartolo Longo, l’avvocato del Rosario e degli ultimi, che il Papa ha proclamato santo lo scorso ottobre; ancora, il desiderio di abbracciare i più fragili accolti nel santuario, quei “poveri” a cui ha dedicato il suo primo documento magisteriale: l’esortazione apostolica “Dilexi te”. Dimensioni che entrano anche nel programma di Pompei. Atterraggio dell’elicottero alle 8.50. Poi l’incontro con chi vive situazioni di disagio e ha trovato “casa” nei diversi centri. Alle 9.45 l’ingresso nel santuario per venerare le spoglie di Longo e salutare i vescovi. Alle 10.30 la Messa nel piazzale che porta il nome del fondatore con la recita della Supplica.
Eccellenza, è un pontificato sotto la protezione della Madonna di Pompei quello di Leone XIV?
«Si potrebbe dire che il Papa abbia maturato il desiderio di venire a Pompei sin dal giorno della sua elezione. Tutto rientra in un disegno provvidenziale. Quella mattina dell’8 maggio 2025, il cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio cardinalizio, aveva celebrato la Messa a Pompei e guidato la recita della Supplica. Il giorno prima era cominciato il Conclave. Poco dopo le 18, la fumata bianca dal comignolo della Cappella Sistina. In quel momento nel santuario si pregava il Rosario e il pensiero di tutti noi è andato proprio a Maria Santissima. Nel grande affresco dipinto dal pittore Angelo Landi sulla superficie della doppia cupola della basilica di Pompei, la Madonna copre con il suo manto dapprima i religiosi dell’Ordine dei domenicani, ma poi la visione si allarga fino ai Pontefici, da Leone XIII a Pio XII, legati alla storia del santuario. Sotto quel manto è nato il pontificato di Leone XIV, Papa dal cuore profondamente mariano».
Qualcuno parla di “segreto” di Pompei per descrivere l’attrazione che il santuario continua ad avere anche in una società con «una certa disaffezione nei confronti della fede», ha detto il Papa ai vescovi italiani.
«Nel profondo di ogni uomo e di ogni donna dimora ancora una grande nostalgia di Dio. Certamente a Pompei sperimentiamo una presenza continua e talvolta imponente di pellegrini. Il segreto del santuario è il Rosario, la nostra preghiera di elezione, che ci aiuta a contemplare nei venti misteri il volto di Cristo Salvatore con lo sguardo di Maria. Su questo fondamento sono sorti, come affermava san Bartolo Longo, due templi: il “Tempio della fede” e il “Tempio della carità”. La missione del santuario è la propagazione di questa preghiera mariana dal cuore cristologico, con cui - come ci esorta papa Leone - assimiliamo il Vangelo e impariamo a praticarlo».
Bartolo Longo è stato canonizzato da Leone XIV. Ed è il santo dell’annuncio a tutti. Il Papa chiede di «non avere paura di testimoniare il Vangelo». Quale lezione dal neo santo?
«Quella di san Bartolo è una figura poliedrica. Nell’ottobre 1872 giunse a Valle di Pompei per motivi professionali. Sentì un’ispirazione interiore: “Se cerchi salvezza, propaga il Rosario. È promessa di Maria. Chi propaga il Rosario è salvo!”. Quel giorno il giovane promise alla Madonna che non avrebbe lasciato la Valle senza avere diffuso il suo Rosario. Era venuto da avvocato e divenne un missionario. Lo confermano il santuario e le opere di carità. Il fondatore di Pompei, come ricorda papa Leone, non ebbe paura di annunciare e testimoniare il Vangelo con la parola e le opere. Il fatto che abbia commesso gravi errori in gioventù, ma si sia convertito per vivere santamente, lo rende ancora più vicino. La vocazione alla santità è per tutti, nessuno escluso».
La visita del Papa è anche nel segno dell’attenzione ai più fragili. Quale messaggio da Pompei?
«A Bartolo Longo e alla moglie Marianna Farnararo De Fusco si deve la fondazione e l’apertura di diverse opere di carità. L’8 maggio 1887 inaugurarono l’orfanotrofio femminile. Il 29 maggio 1892 l’istituto per i figli dei carcerati. Il 15 ottobre 1922 fu posta la prima pietra dell’istituto per le figlie dei carcerati. Sfatando la teoria diffusa che il figlio di un detenuto avrebbe senz’altro seguito le orme del padre, Longo ha proposto con successo una pedagogia nuova, fondata sull’amore e sulla preghiera. Il primo ragazzo ad essere accolto nell’istituto per i figli dei carcerati fu Domenico Pullano, figlio di Rosario, un assassino. Quell’adolescente è stato educato amorevolmente nell’istituto pompeiano, poi entrò in Seminario e divenne sacerdote. È una “lezione” radicata nel mistero pasquale. Non c’è sepolcro che non possa essere dischiuso dall’amore».
Longo si era perso nell’occultismo. Papa Leone in Africa ha denunciato il «commercio superstizioso» e messo in guardia da una fede deviata.
«La vita del santo dice che il Signore ci ama e che, per quanto possiamo allontanarci da lui, è sempre lì ad aspettarci. Longo giunse a Napoli da Latiano, nell’attuale provincia di Brindisi, nel 1863, per completare gli studi in giurisprudenza. Fu nella capitale del Mezzogiorno che si avvicinò al mondo dello spiritismo, abbandonando completamente la fede nella quale era stato educato. Leggendo la storia della sua conversione, comprendiamo come nessuno si salva da solo. Dio invia sempre, sulla nostra strada, amici che aiutano a ritornare sulla retta via. Longo fu accompagnato nel suo cammino di conversione dal professor Vincenzo Pepe, dal domenicano padre Alberto Radente, da San Ludovico da Casoria, da santa Caterina Volpicelli, dalla stessa futura consorte Marianna».
Un anno di pontificato di Leone XIV. Che cosa l’ha colpita di più?
«Tra i tanti input che il Papa ci ha trasmesso ne evidenzierei due. Innanzitutto la pace. “La pace sia con tutti voi”, disse l’8 maggio 2025, appena eletto. Sono le parole del Risorto ai discepoli. Quella del Signore - disse ancora il Santo Padre - “è una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente”. E nella veglia per la pace dello scorso 11 aprile il Papa ci ha evidenziato: “Uniti nella preghiera del santo Rosario, chiedendo l’intercessione della nostra Madre Maria, vogliamo dire a tutto il mondo che è possibile costruire la pace, una pace nuova; che è possibile vivere insieme con tutti i popoli di tutte le religioni, di tutte le razze”. La seconda considerazione viene dal motto di papa Leone ripreso da un sermone di sant’Agostino: “In Illo uno unum”. In Cristo siamo una cosa sola. Il Pontefice l’ha ricordato nella Messa per l’inizio del ministero petrino parlando di “una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato… Noi vogliamo dire al mondo, con umiltà e con gioia: guardate a Cristo! Avvicinatevi a Lui!”. E a Pompei ci stiamo preparando ad accogliere papa Leone proprio pregando affinché il Signore esaudisca le sue intenzioni per la pace nel mondo e per l’unità della Chiesa».
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